Si liquida spesso con troppa superficialità il rock italiano, senza tenere conto della rilevanza - anche internazionale - che alcuni gruppi della scena nostrana sono riusciti ad acquisire in determinate stagioni musicali. Uno di questi è certamente la Premiata Forneria Marconi (Pfm), la band più celebre del progressive italiano, capace di esportarlo anche all'estero, perfino negli Stati Uniti. E da esportazione furono considerati anche i suoi musicisti, come il batterista e cantante Franz Di Cioccio. Inserito tra le cento "icone prog" da Classic Rock e premiato nel 2018 come "Miglior artista internazionale dell’anno" ai Progressive Music Awards, Di Cioccio ha attraversato mezzo secolo di musica portando in giro per il mondo il nome della Pfm. Tra i ricordi più sorprendenti ce n’è uno che lo lega, seppur solo per un istante, a una delle band più leggendarie di sempre: i Led Zeppelin.
Tutto cominciò con un articolo su un giornale inglese. "Non ricordo se fosse Sound o New Musical Express... – ha raccontato Di Cioccio ospite de "Il mio giradischi, su Radio Parco della Musica – Parlavano molto bene di me e paragonavano il mio stile a quello di John Bonham. Dicevano che nel portamento, nell’uso della cassa somigliavo a lui, ma con un tocco più latino". Poco dopo arrivò una telefonata inattesa. A chiamarlo, da Los Angeles, era Armando Gallo – fotografo e giornalista che nel 1974 aveva seguito la Pfm nel primo tour americano – con una notizia sorprendente: i Led Zeppelin si erano informati proprio su di lui. Niente audizioni segrete, nessun incontro ravvicinato con Jimmy Page e Robert Plant. "Ci tengo a chiarirlo, perché su questa vicenda circolano versioni fantasiose. Io i Led Zeppelin non li ho mai incontrati. Probabilmente volevano solo capire come rintracciarmi. Non ricordo neanche se Bonham era già morto. Certo, per me fu una grandissima soddisfazione, ma avevo la mia band e non pensai mai di lasciare la Pfm per altri progetti".
Del resto, la Pfm in quegli anni era una realtà di livello internazionale. In tour, la band milanese, il cui primo embrione si generò negli anni 60 in piena era beat, aprì i concerti di Genesis, Deep Purple, Santana e ZZ Top; in Canada, a fare da spalla, furono addirittura i Rush. Negli Stati Uniti frequentarono Frank Zappa e i Weather Report, con Patrick Djivas che ebbe l’occasione di studiare con Jaco Pastorius. Non mancarono nemmeno le collaborazioni con Allman Brothers e Johnny Winter: incontri che contribuirono a nutrire l’ispirazione del gruppo. Guardandosi indietro, Di Cioccio sottolinea come la chiave della longevità della Pfm sia stata la capacità di evolversi. "Abbiamo fatto molto, per essere italiani, e oggi ne vediamo i frutti. La voglia di andare avanti nasce se sai cambiare continuamente: altrimenti rischi di fare la fine di tante band che a un certo punto si sciolgono, magari per poi riunirsi anni dopo. Noi siamo diversi, abbiamo sempre trovato la forza di rinnovarci. È questo che ci ha portato a essere inseriti tra i cento nomi più importanti del prog rock, accanto a giganti come Brian Eno e David Gilmour".
Il legame dei Led Zeppelin con "Bonzo" Bonham è rimasto sempre solidissimo. Al punto che, dopo la morte del batterista, il 4 dicembre 1980 il gruppo diramò il comunicato del definitivo scioglimento: "Desideriamo rendere noto che la perdita del nostro caro amico e il profondo senso di rispetto che nutriamo verso la sua famiglia ci hanno portato a decidere — in piena armonia tra noi e il nostro manager — che non possiamo più continuare come eravamo". Franz racconta che fu selezionato per un provino successivamente alla morte di Bonham per una delle apparizioni successive della band. "Ero stato richiesto per essere ascoltato… cioè come audizione… come sostituto, al momento in cui i Led Zeppelin volevamo riformare la band, visto che c’era un momento di fermo". Ma il tutto non andò in porto. Tra le reunion successive degli Zeppelin, quella del 13 luglio 1985, quando Page, Plant e Jones si ritrovarono per il Live Aid al JFK Stadium di Philadelphia, suonando un breve set con i batteristi Tony Thompson e Phil Collins e il bassista Paul Martinez, quella del 14 maggio 1988, per il concerto del 40° anniversario della Atlantic Records, con il figlio di Bonham, Jason e l’ultima del 10 dicembre 2007, quando suonarono per l’Ahmet Ertegun Tribute Concert all’O 2 Arena di Londra sempre con Jason Bonham.