I Bear Ghost provengono dall’Arizona e sono un trio davvero eccentrico, capace di fondere in un unico calderone musical, rock pomposo tra
Queen e
Muse, deliri strumentali tra i
Mars Volta e i
Black Midi, una passione per i
riff al confine del metal, strutture elaborate
prog al limite del
cartoonesco. Difficile definirli, ma di sicuro i Bear Ghost sono nerd all'ennesima potenza (cosa che loro stessi sottolineano), ovviamente nel senso buono del termine, che sottintende una passione smodata per la cultura pop, che viene centrifugata e sviscerata, con una voce che è una via di mezzo tra
Freddie Mercury,
Matthew Bellamy e
Dexter Holland e si mescola a cori
vaudeville e
riff decisi quasi
à-la Petrucci.
Tutto bizzarro e a tratti incredibile. Loro sembrano divertirsi come matti a suonare e stupire il pubblico, e questo è evidente. Brani come “Heavy News” o “Peas & Love” (gioco di parole) mostrano un’ironia e una tecnica che raramente si ritrovano insieme e che potrebbero piacere sia agli appassionati della musica prog che a un pubblico
mainstream. Più si ascolta l’album e maggiore è l'impressione di trovarsi di fronte ai Mars Volta in azione per i film della Walt Disney o ai
Black Midi in fissa con i cartoni animati.
Nonostante l’originalità, a volte però l'impressione è che il trio si pavoneggi fin troppo della sua tecnica, proponendo stilemi simili minuto dopo minuto. Anche se la varietà è garantita, la base di chitarra e batteria rimane infatti simile a sé stessa, dando l’impressione che i cambi di registro siano più superficiali che reali.
Ad ogni modo, una band giovane da seguire con interesse nei prossimi anni.