Prosegue di buon grado l'ascesa dei
Maruja, quartetto
mancuniano che mescola componenti
post-rock e
post-punk, ibridati a elementi jazz e noise: a meno di un anno dalla pubblicazione del valido "
Knocknarea", attraverso il quale è riuscito a delineare un convincente identikit distintivo, che oltre al mix di sonorità citate, comprende temi di carattere sociale e filosofico espressi in liriche di buona fattura, il gruppo è tornato con un altro piccolo assaggio, l'Ep "Connla's Well". Il titolo della nuova opera fa riferimento alla mitologia irlandese, dove il cosiddetto Pozzo di Connla è un luogo soprannaturale, definito anche "Pozzo della Saggezza" o "Pozzo della Conoscenza", e per tale motivo ricercato da poeti e filosofi, nonché una delle sorgenti di alcuni fiumi d'Irlanda. Elemento ricorrente della letteratura locale, venne descritto da William Butler Yeats, mentre era in uno stato di
trance, come pieno delle "acque dell'emozione e passione, in cui tutti gli spiriti purificati sono intrappolati".
La breve e strumentale
title track amalgama
drone, dark-jazz e noise-rock, richiamando da vicino l'operato degli
Swans nel monumentale "Soundtracks For The Blind", e funge da apripista ai sei minuti della teatrale "The Invisible Man", nella quale si intrecciano sax ipnotico e suadente, e
drumming serrato.
Talvolta utilizzata dalla band come efficace
opener in fase
live, incalza maggiormente la trascinante e infernale "Zeitgeist", dove i protagonisti sono il cantato pseudo-rap di Harry Wilkinson, i singulti ansiogeni di sassofono, memorie
breakbeat e
bassline potente, convergendo in una chiusura esplosiva. Lo "spirito dell'epoca" illustrato nei versi della traccia è dominato dal sospetto, dall'odio e dal dio denaro, mentre l'energia ricercata a livello di
sound è quella di gruppi come
Rage Against The Machine e
Prodigy, contaminata da arie
math-rocke post-hardcore.
How we ever admit defeat when we just rise again?
I'm feeling hateful too much heat is burning through my veins
Admit defeat, I'm on my feet I think I'll start again
I see deceit within the walls of every place I've been
The money speaks so loud
It's drowning out the voice of men
Il livello delle tematiche e sonorità scelte resta elevato con "One Hand Behind The Devil", che si destreggia tra post-punk e distruttive sferzate
post-hc, e studia la complessità della moralità e delle dinamiche di potere all'interno della società, mostrando come queste ultime, insieme all'interesse personale, corrompano i valori spirituali e morali dell'essere umano. Il finale è affidato alla strumentale e catartica "Resisting Resistance", dove la voce principale è ovviamente il sax contralto di Joe Carroll, tra arie post-rock, consueti dettagli jazz e derive
space.
Di notevole impatto, "Connla's Well" si dissolve in poco più di venti minuti, offrendo una manciata di brani con i quali i Maruja riescono a mantenere agevolmente il proprio spazio sotto i riflettori, confermandosi nuovamente una delle realtà più interessanti del periodo, da continuare a monitorare con attenzione per il tempo a venire.