La coreana Yetsuby costruisce da anni un microcosmo Idm erede della scuola inglese, con una cifra morbida che è sempre stata la sua firma. “4eva” spinge questa direzione verso incastri poliritmici tra nostalgie videoludiche e ultime uscite di Barker: lavora sulla sua voce e la frammenta nella stereofonia, sezionando i campioni fino a distruggerli e ricomporli in qualcosa di nuovo, immergendoli di leggiadria urbana e ottimismo diffuso. L’intento dichiarato è trasformare qualsiasi luogo, parco o strada, in una pista da ballo: un obiettivo nobile, ma il disco sembra voler strafare, travolto dalla propria gioia colorata.
Le cromie glitch si innestano su un reticolo di sample manipolati e temi che inseguono la complessità. Le tracce si rincorrono tra ritmi intrecciati e timbriche anche raffinate, ma il tutto scivola nel manierismo, come se mancasse un elemento portante a tenere insieme. L’impressione è quella di un futurismo che non sa fermarsi, dove gli incastri poliritmici e le spirali progressive si accumulano e non risolvono. Qualche spiraglio affiora nei momenti di sospensione, ed è lì che si intravede cosa potrebbe essere, con un linguaggio meno zuccherino e più asciutto. L’elaborazione non manca, ma la proporzione a volte sfugge.
05/08/2025