Risale al 2013, anno di pubblicazione di “Aneira“, l’avvio del sodalizio discografico tra Aidan Baker e la Glacial Movements. Una dilatata suite marcata da venature industrial – all’epoca al centro dell’interesse del prolifico musicista canadese – sanciva il debutto sulla label di Alessandro Tedeschi, a cui fa seguito ora, dopo oltre un decennio, un nuovo capitolo dedicato all’immaginario artico.
L’ispirazione è tratta dall’opera del romanziere russo Vladimir Sorokin e dalla scoperta di antichi virus congelati nel ghiaccio, dall’idea di un possibile potenziale dannoso da questi conservato. Affidandosi alla fedele chitarra, come di consueto manipolata e filtrata fino a stravolgerne le frequenze, Baker scolpisce due trame ambientali altamente atmosferiche che scivolano flessuose tra toni sinistri e vapori luminescenti, disegnando un itinerario cinematografico degno di una pellicola distopico-catastrofica.
Dal punto di vista sonoro, c’è ben poco di nuovo da rintracciare in questo viaggio ad alto tasso contemplativo, fatto di drone penetranti, screziature sottili a dare grana e variazioni minime. Il valore dell’album va piuttosto ricercato nella fattura dell’insieme, nell’efficacia narrativa garantita da un artigianato consolidato, costantemente corroborato da una voglia di produrre che non conosce soluzione di continuità.
05/04/2024
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