A.A. Williams - As The Moon Rests

2022 (Bella Union)
chamber folk, post-metal, post-rock

Era il marzo del 2021 quando lasciammo A.A. Williams indaffarata a elaborare una personale rivisitazione di alcune celebri cover pubblicate alla spicciolata sui social network, poi fatte confluire in quel “Songs From The Isolation” che allietò i propri fan durante il periodo pandemico. Quel progetto discografico non aveva né i gradi né le intenzioni di ambire a reale successore dell’eccellente “Forever Blue”, l’esordio datato 2020 che aveva riscosso più di uno scrosciante apprezzamento da parte di critica e pubblico.
“As The Moon Rests” galoppa, finalmente, a colmare quello spazio, riprendendo e, in alcuni aspetti, ampliando lo spettro d'azione esibito nell’eccellente album di debutto. Il piano di lavoro è caratterizzato dalla fusione di sonorità gotiche contaminate da melodie ansiose e levigate da arrangiamenti che spaziano dal post-rock all’heavy-rock, stringendo qualche patto anche con l’alt-metal, per poi sfociare in stanze sferzate da docili arie modern classical.

 

La vocalità della cantautrice inglese è esemplare nell’esprimere tematiche (da lei ideate) legate a dolore, fallimento, amore dilaniante e ferite non rimarginate, un timbro che possiede l’attitudine di mostrarsi rispettoso del proscenio al quale si offre, vulnerabile, emotivo e allo stesso tempo accattivante, sempre modulato con maestria anche nelle fasi più concitate.
“As The Moon Rests” è un lavoro di squadra perfetto. Alla monumentale chitarra, al pianoforte e alle tastiere comandate dall’artista londinese, si affiancano un fiabesco ensemble d’archi, il basso del marito e co-produttore Thomas Williams, la batteria di Geoff Holroyde e l'apporto dell’ingegnere del suono Adrian Hall.
Intendiamoci, dagli undici brani in scaletta non emerge alcunché di particolarmente innovativo, ma è indubbio che le strutture ideate dalla Williams funzionino alla perfezione. Paesaggi lirico-strumentali dove non s’intravvedono titubanze e dove emerge tutto il background costituito da studi classici, da lei minuziosamente utilizzato come tenebrosa contaminazione delle amate nuance dalle fragranze più aggressive.

La sezione che, tra tutte, si lascia preferire è quella dove il cupo candore di fasi più morbide e introverse esplode su strumentali di assoluto spessore (“Pristine”, “Hollow Heart”, “For Nothing” e “The Echo”), episodi che A.A. comanda con sicurezza e invidiabile charme.
Il pianoforte minimale che s’insinua tra le vampate di chitarra doom (“Evaporate”) e le continue variazioni fisionomiche della title track accresce la tensione e la seduzione di un percorso che incontra anche tappe agghindate da ballad folk, quali “Shallow Water”, con archi e chitarra acustica sugli scudi, e “Ruin (Let Go)”, ancor più scarna e leggiadra nello sciorinare suoi funesti presagi.

 

C’è poco da fare, A.A. Williams trasmette emozioni forti e “As The Moon Rests” è un drammatico, urgente e poetico manuale d’uso di come si possano fondere in modo impeccabile alcune tra le idee, le tendenze e i concetti più gettonati nel panorama musicale odierno.

Tracklist

  1. Hollow Heart
  2. Evaporate
  3. Murmurs
  4. Pristine
  5. Shallow Water
  6. For Nothing
  7. Golden
  8. The Echo
  9. Alone Into The Deep
  10. Ruin (Let Go)
  11. As The Moon Rests




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