EMILIANA TORRINI - Racing The Storm

2023 (Bella union)
alt-pop, songwriter

Era destinato a essere un progetto one-shot, un incontro per dare nuova vita dal vivo alle sue canzoni. Deve però essersi resa conto che c’era tanto di ancora non detto, nella collaborazione con la Colorist Orchestra, che le intenzioni ben più brevilinee, immortalate in un live album uscito nel 2016, erano solo uno stuzzicante aperitivo verso qualcosa di ancora più eccitante, un’alchimia che attendeva il momento di essere esplorata a dovere. A dieci anni dall’ultima (invero sbiadita) collezione di inediti, Emiliana Torrini si avvale del contributo del collettivo belga per il suo settimo album, un “Racing The Storm” che la vede riprendere le fila della sua ispirazione e concepire un lavoro di grande solidità autoriale. Soprattutto si tratta di un lavoro che la vede di nuovo abbracciare con convinzione gli aspetti più eccentrici e sorprendenti della musica pop, giocare coi colori e prendere sviate del tutto fuori schema, muovendosi tra contesti ed epoche tenute salde da un convinto polso creativo. Lo iato è stato senz’altro importante, ma ha saputo ripagare l’attesa.

La copertina lo lascia intuire, la composizione lo conferma: la faccenda dell’album è materia teatrale, un florilegio di brani che sì fa capo alla penna di Torrini, ma si lascia notare per la specificità di mood, per la varietà di accorgimenti che contrassegnano un’esperienza dall’evidente passo narrativo. La corsa nella tempesta sfrutta quindi la curiosità onnivora che contrassegnò il capolavoro “Love In The Time Of Science” e la adatta a un’estetica decisamente più pacata, non per questo addomesticata.

Incisiva come non lo era dal 2005, l’autrice sa muoversi con agio sopra i singolari arrangiamenti dei brani: essenziale nell’armonia, ma capace di raffinati incastri cameristici, “Mikos” è un risveglio che si fa scoperta continua, gocce di rugiada a tingere l’atmosfera di cromie nuove. “Hilton” avanza tenui commenti elettronici, irrobustisce l’impianto percussivo, adagia la più soave melodia pop su un alveo che sa essere urbano ed evocativo al tempo stesso, senza mai risolvere l’apparente incongruenza.

Se una “Wedding Song” riprende il legame con la canzone folk da una prospettiva sixties (a tratti pare di scorgere lo spettro di Joan Baez) le accorte esecuzioni della Colorist Orchestra in “Right Here” parlano di un presente da respirare in tutto il suo calore, da vivere senza alcun timore. C’è spazio anche per riflessioni più stranianti, frangenti dove lasciar fiorire la pienezza timbrica dell’orchestra belga (lo strumentale “A Scene From A Movie”) o dove scivolare a passo di glitch, giocando con la più pura evocazione (“Smoke Trails”).

In poco più di quaranta minuti si dà prova di un linguaggio espressivo che sa piegarsi a ogni sfumatura prescelta, che si muove tra paura e dolcezza con analoga semplicità. Briosa e raffinata, Emiliana Torrini dà prova di aver ritrovato lo smalto di un tempo e di poterlo abbinare a un campionario sonoro di grande versatilità. Che sia soltanto un nuovo inizio per una fruttuosa cooperazione internazionale?

02/05/2023

Tracklist

  1. 1. Mikos
  2. 2. You Left Me In Bloom
  3. 3. Hilton
  4. 4. Dove
  5. 5. Wedding Song
  6. 6. Right Here
  7. 7. Smoke Trails
  8. 8. A Scene From A Movie
  9. 9. The Illusion Curse
  10. 10. Racing The Storm
  11. 11. Lonesome Fears

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