Charly García, Sting - "In The City" (singolo digitale, 2025)
Versione originale:
Charly García - "In The City That Never Sleeps"
(dall'album "Kill Gil", 2010)
Il 15 ottobre 1988 allo Stadio Monumentale di Buenos Aires si concluse il tour internazionale "Human Rights Now!". Organizzato da Amnesty International, il progetto vide coinvolti nomi del calibro di Bruce Springsteen, Peter Gabriel e Sting, oltre a Tracy Chapman, emersa proprio quell'estate, e alla stella senegalese Youssou N'Dour, che del resto aveva già collaborato con Gabriel.
In ogni tappa del tour l'apertura era stata affidata ad artisti locali: l'8 settembre, a Torino, era per esempio toccato a Claudio Baglioni, in quella che i media raccontarono come un'esperienza disastrosa per il cantante, con lanci di oggetti sul palco da parte di un pubblico ostile (l'episodio fu in realtà ingigantito e riguardò soltanto pochi facinorosi nelle prime file).
A Buenos Aires questo ruolo toccò a León Gieco, cantautore folk militante, e a Charly García, all'epoca il più grande nome della scena argentina, con oltre quindici anni di carriera alle spalle, prima alla guida di band leggendarie (Sui Generis, La Máquina de Hacer Pájaros, Serú Girán) e poi come solista (l'unico artista paragonabile sarebbe stato Luis Alberto Spinetta, che ebbe però un minore impatto commerciale).
Lo show è passato alla storia, oltre che per il grande successo di pubblico (75mila paganti e trasmissione radiotelevisiva), per i contrasti fra gli organizzatori e García. Ai cantanti locali venne infatti concesso pochissimo tempo per le prove e mezzi tecnici limitati, con gli impianti di suono e luci che sarebbero entrati a pieno regime soltanto con l'arrivo dei nomi internazionali. Per García si trattò di un affronto inaccettabile e si vocifera di una litigata furibonda con gli organizzatori dietro le quinte. Leggenda vuole che Gabriel prese le sue difese, mentre con Springsteen sorsero contrasti.
Proprio durante questo evento García fece amicizia con Sting, che in seguito ascolterà i suoi dischi, rimanendo colpito dalla loro complessità e raffinatezza.
A distanza di 37 anni, il 23 febbraio 2025, i due si sono incontrati di nuovo nei camerini di Sting, prima di un suo concerto a Buenos Aires, su iniziativa di Martín Kierszenbaum e Dominic Miller, rispettivamente manager e chitarrista del cantante inglese, entrambi vissuti in Argentina durante la propria infanzia.
Sting non aveva dimenticato García e così i due hanno parlato a lungo, dandosi appuntamento a pranzo per il giorno successivo: da lì è nata l'idea di registrare qualcosa insieme.
Tempo dopo, rientrato a Londra, Sting è stato così contattato da García, che gli ha inviato una base su cui lavorare: ha così aggiunto la sua voce (ossia la linea solista del ritornello e i cori) e affidato le parti di chitarra a Miller, per poi rispedire il prodotto finito al mittente.
La canzone era inizialmente intitolata "In The City That Never Sleeps" – che è sia una citazione dal testo di "New York, New York", il classico di Liza Minnelli, sia la traduzione in inglese di come gli abitanti di Buenos Aires definiscono la capitale argentina, ossia "la ciudad que nunca duerme" (la città che non dorme) – e faceva parte di quello che è stato definito l'album maledetto di García, "Kill Gil": il 3 maggio 2007 il disco venne fatto circolare su internet prima della sua pubblicazione ufficiale e senza il consenso dell'artista. L'evento lo spinse ad annullare l'uscita e modificare i brani, fino a quando il progetto vide finalmente la luce il 7 dicembre 2010. Per motivi mai chiariti, rimane comunque l'unico disco di García assente dai servizi di streaming.
Nella versione del 2010, "In The City That Never Sleeps", è un brano piuttosto emblematico del García sperimentale che ha preso il sopravvento a partire dall'album "Say No More" (1996), con arrangiamenti caotici attraversati da rumori ambientali, voci che parlano in sottofondo, clangori metallici, distorsioni chitarristiche, orchestrazioni dissonanti, loop e sibili elettronici. Non è un caso che proprio da quel momento nessun suo brano sarebbe più riuscito a entrare nell'immaginario collettivo argentino (con l'eccezione di "Influencia", che era però una cover di Todd Rundgren, per quanto stravolta).
"In The City That Never Sleeps" segue la stessa ricetta: un battito meccanico, un tappeto di tastiere sottilmente inquietante, chiacchiericcio di sottofondo, melodia divisa fra voce pulita e voce distorta, chitarre e basso trattati e sepolti nel mix. Cantato in inglese, piuttosto inusuale per l'artista, da sempre fedele allo spagnolo, il brano passa sostanzialmente inosservato, come un po' tutto il disco.
García lo ha tuttavia ritenuto adatto alla voce di Sting e lo ha così modificato per l'occasione.
In un'epoca fatta di servizi streaming e fruizione lampo, il titolo è stato strategicamente abbreviato, diventando "In The City", mentre la base strumentale mette ordine nel caos originario, facendo emergere un potenziale pop inizialmente insospettabile.
Da un pop sperimentale, a tratti quasi industrial, si passa a un sophisti-pop notturno, denso d'atmosfera: la base è composta da accordi di piano elettrico vintage, che infondono subito un retrogusto yacht rock, un lineare midtempo di batteria, una linea di basso mixata in primo piano che sembra più interessata a ricami melodici che al sostegno ritmico, affidato invece al palm muting in levare della chitarra, almeno nella prima parte della strofa, dato che poi lo strumento tramite riflessi echeggianti di chorus e delay. Il risultato è un suono anni Ottanta, che guarda forse alle stesse produzioni di García in quel periodo, ma ammodernato, al punto da ricordare le atmosfere della synthwave contemporanea.
Al ripetersi della strofa entra un coro di voci angeliche simulate (nelle note di produzione è accreditato l'uso di un Mellotron, benché nello specifico sembri un suono di origine digitale: potrebbe quindi trattarsi di campionamenti, che del resto ormai simulano il Mellotron in maniera quasi perfetta). La voce di García intona la melodia con delicatezza, in un inglese incerto eppure toccante, data la sua tangibile fragilità fisica dovuta a una vita passata ad abusare di fumo, alcol e droghe.
Il ritornello cambia improvvisamente l'atmosfera, grazie a un pimpante andamento funk, mentre Sting intona sia per la linea solista, sia per le armonie in sottofondo (il cui gusto jazzato le avvicina più agli Steely Dan che ai Police). Nel finale la strofa viene supportata dai cori di Sting, in modo da intrecciare così le voci dei due.
Completato il brano, i due hanno anche registrato un video, alternando le riprese fra Buenos Aires (García) e New York (Sting e Miller): i protagonisti vagano nella notte fra le rispettive città, azzeccando pienamente l'immaginario evocato dai suoni e dal testo, molto efficace nonostante l'inglese elementare.
In sostanza, un García con un filo di fiato e in sedia a rotelle è riuscito a pubblicare uno dei brani più toccanti del 2025, dimostrando la sua colossale statura artistica e confermandosi il più grande musicista argentino vivente. Il supporto di Sting è stato molto importante, sia nel dare luce internazionale al progetto, sia perché ha dimostrato ancora una volta la sua classe anche all'infuori dei Police.
Sting: "Charly è un grande compositore e mi colpisce sempre il modo in cui riesce a integrare stili diversi nelle sue canzoni. Di conseguenza, i suoi arrangiamenti sono imprevedibili e freschi".