L'evoluzione della musica classica contemporanea ha reso - nel corso degli anni - sempre più flebile la separazione tra minimalismo, post-minimalismo e classica moderna. Nell'epoca del post-tutto, dove tutte le influenze si sommano e si intersecano in modo inestricabile, come si può pensare che chi proviene dagli studi di Conservatorio non possa essere influenzato anche da
Philip Glass come da
Terry Riley, da
Charles Mingus come da
Max Richter, fino addirittura dalla musica rock più evoluta?
Le due giovanissime musiciste polacche - la pianista Hania Rani e la violoncellista Dobrawa Szocher, amiche d’infanzia e studenti del medesimo Conservatorio di Danzica - possono essere un esempio di questa continua commistione di musiche così apparentemente distanti. L’etichetta Deutsche Grammophon punta ancora una volta alle nuove generazioni e alle
commistioni con mondi
differenti dalla musica classica tradizionale, facendo uscire “Inner Symphonies”, con quella che - fino ad adesso - è la coppia di musiciste più giovane che abbia mai pubblicato per questa prestigiosa etichetta.
"Inner Symphonies" è composto da dieci brani per piano e violoncello con l'aggiunta di una piccola orchestra di archi che varia di brano in brano. Il disco mette innanzitutto l'accento sull’ambiguità del titolo: da una parte la solennità del concetto di sinfonia, dall'altro la parola
inner che indica qualcosa di opposto, di intimo e minimale. Queste sinfonie interiori sono quindi delle composizioni che rispecchiano gran parte dell’evoluzione che la musica classica contemporanea ha avuto negli ultimi decenni.
Emerge un lavoro costruito sugli studi classici, ma che non sarebbe mai nato senza l'influenza del post-minimalismo (le frenetiche ripetizioni di “Con Moto”, i
pattern di archi di “Spring”), senza il pianismo minimale di
John Cage che si connette alla musica da cinema (“Scream”), sino alla modern classical più vicina a Max Richter (“There Will Hope”). C’è quindi qualcosa di
post in ogni brano, oltre a una perenne duplicità di sentimenti, che si mostra più evidente dell'accoppiata “Anima” e “Demons”, tra speranza e disperazione, sentimenti che negli ultimi due anni abbiamo imparato a conoscere nostro malgrado.
Post-tutto, dicevamo, più probabilmente un nuovo inizio per una generazione di giovani compositori che potrebbero prendere quanto di buono ha prodotto la musica nel Novecento per crearne una nuova che non potrà più essere definita
post.