Dieci colonne sonore cult degli anni 80

02-02-2026
Premessa

terminatorGli anni Ottanta rappresentano un decennio fondamentale per il cinema di fantascienza, una fase di cesura netta rispetto al periodo precedente: una frattura che apre percorsi nuovi, in parte già abbozzati in forma embrionale negli anni Settanta. Il cinema di fantascienza antecedente agli anni Ottanta può essere diviso in due principali filoni: uno prevalentemente votato all’intrattenimento e l’altro di natura politico-apocalittica, entrambi perlopiù caratterizzati da produzioni low-cost (con le dovute eccezioni di "2001: Odissea nello spazio", "Solaris" e ovviamente "Guerre stellari").
Gli anni Ottanta ampliano in modo decisivo le strade percorribili grazie all’emergere di una nuova generazione di registi, capaci di dare linfa vitale a una fantascienza che, va ricordato, già nei decenni precedenti aveva prodotto numerosi film di altissimo livello. Se formalmente lo spartiacque tra la fantascienza delle origini (da "Viaggio nella Luna" del 1902 in poi) e quella moderna è segnato da "2001: Odissea nello spazio" (1968), si può affermare che il film che determina la vera cesura tra il cinema degli anni Settanta e quello degli anni Ottanta sia "Alien" (1979) di Ridley Scott, uno di quei nuovi registi (insieme a Cronenberg e Carpenter soprattutto) che hanno permesso lo sviluppo di un nuovo modo di vedere la fantascienza.

Alien, un film spartiacque

alien"Alien" chiude simbolicamente una stagione e, allo stesso tempo, inaugura un immaginario oscuro e tecnologicamente inquieto che caratterizzerà l’intero decennio successivo. La fantascienza diventa più notturna, violenta e pessimista, segnata dalla fine delle utopie e dall’avanzata di un capitalismo sempre più pervasivo. Le metropoli del futuro sono degradate, iper-controllate, stratificate; un’eterna notte immersa nella pioggia ("Blade Runner") diventa lo sfondo in cui si muovono i protagonisti. I corpi si fanno modificabili e ibridati con le macchine (tutta la filmografia di Cronenberg), le macchine cessano di essere semplici strumenti al servizio dell’uomo e danno vita a processi autonomi e inarrestabili ("Terminator"), il capitalismo assume connotati sempre più apertamente dittatoriali ("1997: Fuga da New York", "Essi vivono", "L’implacabile", "Orwell 1984"). La tecnologia appare spesso come foriera esclusiva di morte e barbarie ("Mad Max II", "Mad Max III"), mentre lo spazio si trasforma in un luogo orrido e inumano ("Aliens", "La cosa"). Le metropoli del futuro hanno perso ogni senso di umanità e la guerra nucleare è una possibilità che può realizzarsi ogni singolo giorno senza preavviso (“The Day After”, “Dead Man's Letter”, "La zona morta").
Il futuro non è più una promessa di emancipazione, ma un ambiente ostile nel quale sopravvivere.

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Contro l'intrattenimento

Per certi versi, la fantascienza degli anni Ottanta è anche una forma di rivolta contro l’intrattenimento puro, forse una risposta polemica alle space opera come "Star Wars", che hanno trasformato la fantascienza da strumento metaforico di analisi sociale in grande carrozzone mainstream. È una rivolta che utilizza però gli stessi strumenti dell’intrattenimento per aprirsi a un pubblico più ampio: un cinema che abbraccia l’action, il ritmo serrato, l’iconicità visiva e narrativa, coniugando oscurità tematica e spettacolarità, riflessione critica e consumo. Questa grande creatività trova la chiusura del cerchio nel 1990 con "Atto di forza", film del nuovo decennio, ma ancora totalmente immerso nell'immaginario degli anni Ottanta. 
In questo passaggio, la musica non poteva non assumere un’importanza senza precedenti.

orwell_1984

La musica

jenaNon sono solo i registi a rendere possibile questa evoluzione. Anche la musica cambia radicalmente, diventando un elemento imprescindibile per la riuscita di un’opera. Le colonne sonore di fantascienza acquisiscono una riconoscibilità specifica rispetto agli altri generi, e una nuova generazione di compositori si fa pioniera di un diverso modo di concepire la soundtrack. Gli anni Ottanta rappresentano il momento in cui la musica per il cinema di fantascienza raggiunge una forma definitiva.
L’introduzione massiccia dei sintetizzatori, l’ibridazione tra elettronica, orchestra, rock e sperimentazione sonora ridefiniscono la percezione del futuro. Il suono non accompagna più soltanto l’azione: costruisce atmosfere, definisce spazi, suggerisce ideologie.

La musica della fantascienza anni Ottanta è fredda, meccanica e ripetitiva quando deve evocare automatismo e controllo ("Terminator", “1997 Fuga da New York”); lirica e malinconica quando racconta la nostalgia dell’umano in un mondo ipertecnologico (“Dune”, “Nineteen Eighty-Four”, il brano "Love Scene" in "Terminator"); aggressiva e ritmica quando trasforma la distopia in spettacolo (“L’implacabile”, “La mosca”), evocativa se deve far immaginare civiltà future (“Blade Runner”). In ogni caso, contribuisce a rendere il futuro sensorialmente credibile, trasformandolo in un’esperienza emotiva prima ancora che narrativa.
Qui di seguito una selezione di dieci colonne sonore che hanno segnato in modo indelebile l’immaginario cinematografico del decennio.

Le cinque colonne sonore indispensabili

1997: Fuga da New York – John Carpenter & Alan Howarth (1981)

1999_fuga_da_new_york__john_carpenter__alan_howarth_01John Carpenter è uno dei registi più influenti della generazione americana emersa negli anni Settanta, decennio di rivalutazione dei cosiddetti B-movie, insieme a figure come Brian De Palma e David Cronenberg. È stato però soprattutto Carpenter, rileggendo i B-movie dei decenni precedenti con uno sguardo profondamente personale a contribuire alla rinascita del genere, regalando una serie di opere cult di straordinaria forza visionaria.
In "1997: Fuga da New York", gli scenari oscuri (il film è interamente ambientato di notte) sono accompagnati da ritmi martellanti di elettronica e drum machine, come a scandire un tempo che avanza inesorabile verso un finale inevitabilmente disastroso.
Impossibile non restare ammaliati dalla celeberrima “Main Title”, chiaramente ispirata ai Goblin e, più in generale, alla tradizione delle colonne sonore del cinema di genere italiano. Brani come “The Bank Robbery” sono emblematici dello stile carpenteriano: tutto si costruisce per addizione progressiva di elementi sonori. Prima una cassa, poi una chitarra, quindi un suono che ricorda una maracas, a cui si aggiungono rullanti, effetti elettronici, battiti di mani e percussioni. È una continua stratificazione, sulle orme del minimalismo americano di figure come Steve Reich.
La stessa operazione ritorna in altri due classici come “The Duke Arrives/The Barricades” e “President At The Train”, dove cambiano solo lievemente le note ripetute della chitarra. La reiterazione genera ipnosi e i ritmi di Carpenter sembrano poter durare all’infinito senza mai stancare.



Blade Runner – Vangelis (1982)


blade_runner__vangelis_1982Nel percorso evolutivo delle colonne sonore di fantascienza, il 1982 rappresenta un anno chiave. La musica di "Blade Runner", composta da Vangelis, unita alle immagini noir del futuro immaginato da Ridley Scott, costituisce un punto di non ritorno che ha modificato per sempre l’immaginario del genere.
Sarebbero bastate le tracce dei “Main Titles” e degli “End Titles” per consegnare la colonna sonora di "Blade Runner" al mito. Nei primi risuona per la prima volta il sospiro romantico e metallico dello Yamaha CS-80, un vero e proprio canto di balena elettronico che aleggia tra neon e temporali; nei secondi, i sintetizzatori, in un impeto quasi moroderiano, accompagnano la fuga tra le montagne di Rick Deckard e Rachel, finalmente lontani dalla pioggia e dalla Los Angeles plumbea del futuro. 
Se Ennio Morricone è stato il padre della nuova musica per il western, il primato per la musica del cinema di fantascienza spetta senza dubbio a Vangelis. Due carriere, due suoni e due approcci radicalmente diversi, accomunati però da un’influenza che travalica il cinema e si estende alla musica popolare e colta in senso lato. (Valerio D'Onofrio e Michele Corrado)



Dune – Toto & Brian Eno (1984)


dune__toto__brian_eno_1984La colonna sonora di "Dune" rappresenta uno dei casi più clamorosi di scollamento tra immagine e suono nella storia del cinema di fantascienza. Il film di David Lynch è oggi ricordato più come un fallimento ambizioso che come un classico del genere: mutilato dalle interferenze produttive, poco apprezzato dallo stesso regista e incapace di restituire la complessità dell’universo di Frank Herbert. Eppure la colonna sonora dei Toto regala uno dei temi più epici e iconici dell’intero decennio. La celeberrima “Main Title” segna uno scarto netto rispetto alla discografia abituale della band americana: quattro note affidate a un’orchestra d’archi di potenza wagneriana, sospese tra epica e liturgia, danno vita a una fanfara cosmica che evoca immediatamente l’immensità dei deserti di Arrakis e le lotte di potere che attraversano l’universo immaginato da Herbert. Il disco vede la collaborazione di Brian Eno (e si sente) nel brano "Prophecy Theme".



Terminator – Brad Fiedel (1984)


terminator__brad_fiedel_1984All’interno della fantascienza d’azione, "Terminator" (1984) può essere considerato il film più rappresentativo degli anni Ottanta e uno dei capolavori assoluti del genere. Un successo dovuto anche, e in larga misura, alla colonna sonora di Brad Fiedel, che trasforma il film di James Cameron in un manifesto sonoro della fantascienza del decennio. Interamente costruita su sintetizzatori, drum machine e sequenze minimali, la musica di Fiedel traduce in suono l’idea di un futuro meccanico e spietato, dominato dalle macchine. Il ritmo marziale e disumanizzato accompagna l’avanzare inesorabile della tecnologia, per poi aprirsi in uno dei temi più celebri degli anni Ottanta, che passa dall’angoscia del “Main Title” alla malinconia tragica della “Love Scene”. Il battito metallico che caratterizza il tema principale è stato ottenuto registrando il colpo di un martello su un’incudine, successivamente processato elettronicamente. Iconiche anche le sequenze d’azione scandite dalla ripetizione ossessiva dei synth, come in “Reese Dreams Of Future War” e “Tunnel Chase”.



Orwell 1984 (Nineteen Eighty-Four) – Dominic Muldowney (1984)

nineteen_eightyfour__dominic_muldowney_1984Tra i capolavori meno celebrati della musica da cinema degli anni Ottanta va certamente annoverata la colonna sonora di 1984, composta dal britannico Dominic Muldowney. Pomposa e solenne come l’inno nazionale di uno Stato totalitario immaginario, la musica descrive in modo impeccabile il mondo orwelliano. Il tema principale, dapprima nella versione strumentale (“Main Title, Oceania, ’Tis For Thee”), poi in quella cantata (“Victory Square”), è talmente credibile da far percepire concretamente le vite dei milioni di individui schiacciati da una delle dittature più feroci mai concepite dalla letteratura. L’opera di Michael Radford, grazie alla musica di Muldowney e alla straordinaria interpretazione di John Hurt nel ruolo di Winston Smith, resta una delle trasposizioni cinematografiche definitive del romanzo di Orwell.



Altre cinque colonne sonore


Interceptor – Il guerriero della strada (Mad Max 2) – Brian May (1981)

interceptor__il_guerriero_della_strada_mad_max_2__brian_may_1981Il nome Brian May potrebbe trarre facilmente in inganno: è bene chiarire subito che l’autore della colonna sonora del secondo capitolo della saga di "Mad Max" – probabilmente il migliore dell’intera serie – non è il chitarrista dei Queen, bensì l’omonimo compositore australiano. Fatta questa necessaria premessa, ci troviamo di fronte a uno dei migliori film d’azione post-apocalittici di sempre, un netto passo avanti rispetto al primo "Interceptor" (1979), girato con un budget decisamente inferiore, e più convincente del successivo "Mad Max oltre la sfera del tuono" (1985).
La musica di May si distingue per un approccio volutamente antispettacolare: è sinfonica ma priva di enfasi, violenta ma sempre, in qualche modo, controllata. Se il vero leit-motiv dell’intera saga sono gli inseguimenti, la colonna sonora vi si adatta rinunciando a un tema riconoscibile, trasformandosi piuttosto in un insieme di trame sonore astratte e moderniste. Una musica che rifiuta la melodia in senso tradizionale per ricreare l’atmosfera tragica di un mondo post-apocalittico prossimo venturo, fatta di archi stridenti, rumori di motori e tensione costante.



La cosa – Ennio Morricone (1982)


la_cosa__ennio_morricone_1982Nella lunghissima carriera di Ennio Morricone, uno degli snodi più anomali è certamente rappresentato dalla colonna sonora de "La cosa" di John Carpenter, seconda e ultima incursione del compositore nel cinema di fantascienza dopo "L’umanoide" (1979) di Aldo Lado. Ci troviamo molto lontani dalle celebri melodie che hanno fatto la fortuna del sodalizio con Sergio Leone, e più vicini, semmai, alle partiture astratte del Morricone dei primi film di Dario Argento. In "La cosa" il compositore sceglie di sottrarre piuttosto che aggiungere: la musica è quasi priva di pathos, gelida quanto le location del film. Gli archi si fanno imperiosi ma costantemente freddi e asciutti in “Bestiality”, frenetici e angoscianti in “Contamination”.
In alcuni momenti, come in “Eternity”, sembra che Morricone cerchi un punto d’incontro con il gusto del regista, avvicinandosi a soluzioni più tipicamente carpenteriane. Dalle interviste emerge come la collaborazione tra i due non sia stata semplice: Carpenter, non del tutto soddisfatto, scrive alcuni brevi intermezzi elettronici (pubblicati successivamente in una raccolta) e non inserisce nel film una parte significativa delle composizioni di Morricone, che tuttavia restano documentate nella colonna sonora ufficiale.



La mosca – Howard Shore (1986)


la_mosca__howard_shore_1986Howard Shore è uno dei compositori affermatisi negli anni Ottanta proprio grazie al cinema di fantascienza, divenendo nel tempo un punto di riferimento imprescindibile del cinema di David Cronenberg. La sua consacrazione definitiva arriverà solo nel 2001 con l’Oscar per "Il Signore degli Anelli – La Compagnia dell’Anello" di Peter Jackson, ma già nei decenni precedenti il suo stile era pienamente riconoscibile. Autore delle musiche di "Brood – La covata malefica" (1979), "Scanners" (1981) e "Videodrome" (1983), Shore sviluppa un linguaggio che rinuncia al tema portante tradizionale per aderire alle esigenze atmosferiche del regista, costruendo paesaggi sonori malsani e disturbanti, perfettamente aderenti ai mondi del primo Cronenberg, in particolare "Videodrome".
Con "La mosca", Shore compone per la prima volta una musica più classica e apertamente melodrammatica, probabilmente ispirata all’horror dei decenni precedenti. Ne risulta una partitura evocativa che accompagna lo spettatore per tutta la durata del film, accentuando al tempo stesso l’epica e il disgusto della metamorfosi del mostro, che avanza inesorabile minuto dopo minuto.



L’implacabile – Harold Faltermeyer (1987)


limplacabile__harold_faltermeyer_1987"The Running Man", distribuito in Italia con il titolo "L’implacabile", può essere considerato un B-movie se confrontato con altri titoli qui citati, ma resta un film profondamente rappresentativo degli anni Ottanta: per la regia, per la musica e per la presenza di Arnold Schwarzenegger, l’attore-simbolo della fantascienza d’azione del decennio. La colonna sonora di Harold Faltermeyer è un prodotto tipicamente synth dell’epoca, lontano dalle partiture orchestrali e interamente fondato su ritmo e aggressività.
I temi della disumanizzazione del pubblico, della violenza ridotta a spettacolo televisivo e del capitalismo che trasforma la morte in merce di consumo risultano oggi più attuali che mai, e le melodie frenetiche di Faltermeyer ne colgono perfettamente l’aspetto inumano. Quando emerge una melodia di piano, nei brani più noti del film (“Logo–Bakerfield”, “Richards’ Apt, Sneak”, “Medical Checkup”), si chiarisce il dualismo tra l’ultimo uomo ancora capace di pietà – il protagonista – e la massa di consumatori-spettatori, completamente assuefatta allo spettacolo e insensibile alla sofferenza altrui. Difficile immaginare una lettura più attuale.



Essi vivono – John Carpenter & Alan Howarth (1988)


essi_vivono__john_carpenter__alan_howarth_1988"Essi vivono" (1988) è uno dei film più originali e riusciti di John Carpenter, nonché uno dei manifesti più espliciti della fantascienza anticapitalista. L’originalità passa anche attraverso la musica, composta dallo stesso Carpenter insieme al fidato Alan Howarth. Il tema principale, un semplice blues dall’andamento volutamente lento e ripetitivo, funziona come perfetta metafora di una vita fatta di gesti meccanici e privi di senso, che si ripetono all’infinito come quelli di un criceto in gabbia. Un tema che potrebbe durare ore senza mai stancare, proprio grazie alla sua apparente immobilità. Il resto della colonna sonora mantiene lo stile inconfondibile di Carpenter, confermandolo come uno dei maestri assoluti della musica per il cinema di fantascienza.



Un bonus

When The Wind Blows - Roger Waters, David Bowie, Genesis, Hugh Cornell, Paul Hardcastle, Squeeze (1986)


when_the_wind_blowsNel 1986 Roger Waters, David Bowie, Genesis, Paul Hardcastle, Hugh Cornwell (The Stranglers) e gli Squeeze, partecipano alla colonna sonora del cartone animato post-apocalittico "When The Wind Blows" di Jimmy Murakami, tratto dalla graphic novel del 1982 di Raymond Briggs. I protagonisti sono Jim e Hilda Bloggs, un’anziana coppia inglese che vive isolata in campagna. Fiduciosi nelle autorità e ancorati alle proprie tradizioni, non comprendono un mondo cambiato troppo in fretta. Quando la radio annuncia un imminente attacco nucleare sovietico, non si allarmano: confidano nel governo e ignorano le conseguenze delle radiazioni. Dopo l’esplosione si rifugiano in un bunker antiatomico autocostruito seguendo manuali ufficiali, ma la struttura è inadeguata. Convinti che la nuova guerra somigli alla seconda guerra mondiale che avevano conosciuto da bambini, escono in cerca di cibo senza sapere che il fallout li condannerà. Moriranno continuando a sperare che qualcuno venga a salvarli.
La storia concentra molti temi cari a Waters: il disarmo nucleare, la diffidenza verso le verità ufficiali e il timore per una tecnologia ormai fuori controllo. I dieci brevi brani — otto strumentali, per ventiquattro minuti complessivi — lo riportano a un livello più che dignitoso e rivelano una maggiore apertura alla sperimentazione. I momenti migliori emergono quando si allontana dalle soluzioni più consuete: la ballata folk “Hilda’s Dream”, il carillon ipnotico di “The Anderson Shelter”, il turbinio caotico di “The Attack” e soprattutto l’ambient post-atomico di “The Fallout”, che richiama le prime esplorazioni psichedeliche. Waters canta solo in “Towers Of Faith” e “Folded Flags”, entrambe ancora nei binari di "The Final Cut". La title track è invece opera di David Bowie.



Altre colonne sonore 80's da recuperare


Flash Gordon - Queen (1980)
Scanners - Howard Shore (1981)
Looker, Troppo belle per vivere - Jerry Goldsmith (1981)
Tron - Wendy Carlos (1982)
E.T. The Extra-Terrestrial - John Williams (1982, premio Oscar per la migliore colonna sonora)
Videodrome - Howard Shore (1983)
La zona morta (The Dead Zone) - Howard Shore (1983)
Electric Dreams - Giorgio Moroder (1984) 
Dreamscape - Fuga nell'incubo - Maurice Jarre (1984)
La terra silenziosa (The Quiet Earth) - John Charles (1985)
Brazil - Michael Kamen (1985)
Aliens - Scontro finale - James Horner (1986)
Kin-dza-dza! - Giya Kancheli (1986)
Quell'ultimo giorno - Lettere di un uomo morto (Dead Man's Letters) - Oleg Karavaychuk (1986)
RoboCop - Basil Poledouris (1987)
Predator - Alan Silvestri (1987) 
Akira - Geinoh Yamashirogumi (1988) 
A Visitor To A Museum - Oleg Karavaychuk (1989)

Vangelis su OndaRock

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