Dave Okumu And The 7 Generations - I Came From Love

2023 (Transgressive)
dub-rock, post-punk, synth-blues

Un'infinita linea spazio-temporale, lungo la quale sette generazioni di diaspora africana, appartenenti a passato, presente e futuro, si connettono in dialogo tramite musica e poesia, per superare le distanze del tempo e le latitudini del globo terracqueo. Storie di dolore e di schiavitù, di rabbia e di speranza, di futuri fantascientifici e di luridi pantani melmosi.
Potrà sembrare un sunto emotivamente pesante, ma i sessantacinque minuti di "I Came From Love" sono esattamente questo: un magma elettrificato, nero come la pece e denso come la nebbia di una laguna, dentro al quale ritmi tribali e voci dall'oltretomba si agitano come spiriti irrequieti. La dicitura di 7 Generations non è tanto una band in carne e ossa, quanto il punto focale dell'ispirazione dietro la composizone di queste quindici tracce. Ma l'ascolto pullula comunque di collaboratori di ogni sorta, tra i quali Mike Skinner (batteria), Byron Wallen (tromba), Nick Ramm e Aviram Barath (tastiere), oltre alle voci di Kwabs e Wesley Joseph, lo spoken word del poeta Anthony Joseph, due vestali d'eccellenza come Eska e Grace Jones, e la presenza dell'orchestra sinfonica di Los Angeles. Al centro di tutto, Dave Okumu, eclettico compositore e polistrumentista nativo di Vienna, ma che da anni abita nel sottobosco londinese - qualcuno lo ricorderà come membro degli Invisible, altri per il suo lavoro con Jessie Ware, Rosie Lowe e Joan As Police Woman, o per la partecipazione al super-collettivo jazz London Brew giusto poche settimane fa.

 

Ma anche per un percorso come il suo, l'imponente "I Came From Love" ha tutti i crismi del lavoro definitivo. Ruggenti e oblique linee di basso, liquidi fraseggi jazz, mantelli di violini, spruzzate di legni e percussioni, appiccicose coltri digitali, balordi cori pirateschi e saggezza ancestrale: "I Came From Love" smembra e riassembla l'esperienza pan-africana in mille rivoli, a tratti lasciando trasparire disarmanti filigrane d'amore, altri lamentando come i deliranti "Attica Blues" di Archie Shepp - brani come "My Negritude", "Scenes" e "Prison" lasciano poco all'immaginazione.
Fa fede anche l'amicizia dell'autore col produttore britannico Ivor Guest, colui che l'ha introdotto all'ormai elusiva Grace Jones e che già era in cabina di regia dietro a "Hurricane" - per sonorità almeno, il lavoro più facilmente paragonabile a questo "I Came From Love". Ma Okumu mostra una propria cifra stilistica, pescando tanto dal dub quanto dal post-punk, grazie all'uso prominente di chitarre bagnate nell'elettronica e a un profondo tono sciamanico.

Lasciatevi ammaliare dalla diafana utopia di "A Paradise" o dalle tentazioni hip-hop anni Ottanta di "Amnesia", dall'ipnotico spionaggio blues di "Get Out", dal trascinante mantra wave di "Eyes On Me", dalle ancestrali storie familiari a ritmo dub di "Abaka", tutte istanze di uno stile magmatico e cerebrale, ma mai davvero eterogeneo. Sul progressivo andamento di "7 Generation", sottili filigrane di fisarmonica adornano un tango lunare - impossibile non pensare a una certa "Libertango", soprattutto quando, sullo sfondo del brano, aleggia il lugubre contralto della stessa Jones. Ecco anche la nervosa fuga dalla polizia di "Blood Ah Go Run" e i sei minuti abbondanti di "Streets", altro desolato panorama urbano animato da sinistri inserti di jazz mediorientale e bassi che attaccano alle ginocchia.

Rimane al lavoro un fascino oscuro, denso ed enigmatico, nel quale la presa melodica non è certo il piatto principale. Ritmiche possenti e gorghi vocali dal gusto velatamente psichedelico avvolgono l'ascoltatore in un disorientante bagno sensoriale, come fosse una sorta di "Voodoo" depurato di ogni sensualità carnale per far emergere, piuttosto, lo spettro di un'umanità protesa verso il Divino in cerca di aiuto. In questo, "I Came From Love" è un disco che richiede molto dall'ascoltatore e non si lascia incasellare né digerire alla prima come il resto della ciurma. Ma da sotto la pesante coltre produttiva, emerge lentamente un ricco arazzo nel quale ogni suono trova la propria collocazione.
Intristito e disperato, poi saggio e serafico, Dave Okumu è il medium attraverso il quale sette generazioni perdute si interfacciano per scambiarsi un abbraccio indissolubile e aiutarsi lungo il cammino della Storia. Con estrema convinzione, ma anche tanta innata umiltà, l'autore ha messo le mani avanti sin dal titolo: "I Came From Love".

Tracklist

  1. Two Things
  2. 7 Generations
  3. Blood Ah Go Run
  4. Streets
  5. My Negritude
  6. The Cost
  7. Prison
  8. Black Firework
  9. Scenes
  10. Amnesia
  11. Get Out
  12. The Struggle
  13. Eyes On Me
  14. Abaka
  15. A Paradise

Dave Okumu And The 7 Generations sul web