Lias Saoudi, già anima dei Fat White Family, porta la sua voce dentro un collettivo britannico la cui chimica con i tre producer sfocia in un impasto edonista e spudoratamente carnale: una danza viscerale in bilico tra il gemito, l’estasi e il rito della seduzione. “Vol. II (Splendour & Obedience)” è il secondo capitolo di un viaggio iniziato nel 2022 tra le mura ruvide del Berghain e altri templi Lgbtq friendly, da cui questo idioma notturno trae linfa e vocazione.
I fantasmi di Frankie Knuckles e di Giorgio Moroder aleggiano ovunque: un sound lascivo e discotecaro che pare riesumato da un altare anni Ottanta, se non fosse per architetture ritmiche che sfruttano con furbizia le potenzialità del digitale.
Pensiamo ai Crazy P sotto acido e otteniamo “Ghent” e “Ibrahim”, dove la voce è vischiosa e la marea dei bassi pompati trascina in una libido senza fine: un’orgia sotto sbornia che si moltiplica tra le luci liquide di un dancefloor che non conosce l’alba. Manca però un songwriting memorabile: l’impiego di deliziosi strumenti vintage non basta a costruire un’identità inequivocabile, i mugolii di Saoudi divertono ma restano orpelli. La sensazione è quella di un humus saturo di alcol, carezze sintetiche e promiscuità, più che di qualcosa scolpito nella pietra. Le incursioni electro scivolano sul fondo, come memorie da after che forse non si racconteranno mai.
21/04/2025