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John Cage

In A Landscape

di Valerio D'Onofrio
John Cage - In A Landscape 
(1948)



Cosa sia stato il minimalismo per la musica del 900 non è semplice dirlo; se una sorta di fascismo, un'imposizione violenta, un'inutile riduzione a forme deprivate di significato sia da un punto di vista tecnico che storico, persino un crimine intellettuale per dirla come il compositore Luciano Berio, o una grande scuola innovativa che supera la tradizione per addentrarsi in nuove grammatiche musicali. Quello che è certo è che il minimalismo è una corrente artistica estremamente varia e duratura. In ogni parte del mondo esistono architettura, pittura, teatro minimalisti. Alcuni arrivano a dire che il minimalismo sia in effetti sempre esistito, in tutte quelle forme d'arte che hanno ridotto le proprie forme espressive. Ad esempio, l’architetto John Pawson sostiene che il Teatro di Epidauro sia il primo esempio di arte minimalista, il che porterebbe le lancette indietro addirittura al quarto secolo avanti Cristo.

Ma tornando ai giorni nostri e occupandoci di musica non si può negare che la scuola americana sia stata la madre del movimento, pur con tutte le varie differenze tra i suoi protagonisti, i californiani La Monte Young e Terry Riley o i newyorkesi Steve Reich e Philip Glass. Riduzione e ripetizione, questi erano gli elementi base del movimento, presi a volte singolarmente a volte insieme. Ma questo movimento, come tutto nel mondo, non nasce all'improvviso dal nulla ma darwinianamente rappresenta un’evoluzione che ha alcuni precursori riconoscibili. Andando a ritroso con una faticosa opera di riascolto delle composizioni dei decenni precedenti, si potrebbe affermare che questo primato sia in parte da attribuire (in parte perché è evidente che movimenti tanti complessi e duraturi non possono che avere genesi multifattoriali) ad almeno due compositori del 900: John Cage e Morton Feldman.

Tra i due, quello che sembra aver avuto un’impronta più decisiva è John Cage, che a ben vedere può ritenersi tra i più influenti compositori che la musica contemporanea ricordi, fino a potersi considerare il padre delle più moderne avanguardie, che a lui devono molto se non tutto (sopratutto la ricerca della libertà assoluta). Il lascito di Cage sopravvive senza alcuna soluzione di continuità ai nostri giorni. Dalle composizioni per piano preparato con viti, bulloni, forchette (“Sonatas And Interludes”), alle innumerevoli opere giovanili (“Imaginary Landscapes”, “The Seasons”, “Metamorphosis”), alle pionieristiche sperimentazioni elettroniche e di tape music (“WBAI”, “Fontana Mix With Aria”), fino alla successiva “scoperta” del silenzio (“4.33”) dove il non suonare diventa da una parte un atto meditativo, dall’altra sposta l’attenzione sui rumori prodotti dall’ambiente circostante, arrivando a far dire a Cage: "Qualunque cosa noi facciamo è musica o può diventarlo attraverso l'uso di microfoni".

Il nuovo ruolo assunto dal silenzio e la lunga serie di intuizioni di Cage sono tappe fondamentali per il successivo sviluppo del minimalismo ma anche della musica ambient e ancor più per tutta la scena modern-classical. Fin dal 1962 inizia a utilizzare l'amplificazione per rendere udibile e quindi trasformare in musica quegli impercettibili suoni che volontariamente o involontariamente si creano negli spazi, siano essi vuoti o siano essi affollati. Quell'esperimento emblematico - "0'00''" o "4'33'' part 2" - rende udibile e di conseguenza conferisce dignità di musica a rumori e suoni di sottofondo di un luogo qualunque (nel caso di Cage un auditorium o una sala concerto) semplicemente amplificando al massimo possibile le "note" create dall'ambiente stesso. Si intuisce quanto sia sottile la differenza di propositi tra chi, come Brian Eno, crea negli anni Settanta la musica per ambienti, una nuova musica che riempie uno spazio privo di suoni per “arredarlo” ("Music For Airports") e chi, come Cage, coglie, rende udibile una musica che è già presente negli ambienti stessi, che quindi non hanno alcun bisogno di essere “arredati”. Se Eno aggiunge note all'ambiente compenetrandosi indissolubilmente in esso, quasi per arricchirlo e renderlo più accogliente, Cage "ruba" i suoni all'ambiente, ritenendo che sia esso stesso produttore di musica.

Il genio pionieristico di Cage appare subito evidente, ma l’ascolto di uno dei suoi più noti lavori giovanili, “In A Landscape” del 1948, fa comprendere con molta più forza quanto alcune delle sue intuizioni rappresentino un chiaro germoglio che ha permesso la successiva deflagrazione di un movimento molto più ampio. L’assoluta semplicità della composizione segna un distacco netto con ogni tradizione pianistica classica del secolo precedente; se un legame esiste (e probabilmente esiste) è con Erik Satie di "Gymnopédies".
“In A Landscape” è composta da un lentissimo susseguirsi di note semplici, sempre singole, tutte con lo stesso ritmo. Propio questa distanza fissa tra le note risulta anomala e dà l’idea di trovarsi in un mondo parallelo alla musica classica tradizionale. Lo strumento è sempre il pianoforte, ma questa ripetizione costante di note diverse, sempre alla stessa distanza l’una dall’altra, crea una sorta di falso loop pianistico di frammenti di note uguali e ripetitive. Come nelle future composizioni minimaliste, la musica cambia leggermente col tempo, ma per notare questo cambiamento bisogna seguire passo per passo la composizione senza distrazione; bisogna entrarci dentro, bisogna “abitarla”.
Cage crea una musica che deve essere abitata, ascoltata immergendosi dentro essa, nella stessa maniera in cui ci si trova in un paesaggio. Da qui il titolo che evoca proprio la volontà del musicista di trasportare dentro un paesaggio l’ascoltatore. La musica diventa non solo da ascoltare (come è abitualmente) o da abitare (come Cage cerca di imporci), ma anche da osservare, alla stessa maniera in cui si può osservare un paesaggio in un dipinto. E’ una incredibile commistione di mondi diversi che Cage cerca di far confluire in una nuova arte totale, dove “abitare” la musica vuol dire porsi di fronte ad essa con una mente nuova (un terzo orecchio direbbe la Third Ear Band), capace di comprendere l’importanza del silenzio e della rottura con la tradizione.

Questi sono tutti elementi che saranno protagonisti della scena del minimalismo americano e sebbene Cage non sia mai stato un minimalista, ha certamente aperto una nuova strada che altri hanno proseguito.



Playlist


Autore: John Cage
Pubblicazione: 1948 
Durata: 09:38
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