I hear a melody ringing in my brain
C'era realmente bisogno di un nuovo disco dei
Rolling Stones? Di getto, a un anno dai festeggiamenti per i sessant'anni di carriera, la risposta più scontata potrebbe essere "no". "Hackney Diamonds" è il primo album in studio contenente inediti dai tempi di "
A Bigger Bang" (2005), ma in tutto questo tempo i Nostri non sono mai stati davvero con le mani in mano, tra tour globali e la pubblicazione dell'ottimo disco di cover
blues "
Blue And Lonesome" (2016), che fruttò loro anche un Grammy Award. L'opera è inoltre la prima pubblicata a seguito della scomparsa dello storico batterista Charlie Watts, che appare all'interno di due canzoni, "Mess It Up" e "Live By The Sword".
A dare inizio alle danze a cura della premiata ditta Jagger-Richards-Wood è il pop-rock
radio-friendly sporcato di blues di "Angry", la quale, sebbene non figuri tra le tracce più originali, presenta i classici
riff ruvidi di cifra
stonesiana che assolvono allo scopo e ingranano verso quelli più incalzanti di "Get Close", dove tra qualche
sing-along, fanno buona mostra di sé tromba e sax prima del
refrain finale. Segue la sensibilità pop-rock tra fine
Nineties e inizio
Duemila della ballata semi-acustica corredata da archi "Depending On You", rialzando i toni con i ritmi scalmanati di batteria e basso, quest'ultimo suonato per l'occasione da
Paul McCartney, e le sferzate in salsa
sixties (attualizzate) di "Bite My Head Off".
"Whole Wide World" pone l'accento su tastiere e piano elettrico, oltre che sui consueti
riff di chitarra, qui dal sapore anni Novanta, per poi gettarsi verso uno scenario tipicamente americano, conferito dall'
intro di chitarra acustica zoppicante di "Dreamy Skies", che rievoca un rallentato country-blues in zona "Sweet Home Alabama". Si ritorna alle atmosfere iniziali con "Mess It Up", sconfinando in territorio
hard-rock con l'assolo della coinvolgente "Live By The Sword", dove a spiccare inoltre è la presenza di
Elton John al piano, e rallentando successivamente con i cori e i
riff discendenti di "Driving Me Too Hard".
Just tell me straight
Don't make me wait, is my future all in the past
La chiusura è accompagnata da un valido trittico inaugurato dalla breve ballata riflessiva e un po' polverosa "Tell Me Straight", che ha per assoluta protagonista la voce di Keith Richards, insieme alle note di piano e organo sullo sfondo e qualche
riff pulito. Fanno seguito i sette minuti e venti di "Sweet Sounds Of Heaven", miglior pezzo in assoluto dell'intero lotto, che vanta la presenza di
Lady Gaga come seconda voce e il magistrale
Stevie Wonder dietro piano e tastiere, immerso in un'atmosfera tra fine
Sixties e inizio
Seventies (ma non per questo
démodé), tra dettagli di matrice soul e rimandi armonici nei dintorni della versione di "With A Little Help From My Friends" eseguita da
Joe Cocker. La cantante statunitense forza un po' troppo la mano in qualche occasione sulle note alte, ma nel complesso l'amalgama tra la sua voce e quella di Jagger funziona, trascinando l'ascoltatore verso l'esplosione finale arricchita da sassofono e tromba, per poi tuffarsi verso la chiosa perfetta con una cover grezza e asciutta di un classico di Muddy Waters, "Rolling Stone Blues", a cura dei soli Richards e Jagger, con chitarra acustica e armonica.
Memori del successo di "Blue And Lonesome", all'interno di "Hackney Diamonds" le pietre rotolanti hanno optato per una spinta sui punti di maggior forza che hanno contribuito a renderle celebri, con un focus su brani blues-rock, fino a quelli dalle venature pop, alle ballate e al soul orchestrale, tra esperimenti più o meno riusciti. E se si trattasse di un'effettiva chiusura di carriera, come sembrerebbe trasparire dalle liriche e dal finale stesso del disco, in fondo cosa gli si potrebbe mai chiedere di più?