IAMX - Fault Lines¹

2023 (Unfall productions)
electro-industrial
Avevamo lasciato Chris Corner, Janine Gezang e gli altri membri del progetto IAMX in preda alle nevrosi electro-industrial di “Machinate” (2021). Ed è proprio da lì e da un altro recente disco strumentale della band, “Unfall” (2017), che bisogna partire per comprendere l’ultima fatica, “Fault Lines¹”. Qui, infatti, le scelte mitopoietiche di IAMX sono messe al servizio di una visione che destruttura e disintegra – con deliberata malagrazia – alcuni schemi interpretativi del passato, andando a scattare un’istantanea della propria identità artistica (X ID), sempre tronfia di un onanismo triviale e protervo, che rifugge regole e disciplina e stavolta, nonostante la brevità dell’album (33 minuti), richiede parecchi ascolti per essere compresa.
 
Non a caso, in molti brani di “Fault Lines¹” la voce di Chris Corner si inarca in maniera nettamente meno flessuosa ed elegante rispetto al passato, alternando giochi di vocoder e registri quasi urlati che rendono bene quel “psychotic shift” esplicitato nella potente title track. La distorsione vocale è senz’altro un elemento nuovo e disturbante che potrebbe attirare le ire di molti fan, ma può essere letta come esegesi dell’inquietudine esistenziale dell’artista. E ben venga l’inquietudine esistenziale di Chris Corner, che in alcuni episodi recenti  (“Alive In The New Light”) era stata sostituita da un’attitudine positiva dannatamente noiosa. 

In “Fault Lines¹” mancano i consueti momenti dark cabaret cui IAMX ci aveva abituato, ma non i vezzi industrial – presenti soprattutto nell’ottima “Thanatos” – nonché ballate struggenti quali “Radical Self Love”, che parrebbe volersi agganciare a quel “Metanoia” che della poetica di IAMX ha rappresentato l’apogeo, e la sensuale “The Truth”, in cui l’appetito sessuale si fa metafora di voglie metafisiche e viceversa. In “Disciple”, che si staglia per orecchiabilità, ci avventuriamo in un racconto BDSM che odora di possessione, controllo, perdono e verità, laddove “In Bondage” si perde in un testo che – eccezion fatta per l’oscuro e ossessivo “nothing changes but my blood flow”- sembra affidato a chatGPT. 

L’impressione è che, da un paio di dischi a questa parte, Chris Corner stia disperatamente cercando di allontanare dal suo amato progetto la chimera del mainstream (che pure aveva sfiorato nel 2013 con “Volatile Times”) per abbracciare di nuovo la dimensione notturna e voluttuosa da club con cui ha fatto innamorare i fan europei della prima ora e che probabilmente lo porterà a perdere molti dei seguaci statunitensi che ne avevano amato, invece, l’approccio positivo cui accennavamo prima, diretta conseguenza del trasferimento del musicista a Los Angeles. E dunque, per riappropriarsi appieno di quel mood sibillino, Corner non può fare affidamento sulle mezze misure e sulla miscelazione sapiente ed equilibrata dei registri, che ha dimostrato un’infinità di volte di saper gestire; ora ha bisogno di straripare, urlare, vomitare godimento e immergerci in un’atmosfera da Hellraiser, lasciandoci in mano un disco (con ogni probabilità la prima parte di doppio album) che, tra alti e bassi, possiede una personalità ambiziosa e divisiva. Prendere o lasciare.

14/06/2023

Tracklist

  1. Disciple
  2. Fault Lines
  3. In Bondage
  4. The X ID
  5. Radical Self-Love
  6. Thanatos
  7. The Truth
  8. Army Of The Winter Sun