È da tempo che il duo di Manchester ha aperto la propria visione al mondo delle collaborazioni. Dopo tre dischi affiancati dal chitarrista Jon Collins, si apre ora un nuovo capitolo con Kristen Pilon, artista multidisciplinare newyorkese, che firma le sezioni pianistiche, vocali e d’archi. Tutto materiale occultamente martoriato dai due di Manchester. Il grimorio evocato dai Demdike Stare è quello di inquietudini, manipolazioni spiritiche, loop sventrati e rigenerati come substrato per il salmodiare di Pilon.
Poche percussioni, molti incubi: l’opera è uno spettro a 33 giri che si muove tra sommesse litanie sataniche, come una Diamanda Galás addolcita, e sequenze pianistiche figlie di una scuola classica contemporanea, dai toni funerei e allucinati, il tutto sottolineato da un disturbo simil-radiofonico come trasmesso da entità sotterranee. Non mancano episodi più meditativi, nel loro appartenere a una dimensione popolata da ectoplasmi opalescenti e droni di vapore sospeso.
Ma è nella lava del sound collage che i tre trovano il loro habitat: dopo un girotondo ecclesiastico deformato in croce rovesciata, “They Say To The Mountain” si apre alle più remote paure notturne. La visceralità dronica cede qui il passo a un lessico sonoro meno mesmerico e più sfaccettato, a tratti più prossimo all’esecuzione avanguardistica che al club. È nella simbiosi con Pilon che “To Cut And Shoot” esprime la sua forza più autentica. La via della collaborazione sembra oggi la più feconda per aggirare certe impasse creative, coniugando la proverbiale esperienza dei Demdike Stare con l’approccio di un artista emergente. E su questo, chapeau.
29/07/2025