Approfondimenti

Italia a mano armata

50 pezzi (non facili) dall'era poliziottesca

di Claudio Fabretti

Bistrattato per anni dalla critica snob, liquidato come prodotto off o “di serie B”, il cinema italiano di genere degli anni 60-70 è risorto a nuova vita, com'è noto, grazie soprattutto alla rivalutazione operata da Quentin Tarantino e discepoli più o meno “pulp”. Quel che non è stato mai messo in discussione, invece, è l’immenso patrimonio musicale di quella stagione cinematografica (ma anche televisiva), che vide all’opera praticamente tutti i nostri migliori compositori di colonne sonore. Uno scrigno di tesori che spesso però trova più gloria all’estero che in patria, dove, per una strana forma di pudore, si fa meno fatica a sdoganare i cocek di Goran Bregovic o le gighe irlandesi che le tarantelle di Franco Micalizzi - per citare uno dei maestri del genere.
Poi, certo, è intervenuta la meritoria opera di rivisitazione e reinvenzione di una generazione di musicisti, dj e produttori italiani, suggellata dal successo di una band formidabile come i Calibro 35. Ma ancora in tanti – troppi – misconoscono questa inesauribile fucina di esperimenti, internazionale nell’ispirazione – il jazz, il blues, il funk di matrice americana – ma italianissima nell’attingere alla nostra canzone popolare, in primis le tradizioni folk del Meridione, sposando il tutto a orchestrazioni maestose e complesse. “Un'atlantide sommersa di musiche – come l’ha definita il nostro Francesco Giordani - in grado di raccontare un'epoca irripetibile del cinema italiano. Un inseguimento tra groove stilosi e irresistibili, organi distorti, bassi ipnotici, fiati arroventati, tastiere che sfrigolano sulle loro frenate a secco e chitarre che deflagrano come sirene spiegate, nel testacoda immaginario di uno spietato romanzo criminale formato Diabolik, da infilare nella fondina ancora fumante e odoroso di polvere da sparo”.
Attraverso questi 50 pezzi (non facili) cercheremo quindi di offrirne una panoramica ad ampio raggio, focalizzandoci soprattutto sul filone “poliziottesco”, quel sottogenere del poliziesco/noir ad alto concentrato di azione e violenza - e spesso ad alto tasso di vendicatività - con detective trasformati in giustizieri (su tutti, il commissario Betti, interpretato da Maurizio Merli) e una visione da far west della realtà metropolitana, di chiara derivazione “spaghetti-western”. Tra rocamboleschi inseguimenti a bordo di Giuliette color melanzana, telefonate minatorie, rapine amatoriali, sparatorie in piazza e spietati regolamenti di conti, il poliziottesco oscillerà negli anni da riferimenti nobili – come il cinema di impegno civile di Damiano Damiani ed Elio Petri, ma anche l’horror di Mario Bava – a truculente cadute splatter e derive trash, che sfoceranno a volte in vere e proprie auto-parodie, la più ironica delle quali resterà quella impersonata da Tomas Milian nella saga del coattissimo “Er Monnezza”.
Ora non resta che aprire le portiere, presumibilmente arrugginite, della fatidica Giulietta, posare i Ray-Ban a goccia sul cruscotto in vinilpelle e accendere lo stereo.

Riz Ortolani/Katyna Ranieri – “Strange World” (“Banditi a Milano”, 1968)


Riz Ortolani - Katyna Ranieri - Strange World - Banditi a MilanoIn principio fu Carlo Lizzani, ex-partigiano e comunista militante, regista di film di impegno civile neorealisti, come “Achtung! Banditi!” (1951), “Cronache di poveri amanti” (1954), “Il processo di Verona” (1963), “La vita agra” (1964). Anch’egli però, si consentì un’incursione poliziottesca, dirigendo quello che alcuni considerano il capostipite del filone, “Banditi a Milano” del 1968, dedicato alle imprese criminali della banda Cavallero, che insanguinò le vie della città nell’autunno del 1967. Cuore della pellicola è il duello tra due giganti: Tomas Milian nei panni del ruvido commissario Basevi e Gian Maria Volonté in quelli del capo della gang criminale, Piero Canestraro. Nel cast anche un giovanissimo Don Backy. A firmarne le musiche, in tandem con il cantante italo-francese Nino Ferrer, venne chiamato un compositore illustre come Riziero Ortolani, per gli amici Riz, che nella sua carriera sarebbe arrivato a comporre oltre 200 colonne sonore per cinema e tv. Per l’occasione, il maestro pesarese si avvalse delle parti vocali della moglie, la cantante Katyna Ranieri, come in questa melodrammatica “Strange world”, presente anche in versione strumentale ridotta nei titoli di coda del film.

Stelvio Cipriani – “La polizia ringrazia” (“La polizia ringrazia”, 1972)


Stelvio Cipriani - La polizia ringraziaPer molti critici, invece, il capostipite del "poliziottesco" è “La polizia ringrazia” di quattro anni dopo, firmato da Steno (Stefano Vanzina). Ne è protagonista Enrico Maria Salerno nel ruolo del commissario Bertone, capo della squadra omicidi, incaricato di risolvere il caso di una sanguinosa rapina in una gioielleria, ma al tempo stesso minacciato da una cospirazione eversiva, finalizzata a instaurare un regime autoritario (ossessione tipica degli anni di piombo). La colonna sonora è affidata a un altro maestro del genere, Stelvio Cipriani, compositore romano reso celebre soprattutto dal tema di “Anonimo veneziano”, ma che porterà a casa ben 200 soundtrack lavorando con molti dei migliori registi italiani. Il tema omonimo è un classico numero orchestrale di pura suspense, costruito sui fraseggi frenetici di piano e archi, in un clima di tensione crescente.

Ennio Morricone – “Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto - Originale” (“Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto”, 1971)


Ennio Morricone - Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospettoNon possiamo però attendere ulteriormente per dare spazio al sovrano assoluto delle colonne sonore italiane: sua maestà Ennio Morricone, tardivamente insignito di un Oscar alla carriera (2007) e di un altro (per “The Hateful Eight”, 2016) proprio al servizio di quel Tarantino a cui - come accennavamo - si deve in buona parte la rivalutazione di questa stagione del cinema italiano. Nella sua lunghissima carriera, il maestro romano ha musicato praticamente di tutto, inclusi diversi film di genere. Quello di “Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto” – capolavoro noir grottesco di Elio Petri con Gianmaria Volontè e Florinda Bolkan – è uno dei più celebri e saccheggiati, visto che è stato riutilizzato per anni in tutte le salse, specie per accompagnare inchieste televisive su mafia e criminalità. Un brano clamoroso, che nasce da una contaminazione tra classico e popolare, con l’uso del mandolino suonato come un clavicembalo e con gli inserti ritmicamente imprevedibili del marranzano siciliano (meglio noto come scacciapensieri) che, assieme al sax soprano e al contrabbasso elettrico, costruisce un tema ipnotico e ossessivo. Il tutto magnificamente funzionale all'accompagnamento degli stati d’animo e della psiche disturbata del protagonista, uno strepitoso Volonté nei panni del poliziotto al di sopra della legge. Una musica che stregò anche Stanley Kubrick, come raccontò lo stesso Morricone: “Mi chiamò per Arancia Meccanica. Eravamo d’accordo anche sul compenso: 15 milioni di lire, poca roba per una produzione di quel livello. Voleva qualcosa di simile a Indagine. Detesto direttive di questo tipo, ma in quel caso avrei ceduto perché era Kubrick. Ma il progetto sfumò con una telefonata di Leone: gli spiegò che ero ancora impegnato con Giù la testa. E il film lo fece Walter Carlos”. Peccato per Morricone, che considera quella chance perduta il suo più grande rimpianto, ma resta la maestosità di un tema immortale, perfetto accompagnamento per le immagini di una pellicola altrettanto memorabile (premio Oscar come Miglior film straniero).

Gianfranco Plenizio – “I picciotti” (“Afyon - Oppio”, 1972)

 

Gianfranco Plenizio - I picciotti - Afyon - OppioDalla Sicilia solo evocata dal tema di “Indagine” a quella apertamente raccontata da Gianfranco Plenizio, attraverso “I picciotti”, prodigioso main theme di “Afyon – Oppio” (1972). A firmare la colonna sonora di questo bizzarro poliziesco di Ferdinando Baldi (con Ben Gazzara nei panni di un trafficante italo-americano) è la premiata coppia De Angelis, ma il brano che abbiamo scelto – un folk sintetico pregno di aromi siculi, con cadenze ebbre da festa paesana – reca l’inconfondibile marchio del compositore friulano, vero guru della soundtrack music con all’attivo collaborazioni con i più grandi registi italiani per film storici, tra cui “La città delle donne” di Federico Fellini, “Nell'anno del Signore” di Luigi Magni, “Brancaleone alle crociate” e “Un borghese piccolo piccolo” di Mario Monicelli, “Cantando dietro i paraventi” di Ermanno Olmi, “La moglie del prete” di Dino Risi, “Cristo si è fermato a Eboli” di Francesco Rosi e “Dramma della gelosia” di Ettore Scola.

Guido e Maurizio De Angelis – “Life Of A Policeman” (“La polizia incrimina, la legge assolve”, 1973)



Con “Guido e Maurizio De Angelis - La polizia incrimina la legge assolveLa polizia incrimina, la legge assolve” di Enzo G. Castellari, entriamo invece nel classico cliché del genere, quello delle forze dell’ordine con le mani legate, costrette a fare i conti con un sistema giudiziario che tutela i criminali (e disposta ad arginarlo con metodi alquanto dubbi). Non a caso, da alcuni critici questa è ritenuta la pellicola che sancisce la rinuncia a qualsiasi pretesa di denuncia civile per lasciare il posto alla nascita del "poliziottesco" vero e proprio, codificando definitivamente il personaggio del "commissario di ferro", giustiziere e violento, protagonista di molti altri film successivi. In questo caso, il baffo – perché c’è sempre un baffo di mezzo – è quello del carismatico Franco Nero, nella parte del commissario Belli. Le musiche, invece, portano la firma di due grandissimi (e sottovalutati) compositori, Guido e Maurizio De Angelis, il duo che firmerà anche celeberrimi temi televisivi sotto la sigla Oliver Onions (su tutti l’immortale “Sandokan”) e resterà a lungo attivo sul versante dei film d’azione e spaghetti-western (vedi anche la saga di Bud Spencer e Terence Hill). In questa occasione i due fratelli laziali si calano nell’universo torbido del poliziottesco, per cesellare questo tema, malinconico e straniante (“Life Of A Policeman”), introdotto dagli arpeggi sinistri delle chitarre, con un flauto incantevole a pennellare la struggente melodia e un clima ovattato vagamente psichedelico. Una prodezza vera, con più di qualche spunto che sarà ripreso proprio su “Sandokan”.

Ennio Morricone – “Rapimento” (“Milano odia: la polizia non può sparare – Almost Human”, 1974)


Ennio Morricone - Milano odia la polizia non può spararemilanoodialapolizianonpuosparareDi nuovo Morricone, stavolta in campo più propriamente poliziottesco, con la colonna sonora composta per “Milano odia: la polizia non può sparare” del 1974, cult-movie diretto da uno dei maestri del genere, Umberto Lenzi. Protagonista un giovane Tomas Milian – non ancora Nico Giraldi né Monnezza – nel ruolo dello spietato criminale Giulio Sacchi. Un film durissimo, che sarà annoverato tra i noir più violenti del cinema italiano. Le splendide musiche di Morricone fanno da perfetto contraltare sonoro alle scorribande nel mondo della mala milanese, con i soliti cliché sul crimine che agisce indisturbato e la polizia boicottata dalla politica. Indubbi i legami musicali con la succitata colonna sonora di “Indagine”. Ma se nel film di Petri il maestro romano era riuscito a sposare l’ironia grottesca della sua musica alle evoluzioni psicotiche del protagonista, qui è tutto più cupo e drammatico. A partire dalla prima traccia, “Rapimento”, la suite di oltre 15 minuti che racchiude tutte le atmosfere della soundtrack, sfoderando una sequela di invenzioni sonore, tenute insieme dal tipico tocco morriconiano: “lunghi accordi d’attesa con ottave imperfette, pianoforti sovraincisi e metallici, dissonanze, politonalismo, melodie di 4/5 note sovrapposte a distanza di quinta o di terza o di tritono, con tanto di rabbrividente accordo stretto di archi, suonati in lentissimo vibrato, a introdurre la discesa negli inferi e la spirale di follia del protagonista” (cfr. Antonio Tuzza, Colonnesonore.net). Tradotto in inglese con “Almost Human”, “Milano odia: la polizia non può sparare” conoscerà una lenta e progressiva rivalutazione, divenendo uno dei cardini della cinematografia poliziottesca.

Osanna – “Preludio” (“Milano calibro 9”, 1972)


Osanna - Milano calibro 9Ma restiamo nella Milano ultraviolenta degli anni 70 con un grande film dell’epoca, “Milano calibro 9”, diretto da un altro maestro del genere, Fernando Di Leo, con cast di prim'ordine, comprendente Gastone Moschin, Mario Adorf, Philippe Leroy e una splendida Barbara Bouchet, protagonista di una conturbante scena di lap dance. Il film, tratto dall’omonimo romanzo di Giorgio Scerbanenco, parte a razzo con la straordinaria sequenza iniziale, adrenalina pura, scandita da questo stupendo “Preludio” firmato dagli Osanna, una delle band-cardine del prog-rock nostrano. Sotto la guida di un nume delle colonne sonore come l’argentino Luis Bacalov, il quintetto napoletano aggiunge così la sua cifra avanguardista alla scuola italiana della soundtrack music, sfoggiando un armamentario sonoro audace e visionario, che sarebbe stato suggellato di lì a poco nel capolavoro "Palepoli" (1973). I potenti fraseggi di chitarra acustica di Danilo Rustici e le chiose a metà strada tra il folk e il jazz del flautista e sassofonista Elio D'Anna suggellano una perfetta contaminazione tra orchestra classica e musica rock, sulla falsariga di quel filone appena inaugurato dallo stesso Bacalov con il “Concerto Grosso” per i New Trolls. L’intera opera si intitola “Preludio, Tema, Variazioni e Canzona”, e resta un classico di un’intera stagione, nonché una delle prime colonne sonore incise da un gruppo d'avanguardia. Ma, come vedremo, l’esperimento sarà destinato a ripetersi, a partire dall’intera saga della prossima band “in scaletta”.

Goblin – “La via della droga” (“La via della droga”, 1977)


Goblin - La via della drogaPrima infatti di diventare celebri grazie alle colonne sonore da assalto alle coronarie per i thriller-horror di Dario Argento, i romani Goblin di Claudio Simonetti – altra formazione di ispirazione progressive – contribuirono anch’essi alla causa del poliziottesco. Ad esempio, con le musiche composte per questo film di Enzo Castellari del 1977. “La via della droga” è un’altra immersione nel crimine degli anni 70, con Mike Hamilton (David Hemmings), capo dell'International Narcotic Bureau di Roma, che infiltra un proprio agente (Fabio Testi) nelle file dell'organizzazione malavitosa. I suoni dei Goblin qui appaiono molto più aspri ed essenziali rispetto alle partiture sinfoniche di alcuni loro futuri classici, come “Profondo rosso” e “Suspiria”: in questo main theme, che ricorda vagamente la “All Along The Watchtower” di Jimi Hendrix, dominano chitarre elettriche iperdistorte - tra slide, delay ed effetti assortiti – e Moog stralunati, per un funk-rock potente, che ammicca al blues e alla psichedelia.

Albert Verrecchia  - “Sequenza 13” (“Roma drogata, la polizia non può intervenire”, 1975)


Albert Verrecchia - Roma drogata la polizia non può intervenireLa Roma tossica di “La via della droga” si rinnova – ed esaspera – in questa chicca della produzione italiana del periodo. È la soundtrack di “Roma drogata, la polizia non può intervenire” (in inglese: “Hallucination Strip”), misconosciuto film del carneade Lucio Marcaccini. La pellicola – ennesima variazione sul tema della polizia impotente costretta ad agire fuori dalla legalità – non sarà annoverata come un capolavoro, ma è certamente un prezioso reperto d’epoca, una testimonianza degli anni 70 nella loro estetica più psichedelica, così come ad alto tasso lisergico sono le sue strabilianti musiche, firmate dal compositore e tastierista di origine francese Albert Verrecchia. Personaggio bizzarro, dal curriculum straniante – assieme alla sorella Evy suonò a Parigi nella band di Chuck Berry, quindi accompagnò in tour Raffaella Carrà (!) – Verrecchia mette in musica vere e proprie allucinazioni psichedeliche – come in questa lisergica “Sequenza 13” - utilizzando suoni elettrici al posto dei canonici arrangiamenti orchestrali, mischiando soul, hard-rock, blues, vocalizzi sperimentali e percussioni ipnotiche, a cura di un giovane Tony Esposito. Per le parti strumentali, lo supportano i Cyan, quartetto italo-inglese nato dalle ceneri di una precedente backing band di Patty Pravo, i Baba Yaga. Meritato premio alla riscoperta di questa suggestiva colonna sonora sarà la sua ristampa, avvenuta nel 2007.

Franco Micalizzi – “Roma a mano armata” (“Roma a mano armata”, 1976)


Franco Micalizzi - Roma a mano armataMa il più “canonico” poliziottesco sulla mala capitolina è il celebre “Roma a mano armata” di Umberto Lenzi (1976), con l’epico scontro tra Maurizio Merli nei panni del Commissario Tanzi e Tomas Milian in quelli del Gobbo. In più, un’icona sexy dell’epoca come Maria Rosaria Omaggio. Per le musiche di quello che resterà uno dei titoli più amati della saga (malgrado le solite critiche benpensanti dell’epoca) non poteva non essere chiamato uno dei fuoriclasse di questa stagione cinematografica: Franco Micalizzi, di recente riportato alla ribalta internazionale dal solito Tarantino, grazie al recupero del suo tema di “Trinità” nel film “Django Unchained”. Il maestro romano sfodera una colonna sonora tesa, dai tratti quasi carpenteriani, soprattutto nell’ipnotico riff iniziale, che poi rimane in sottofondo per quasi tutto il funkeggiante tema omonimo. Il film avrà un sequel nel 1977 (“Il cinico, l'infame, il violento”), mentre il personaggio del Gobbo tornerà in “La banda del gobbo”, entrambi diretti sempre da Lenzi.

Bixio-Frizzi-Tempera – “Roma l'altra faccia della violenza – Titoli” (“Roma l'altra faccia della violenza”, 1976)


Bixio - Frizzi - Tempera - Roma l'altra faccia della violenzaRestiamo ancora nella Capitale, con un altro film che racconta la Roma violenta e criminale dell’epoca, con il solito concetto del cittadino lasciato solo dallo Stato e che cerca di farsi giustizia da solo - cliché abusatissimo dell’epoca, ma non solo in Italia, come si vedrà nella saga di Charles Bronson e del suo “Giustiziere della notte”. A dirigerlo, Marino Girolami - conosciuto anche con svariati pseudonimi fra cui Franco Martinelli, Frank Martin e Bernardo Rossi - capostipite di una famiglia di cineasti, essendo fratello di Romolo Guerrieri e padre di Enzo G. Castellari, nonché padre dell'attore Enio Girolami. Al suo attivo anche una carriera di pugile, culminata con la conquista del titolo europeo dei pesi piuma. Il suo “Roma, l'altra faccia della violenza” (1976) – verace spaccato di malavita capitolina con due attori di culto come Marcel Bozzuffi e Anthony Steffen - non resterà forse nella storia del cinema, ma è impreziosito da un’altra funambolica colonna sonora. A firmarla, il trio composto da Franco Bixio, Fabio Frizzi e Vince Tempera, che negli anni siglerà innumerevoli soundtrack, comprese quelle del primo “Fantozzi” e di “Febbre da cavallo”. I loro “Titoli” sono un incalzante numero funky tutto groove, bassi pieni e chitarre fuzz.

Guido e Maurizio De Angelis – “The Reason Of A Just War” (“Roma violenta”, 1975)


Guido e Maurizio De Angelis - Roma violentaRitroviamo i fratelli De Angelis per una nuova incursione a sirene spiegate nel malaffare romano. Stavolta si tratta di una pellicola a suo modo fondamentale, perché segna la nascita di un’icona del poliziottesco: il commissario Betti, reso immortale dal ghigno baffuto di Maurizio Merli, l'attore-icona del genere, scomparso prematuramente nel 1989, a soli 49 anni. Il primo atto della trilogia, diretto da Marino Girolami alias Franco Martinelli, è la classica revenge-story dell’agente- giustiziere, colpito negli affetti più cari (il fratello diciottenne, ucciso nel corso di una rapina) e in cerca di vendetta, in un crescendo efferato di colpi, sparatorie, stupri, ronde violente e (il)legittima difesa. Si attirerà gli inevitabili strali della critica per la sua matrice reazionaria, ma anche l’attenzione di chi, come Marco Giusti, lo definirà “un cultissimo poliziesco”. Il tema prescelto, “The Reason Of A Just War”, è sospeso su un amaro arpeggio di chitarra, su cui s’inseriscono, al netto di sette riprese, i fiati e le tastiere. Un ulteriore traguardo musicale per i due ragazzi dei Castelli romani. L’intera colonna sonora sarà ristampata in vinile dalla Sub Ost nel 2016 a 10 anni dall’edizione cd a cura della Beat. Inalterate sia la copertina, tratta dallo storico poster di Sandro Symeoni, sia la tracklist, basata su quattro tracce portanti, con annesse riprese, e tre recuperi cult.

Franco Micalizzi – “Folk & Violence” (“Napoli violenta”, 1976)


Franco Micalizzi - Napoli violentaFranco Micalizzi è anche uno degli autori che meglio ha saputo operare sul terreno delle succitate contaminazioni tra funk-jazz internazionale e folk italiano, specie quello del Sud, fissando un vero e proprio standard della “musica mano armata”. Ne offre qui un magnifico saggio calandosi nella “Napoli violenta” del 1976, per plasmare una memorabile fusione a caldo tra funky e tarantella, in un intrecciarsi avvincente di fiati, chitarre, percussioni, con quel prodigioso riff di mandolino ad aggiungere un tocco di folklore partenopeo. Stavolta però anche il film merita qualche cenno in più: diretto da uno dei guru del poliziottesco, il vulcanico Umberto Lenzi, ha ancora per protagonista Merli nel ruolo dell'inflessibile commissario Betti. Curiosità: lo stesso Micalizzi ci ha raccontato che la sequenza in cui il protagonista, inseguito da un poliziotto in una piazza con un grande mercato, passa attraverso un corteo funebre non aveva alcunché di fiction. Quindi gli attori attraversarono realmente un mercato in pieno giorno e un vero funerale, senza che nessuno sapesse che si stava girando un film.

Francesco De Masi – “Weapons Of Death – Napoli spara” (“Napoli spara”, 1977)


Francesco De Masi - Napoli sparaSorta di sequel di “Napoli violenta”, la pellicola di Mario Caiano vede Leonard Mann (alias Leonardo Manzella) nei panni del commissario Antonio Belli, sostituto del commissario Betti, interpretato da Merli nel film di Lenzi. Non cambiano i look: trench o pastrani color cammello per gli agguerriti investigatori, decisi a sgominare un’organizzazione camorristica che gestisce lo spaccio in città. Le musiche di “Napoli spara”, invece, portano la firma di Francesco De Masi, poliedrico compositore e direttore d'orchestra specializzato in spaghetti-western. Il suo è un commento sonoro di matrice jazz, in cui bassi elettrici, riff di fiati e sfumature del folklore napoletano (con la preziosa armonica di Franco De Gemini) si sposano a sontuosi arrangiamenti da big band, come in questo avvincente main theme.

Franco Campanino – “Napoli si ribella” (“Napoli si ribella”, 1977)


Franco Campanino - Napoli si ribellaRestiamo ancora a Napoli, dove la criminalità comune si mescola alla camorra, come in questo un film del 1977 diretto da Michele Massimo Tarantini, con protagonista un altro personaggio cult degli anni 70 in salsa tricolore: il belloccio Luc Merenda nei panni del commissario Mauri. Ma in questo caso valgono soprattutto le musiche, firmate da Franco Campanino, compositore meno noto ma che riesce a cogliere bene lo spirito del genere, con suoni ariosi che svariano da groove funky ad archi disco, flirtando con ritmi latinoamericani e scivolando infine in soffuse atmosfere lounge. Tutta la colonna sonora è costruita sulle variazioni di registro, alternando adrenalinici temi d’azione per il commissario Mauri e le scene di inseguimento con momenti più nostalgici per accompagnare la sventurata storia di Rosa (Sonia Viviani), la showgirl del night-club.

Guido e Maurizio De Angelis – “Driving All Around” (“Il cittadino si ribella”, 1974)


Guido e Maurizio De Angelis - Il cittadino si ribellaMa, a proposito di “ribellioni”, ci spostiamo a Genova – altra città inquieta del decennio, tra tensioni sociali e atti terroristici come il sequestro Sossi - per scoprire un’altra storia di cittadini che insorgono contro l’immobilismo della giustizia. Per “Il cittadino si ribella” (1974) - con un altro baffo doc del cinema italiano, Franco Nero – il regista Enzo G. Castellari cercò prudentemente di coprirsi “a sinistra”, tirando in ballo anche la Resistenza, per difendere la rivolta del suo protagonista, l’ingegner Carlo Antonelli. Ma l’idea restava quella più reazionaria di un far west metropolitano, in cui lo stato era assente e il cittadino doveva farsi giustizia da solo. Per l’occasione, ritroviamo all’opera il duo De Angelis, che in questa “Driving All Around” cesella una raffinatissima partitura funky-soul, avvalendosi anche delle parti vocali di Susi & Guy nella versione cantata del singolo. “Il cittadino si ribella” resterà uno dei film di genere più premiati al botteghino, con un miliardo e 700 milioni di lire d’incasso.

Franco Micalizzi – “Sambamba” (“Genova a mano armata”, 1976)


Franco Micalizzi - Genova a mano armataNel capoluogo ligure è ambientato anche quest’altro poliziesco dal poco originale titolo di “Genova a mano armata” (1976) diretto da Mario Lanfranchi, che però non ha nulla a che fare con gli analoghi “Roma a mano armata” e “Italia a mano armata”. Protagonista è l’attore statunitense Tony Lo Bianco, specializzato in ruoli da italoamericano (come nel celebre “Il braccio violento della legge”), nei panni di un ex-agente di Interpol e Cia, che ha lasciato gli Usa per reinventarsi investigatore privato a Genova, dove è chiamato a indagare sul sequestro e l'assassinio di un grande armatore. Al di là della storia un po’ stiracchiata, conta ancora una volta la colonna sonora, composta dal solito, geniale Micalizzi, che stavolta approfitta delle affinità elettive tra genovese e portoghese per inventarsi un’altra delle sue clamorose fusioni a freddo: in “Sambamba”, infatti, mescola synth d’antan, groove funky, maracas sintetiche al ritmo di un irresistibile disco-samba (genere praticamente estinto, che conobbe una clamorosa popolarità a metà degli anni 70, con fenomeni da classifica come i Chocolat’s).

Piero Umiliani – “La legge dei gangsters” (“La legge dei gangsters”, 1969)


Piero Umiliani - La legge dei gangstersAnche uno dei massimi attori di tutti i tempi, il tedesco Klaus Kinski, ha messo piede sui set dei film di genere italiani. Soprattutto spaghetti-western (su tutti “Il grande silenzio” di Sergio Corbucci e un paio di capitoli della saga di Sartana), ma anche polizieschi, come questo sgangherato film di Siro Marcellini del 1969, con il quale chiudiamo idealmente il capitolo genovese. La trama ruota attorno a un colpo in banca in cooperazione italo-francese. Ma più delle immagini varrà anche in questo caso il commento musicale, firmato da Piero Umiliani, uno dei massimi compositori italiani, cui abbiamo dedicato una pietra miliare per il suo capolavoro lounge ante-litteram, la colonna sonora di “Svezia, Inferno e Paradiso”. Le sparatorie e gli inseguimenti nella giungla d’asfalto di Genova sono l’humus sul quale il compositore fiorentino fa germogliare una partitura dinamica e armonica, sofisticata e originale, romantica e jazzata, con fiati dissonanti e funambolici sugli scudi, capitanati dalla tromba di Oscar Valdambrini.

Stelvio Cipriani – “La polizia ha le mani legate” (“La polizia ha le mani legate”, 1975)


Stelvio Cipriani - La polizia ha le mani legateA volte ritornano. Il maestro Stelvio Cipriani, anzitutto, ma anche le forze dell’ordine impotenti di fronte allo strapotere criminale. Con le mani legate, per l’esattezza, in questo poliziottesco del 1975 diretto da Luciano Ercoli, al quale il compositore romano regalò un altro splendido tema, con i clavicembali, le chitarre wah-wah, i fiati soffusi e un’apoteosi d’archi a pennellare una delle melodie più struggenti dell’intera stagione. Il film tenta anche un aggancio con la drammatica attualità dell’epoca: la trama si rifà infatti alla strage di piazza Fontana e i funerali che si vedono in tv sono proprio immagini reali delle esequie in onore alle vittime degli attentati. Da ricordare anche il protagonista, nel ruolo del commissario Rolandi: l’attore-cult Claudio Cassinelli, morto il 13 luglio 1985 a Page, in Arizona, in un incidente con un elicottero nel corso delle riprese del film fantascientifico “Vendetta dal futuro” di Sergio Martino, proprio dopo aver appena avuto un figlio dalla giornalista Irene Bignardi.

Luis Bacalov - "Main Theme" (“La polizia è al servizio del cittadino?” - “The Police Serve the Citizens?”, 1973)


Luis Bacalov - La polizia è al servizio del cittadino?Polizia con le mani legate, che non può intervenire, ma a volte anche complice del malaffare. Sorge quindi spontaneo l’interrogativo “La polizia è al servizio del cittadino?” con cui nel 1973 Romolo Guerrieri ripropone lo scenario della mala genovese, fatto di loschi traffici portuali, truci camalli, racket mafiosi nei mercati all’ingrosso, prostituzione ed estorsioni. Protagonista, un nuovo “commissario di ferro” (Sironi) interpretato da Enrico Maria Salerno, cui si affianca un altro volto noto degli sceneggiati tv dell’epoca come Giuseppe Pambieri. Ironicamente – quasi a voler irridere le critiche della sinistra dell’epoca – il giustiziere Sironi trova la principale opposizione in casa, dove è inviso al figlio, militante della Sinistra extraparlamentare. Luis Bacalov, che abbiamo già incontrato in veste di “ispiratore orchestrale” degli Osanna per “Milano calibro 9”, firma una brillante colonna sonora che abbina il tono urbano e grintoso del film a un tema principale memorabile, tutto giocato sui ricami dei fiati e degli archi, conferendo una qualità quasi poetica agli eventi violenti.

Armando Trovajoli – “La mala ordina” (“La mala ordina”, 1972)


Armando Trovajoli - La mala ordinaA proposito di “Milano calibro 9”, torniamo nel capoluogo lombardo proprio per il secondo capitolo della Trilogia del milieu, che si concluderà poi con “Il boss”. Curiosamente, a ispirarsi realmente al racconto di Giorgio Scerbanenco “Milano Calibro 9”, non è l’omonimo film, bensì questo “La mala ordina” di qualche mese dopo, diretto ancora una volta da Fernando Di Leo. Ritroviamo anche Mario Adorf, stavolta nei panni di Luca Canali, piccolo magnaccia perseguitato da una spietata organizzazione mafiosa. Sulla colonna sonora, un’altra firma doc, quella di Armando Trovajoli, uno di quei compositori che hanno scritto musiche per tutto - dal cinema al teatro e alla tv - spaziando da classici come “Roma nun fa' la stupida stasera” per Nino Manfredi a capolavori come “C'eravamo tanto amati” di Ettore Scola, passando per un’infinità di altre opere e produzioni. In questo caso, il maestro romano alterna funkettoni classici del poliziottesco ad alcune jam blues-rock tipiche della Swingin' London anni Sessanta. Tra i classici nostrani del genere hard boiled/noir, “La mala ordina” resta uno dei migliori prodotti di un’intera stagione cinematografica.

Piero Piccioni – “Kidnap” (“Kidnap - Fatevi vivi, la polizia non interverrà”, 1976)


Piero Piccioni – Kidnap - Fatevi vivi, la polizia non interverràLa sfiducia generalizzata per lo Stato e per le forze dell’ordine poteva diventare un incentivo per un’altra drammatica piaga degli anni 70: i sequestri. Sintetizza il concetto “Kidnap – Fatevi vivi, la polizia non interverrà” di Giovanni Fago, film di culto del 1976, quasi introvabile ormai, con ottimo cast internazionale: Henry Silva, Rada Rassimov, Gabriele Ferzetti, Philippe Leroy. Ma al di là della storia – incentrata sul rapimento di una bambina di 6 anni che scatena la corsa contro il tempo di un commissario contro un boss mafioso - il valore aggiunto sono ancora una volta le musiche, realizzate da un’altra firma nobile: il compianto Piero Piccioni, pianista, direttore d'orchestra, compositore e organista  che, insieme con Nino Rota ed Ennio Morricone, è ricordato come il più famoso autore di colonne sonore per il cinema in Italia. La sua “Kidnap” – usata per i titoli di testa e di coda, nonché 45 giri estratto – mescola tensione thrilling a un’andatura sorniona, in bilico tra swing e lounge.

Luis Bacalov – “Summertime Killer” (“Ricatto alla mala”, 1972)


Luis Bacalov – Summertime KillerRitroviamo il maestro argentino di origini bulgare che ha fatto fortuna soprattutto in Italia, sia come arrangiatore, prima per la Fonit Cetra e poi per la Rca, sia come compositore di colonne sonore, (inclusa ad esempio quella per “Il Postino”, che gli fruttò un Oscar nel 1996, ma anche una lunga causa con Sergio Endrigo per la paternità del tema). Qui Bacalov è alle prese con questa “Summertime Killer”, che accompagnava le immagini del film “Ricatto alla mala” di Antonio Isasi-Isasmendi, coproduzione tra Francia, Italia, Spagna, con un cast super che vedeva protagonisti, tra gli altri, Christopher Mitchum, Karl Malden, Olivia Hussey e Raf Vallone. Il tema di Bacalov è un funky acido, dalle cadenze serrate, con salti armonici in crescendo, perfetto per musicare inseguimenti a rotta di collo. Il solito cultore Tarantino lo recupererà 32 anni dopo nel secondo capitolo del suo “Kill Bill”.

Francesco De Masi – “The Big Game” (“The Big Game / La macchina della violenza”, 1972)


Francesco De Masi - The Big GameDopo le accelerazioni frenetiche di Bacalov, ci prendiamo una piccola pausa rilassante con un tema più lento e melodico. Per l’occasione incontriamo nuovamente il compianto Francesco De Masi (scomparso nel 2005), qui alle prese con la colonna sonora di una bislacca spy-story del 1972, “The Big Game/La macchina della violenza”, diretta dal regista inglese Robert Day. La trama, discretamente delirante, ruota attorno al rapimento del figlio di uno scienziato americano, ideatore di una macchina elettronica che, controllando il cervello umano, dovrebbe servire per rendere impossibili le guerre (!). Il tema portante è per l’appunto una delicata composizione orchestrale di tre minuti, con fiati e archi in primo piano a disegnare una melodia ariosa e romantica. L’intera soundtrack spazia da canzoni nevrotiche dall’alto tasso adrenalinico a soffici ballate con voci femminili.

Armando Trovajoli – “Blazing Magnum” (“Una Magnum special per Tony Saitta”, 1976)


Armando Trovajoli - Una Magnum special per Tony SaittaPistole, proiettili e polvere da sparo. Ingredienti immancabili per un intero filone cinematografico che ha tenuto banco per tutto il decennio. In questo caso, il feticcio è la Magnum special, nella fondina di un nuovo poliziotto piacione e inesorabile: Tony Saitta, cui presta il volto l'attore statunitense Stuart Whitman (nel cast anche Martin Landau, il celebre Comandante Koenig della serie stracult “Spazio 1999”). A impreziosire questo giallo internazionale del 1976 di Martin Herbert, un’altra prodezza di Armando Trovajoli, il compositore romano scomparso nel 2017, che, all’interno di una carriera stellare, non ha mai mancato di dare il suo apporto al cinema di genere, poliziottesco in particolare. Musiche molto orchestrali e avvolgenti, quelle di “Una Magnum special per Tony Saitta”, che attingono a tutto l’armamentario della “musica a mano armata”, calibrando forsennati fiati funky, chitarre wah-wah ed epici tappeti d’archi, come in questa strepitosa “Blazing Magnum”.

Gianni Ferrio – “Un giorno in più” (“Tony Arzenta - Big Guns”, 1973)


Gianni Ferrio - Tony ArzentaDa un Tony all’altro: da Saitta ad Arzenta. E con un altro protagonista internazionale d’eccezione: l’adone francese Alain Delon, affiancato dalla bellezza nostrana di Carla Gravina. Nonostante sia uno spietato killer, il buon Tony si trasforma anch’egli in angelo vendicatore quando una bomba nella sua auto uccide la consorte e il figlioletto. Un noir poliziesco ben retribuito al botteghino (con 2 miliardi di lire di incasso), quello di Duccio Tessari, arricchito dallo struggente commento sonoro di Gianni Ferrio, l’autore di evergreen di Mina come “Parole parole” (incisa anche dallo stesso Delon in coppia con Dalida) e “Non gioco più”, nonché di qualcosa come 120 colonne sonore per il cinema. Il main theme, “Un giorno in più”, è uno strumentale romantico e malinconico che accompagna le sequenze di Arzenta con la famiglia o quando è immerso nei ricordi. La versione principale è per armonica e orchestra, ma ne seguono molte variazioni, tra cui una per chitarra solista, per piano o per orchestra.

Stelvio Cipriani – “Mark il poliziotto” (“Mark il poliziotto”, 1975)


Stelvio Cipriani - Mark il poliziottoTorniamo a una produzione interamente italiana con questo film del 1975 diretto da Stelvio Massi, primo di una fortunata trilogia sul commissario Mark Terzi della squadra antidroga, interpretato da Franco Gasparri, sex-symbol preso in prestito dai fotoromanzi delle riviste dell’epoca. Curiosamente, oltre al regista, si chiama Stelvio anche l’autore delle musiche, l’ottimo Cipriani che già aveva lavorato con Massi l’anno precedente per “Squadra Volante”. Il tema omonimo di “Mark il poliziotto” è sospinto un groove funky marcato, che riporta alla mente le sonorità tipiche del fenomeno blaxploitation statunitense: le orchestrazioni avvolgenti di molti commenti sonori dell’epoca lasciano spazio a un più scarno mix di rock chitarristico, fiati e tastiere d’antan, come Hammond e Harpsichord. Il risultato è un saggio di purissima “musica a mano armata”. Seguiranno gli altri due episodi della saga: l'avvincente “Mark il poliziotto spara per primo” e il meno riuscito “Mark colpisce ancora”.

Lallo Gori – “Il commissario di ferro – Sequenza 1” (“Il commissario di ferro”, 1978)


Lallo Gori - Il commissario di ferroDopo Mark il poliziotto, passiamo a un altro illustre sbirro dell’epoca, vale a dire “Il commissario di ferro”, protagonista dell’omonimo film diretto ancora dallo stesso regista, Stelvio Massi. Un altro piccolo giustiziere della notte, dai modi spicci nei confronti della criminalità, il commissario Mauro Mariani, interpretato, neanche a dirlo, dall’ineffabile Merli, che si va aggiungere alla lunga lista di questi poliziotti anarcoidi, più col senso dell'onore che della legge. Ad affiancarlo, miss Baronessa di Carini Janet Agren, in tutta la sua grazia. Preziosa, ancora una volta, la colonna sonora, firmata dal romagnolo Lallo Gori, autore di colonne sonore per ben 88 film, inclusi molti del filone comico di Franco e Ciccio, più tanti episodi del filone spaghetti-western e della commedia erotica all'italiana. Il main theme strizza l’occhio ad atmosfere chill-out, con qualche accenno elettronico vagamente futurista. L’intera opera alterna avvolgenti paesaggi lounge a tessiture ambient lievemente psichedeliche e cacofoniche. Curiosità: uno dei dialoghi del film sarà inserito in apertura dell'album “Studentessi” di Elio e le Storie Tese.

Alessandro Alessandroni – “Cop’s Blood - Titles” (“Sangue di sbirro”, 1976)


Alessandro Alessandroni - Sangue di sbirroSe è vero che il poliziottesco è antesignano del pulp, non può mancare il sangue. E sangue sia, allora. Nella fattispecie, quello dell’ennesimo sbirro - un poliziotto che è stato ucciso da un mafioso e che suo figlio deciderà di vendicare, anche a costo di allearsi con un gangster. Film del 1976 di Al Bradley aka Alfonso Brescia, “Sangue di sbirro” vede protagonista lo strano trio George Eastman-Jack Palance-Jenny Tamburi. A comporne la colonna sonora è un altro guru italiano del genere: Alessandro Alessandroni, autore di una sterminata produzione di soundtrack music e noto anche per il suo celebre “fischio” che ha marchiato a fuoco tante produzioni spaghetti-western di Ennio Morricone. Il tema principale, “Cop’s Blood”, è una originale rilettura dei titoli di testa di “Shaft” (1971) di Isaac Hayes, un classico della blaixpoitation, che si aggiudicò l’Oscar per la Miglior canzone. Una cover strumentale, con frasi di piano a introdurre charleston, basso e chitarra wah-wah, per costruire un bel groove funk, sospinto da legni e ottoni, sul quale si aggiungono clarinetto, sax e tromba.

Franco Micalizzi – “Italia a mano armata” (“Italia a mano armata”, 1976)


Franco Micalizzi - Italia a mano armataIl poliziottesco, in fondo, non era che un concentrato delle ossessioni e delle fobie di un paese che stava scivolando nell’incubo degli anni di piombo. Un antidoto grottesco al timore del dilagare della criminalità e del terrorismo, con la complicità di uno Stato inerme e corrotto. Nascevano così ruspanti eroi metropolitani come il commissario Betti: già apparso in “Roma violenta” e riproposto lo stesso anno da Lenzi in “Napoli violenta”, l’ossigenato angelo vendicatore interpretato da Merli torna per l’ultimo capitolo della trilogia, “Italia a mano armata” (1976), diretto da Marino Girolami alias Franco Martinelli (quella di ricorrere a pseudonimi era un’altra ossessione di registi e attori dell’epoca). E a celebrarlo, non potevano non essere le musiche di Franco Micalizzi, sovrano indiscusso delle soundtrack poliziottesche. Adrenalinico e incendiario il main theme, con il tipico funky supportato da una robusta sezione di fiati: sarà ripreso anche questo da Tarantino, nella scena dell'inseguimento finale di “Grindhouse - A prova di morte”, e verrà anche riarrangiato dai Calibro 35 nel loro primo album omonimo. Ma l’intera colonna sonora resta tra le più rappresentative di un genere di cui il maestro romano ci ha parlato quasi con deferenza: “Mentre in America si realizzavano kolossal con scenari meravigliosi e grandi divi di Hollywood, noi facevamo i set con due camera e ‘na cucina, a Ostia o al villaggio western sulla Tiburtina, qualcuno più ricco al massimo andava in Spagna. Nel poliziottesco, in un certo qual modo, trovo degli agganci con il Neorealismo, perché era veramente un cinema girato per strada”.

Pino Donaggio – “Al palazzo di giustizia” (“Corruzione al palazzo di giustizia”, 1974)


Pino Donaggio - Corruzione al palazzo di giustiziaAltra piaga nazionale del decennio era naturalmente la corruzione, che oltre alla politica - investita dal primo grande scandalo del dopoguerra, il caso Lockheed – coinvolgeva inevitabilmente la giustizia. Ecco allora materializzarsene lo spettro nella sua sede ideale: in “Corruzione al palazzo di giustizia” (1974), tratto dall'omonimo dramma di Ugo Betti, il regista Marcello Aliprandi sfoggia un tris di giudici d’eccezione - Franco Nero, Fernando Rey e Umberto Orsini – per un polpettone poliziottesco-giudiziario mutuato dall’omonimo sceneggiato televisivo. A musicarlo, un altro gigante della musica italiana come Pino Donaggio, l’autore della hit “Io che non vivo (senza te)”, destinato a una brillante carriera di compositore di colonne sonore, che si sublimerà in una lunga partnership con Brian De Palma, di cui musicherà ben 7 film, ma anche in riuscite collaborazioni con Dario Argento e Pupi Avati. Nei due minuti di “Al palazzo di giustizia”, il compositore di Venezia attinge allo stile minimalista di Philip Glass per cesellare una breve, ossessiva partitura per fiati e archi, che mescola suspense e alienazione. Nel complesso, la soundtrack alterna spunti romantici a episodi più tesi e drammatici, combinando musica popolare e motivi tradizionali italiani con arrangiamenti spiazzanti.

Adriano Fabi - Sammy Barbot – “Mark” (“Mark il poliziotto - Spara per primo”, 1975)


Adriano Fabi - Mark il poliziotto spara per primoIn qualche modo connesso al film di Ercoli è “Mark il poliziotto spara per primo” di Stelvio Massi, uscito anch'esso nel 1975, come secondo capitolo della trilogia con protagonista la star dei fotoromanzi Lancio, l'aitante Franco Gasparri. In una scena ambientata nel cinema Astor di Savona, si può infatti notare che il film proiettato nella sala è proprio “La polizia ha le mani legate”. Altra curiosità: tra le comparse, appare anche una giovanissima Carmen Russo. Molto poco, invece, si sa sull’autore della colonna sonora, il compositore Adriano Fabi, che nel tema di “Mark” ingaggia alla voce Sammy Barbot, cantante italo-francese molto in voga in quel periodo, che forse qualcuno ricorderà anche come conduttore di “Piccolo Slam” con Stefania Rotolo nel 1977. Il risultato è un accattivante numero disco music, tra archi lussureggianti, battiti selvaggi e un’interpretazione soul al calor bianco.

Stelvio Cipriani – “La polizia chiede aiuto” (“La polizia chiede aiuto”, 1974)


Stelvio Cipriani - La polizia chiede aiutoUn traffico di baby-squillo con il coinvolgimento di alti funzionari dello Stato, come ministri e parlamentari. Vi ricorda qualcosa questa trama? Massimo Dallamano, in netto anticipo sui tempi, vi costruisce sopra il suo film del 1974 con Giovanna Ralli e Claudio Cassinelli, in cui, per una volta, è la polizia a chiedere aiuto. Dietro le solite alfette, i dialoghi convenzionali e le efferatezze slasher, si cela una dimensione paranoica da giallo psicologico, in linea con le tendenze italiane del tempo. Ed è sulla continua oscillazione tra queste due dimensioni che gioca anche l’ottimo commento musicale di Cipriani, il quale recupera in parte sonorità già utilizzate per “La polizia sta a guardare”, intensificandole nel ritmo, come in questo tema portante, che parte con una melodia sognante e vocalizzi indecifrabili per aprirsi in un’incalzante, ossessiva progressione, nervosamente sospinta dagli archi.

Luciano Michelini – “La polizia accusa: il servizio segreto uccide” (“La polizia accusa: il servizio segreto uccide”, 1975)


Luciano Michelini - La polizia accusa il servizio segreto uccideLaddove la polizia è impotente, chiede aiuto o brancola nel buio, ci sono altri loschi funzionari dello Stato pronti a fare il lavoro sporco. Si tratta naturalmente dei famigerati servizi segreti, chiamati in causa da questa spy-story all’amatriciana di Sergio Martino con il trio Tomas Milian-Luc Merenda-Delia Boccardo, che prefigura un altro degli incubi collettivi dell’epoca: il colpo di mano degli apparati militari del paese, evocato dalle tragiche stragi del decennio. In questo caso, si allude in particolare al Golpe Borghese, il fallito colpo di stato del 1970. Molto “morriconiana” la colonna sonora siglata da Luciano Michelini, pianista e compositore, che totalizzerà in carriera 24 soundtrack per film, incluse quelle per “Decamerone nero” (1972) e “American risciò” (1989). I suoi “Titoli” hanno più di un’assonanza con il celebre tema di “Indagine”, ma sfoggiano una brillante verve pianistica in un’incalzante sequenza di rintocchi ossessivi che implode nel finale. Un altro tema che sposa bene suspense e malinconia.

Giorgio Gaslini – “Ciò che è scritto nel vento” (“Rivelazioni di un maniaco sessuale al capo della Squadra mobile”, 1972)


Giorgio Gaslini - Rivelazioni di un maniaco sessuale al capo della squadra mobileRestando in tema di atmosfere “morriconiane”, segnaliamo anche questa preziosa soundtrack siglata da Giorgio Gaslini, tra i più prolifici jazzisti italiani, con circa quattromila concerti in tutto il mondo, più di 90 album e colonne sonore per Antonioni, Lizzani e Argento (il “lato B” di “Profondo rosso”). Il film di Roberto Bianchi Montero è un prodotto di modesto artigianato, ma Gaslini lo nobilita con raffinate partiture jazzate che svariano da momenti di suspense dissonanti a digressioni leggere in campo lounge. Nel brano dei titoli di testa, “Ciò che è scritto nel vento”, spicca la performance vocale della leggendaria soprano Edda Dell’Orso (“C’era una volta il West”, “Giù la testa”) al servizio di un tema sinistro e romantico al contempo, che si scioglie nel trionfo d’archi del finale.

Piero Piccioni – “Colpo Rovente (Red Hot)” (“Colpo rovente”, 1969)


Piero Piccioni - Colpo roventeCambiamo registro e riavvolgiamo idealmente la nostra musicassetta di qualche anno, per tuffarci nelle atmosfere thriller di “Colpo rovente”, film del 1969 diretto da Piero Zuffi con la collaborazione di Ennio Flaiano e la partecipazione straordinaria di Carmelo Bene (nei panni di Billy Desco) e Barbara Bouchet. È la storia di un capitano della polizia che assume l'identità di un biker violento per potersi introdurre nel mondo degli spacciatori e indagare su un caso di omicidio a New York. Per l’occasione, ritroviamo il maestro Piero Piccioni, alle prese con questo breve tema strumentale jazz-funk, che parte sommesso per deflagrare in un’esplosione big band. Ma l’intera colonna sonora è una splendida ibridazione tra atmosfere jazzate, aromi bossa nova, languori lounge e bagliori psichedelici.

Ennio Morricone – “Deep Down” (“Danger: Diabolik”, 1968)


Ennio Morricone - Danger DiabolikRestiamo ancora negli anni 60 con quest’altra strabiliante opera di Ennio Morricone, al servizio di “Danger: Diabolik”, film di Mario Bava ispirato all'omonimo fumetto creato da Angela e Luciana Giussani, attraverso un mix di pop art, psichedelia e futurismo. Un collage di stili ed estetiche che trova perfetta rispondenza nelle musiche del maestro romano: un commento sonoro straniante, sensuale, orrorifico, che mescola diabolicamente easy listening e avanguardia. Proprio come in questa “Deep Down”, introdotta da spari e risate mefistofeliche, in cui una chitarra elettrica fuzz sfregia le infide atmosfere lounge, assecondando i vocalizzi ossessivi di Christy (Maria Cristina Brancucci), con sparuti interventi di sitar ad acuire il clima straniante.

Bruno Zambrini – “Dinamica della fuga” (“Qui squadra mobile”, 1973)


Bruno Zambrini - Qui squadra mobile - Dinamica della fugaApriamo ora un breve capitolo televisivo, che testimonia come l’onda lunga del poliziottesco avesse contagiato anche l’austera Rai Radiotelevisione Italiana. Magari con meno violenza e più politically correct, rispetto alla truculenta versione cinematografica. Uno degli esempi è “Qui squadra mobile”, serie televisiva di genere trasmessa nel 1973. A firmarne la sigla è Bruno Zambrini, compositore di brani di enorme successo per Gianni Morandi, Patty Pravo, Mina e Domenico Modugno. “Dinamica della fuga” è un incalzante funkettone futurista, reso quasi alienante dalle tinteggiature di Rhodes e dalle chitarre distorte, per un climax elettrico euforico e preveggente.

Guido e Maurizio De Angelis – “Napoli oggi” (“Il Marsigliese”, 1975)


Guido e Maurizio De Angelis - Il marsiglieseIncursione ancor più cruda nella criminalità, seppur mitigata dalle atmosfere teatrali un po’ naif degli sceneggiati Rai dell’epoca, è “Il Marsigliese” di Giacomo Battiato, che racconta le vicende legate alla lotta per il controllo del contrabbando delle sigarette tra napoletani, siciliani e marsigliesi nella Napoli degli anni Settanta. Magistrale, in ogni caso, la colonna sonora, ennesima prodezza dei fratelli De Angelis, con in particolare questa spettacolare pantomima folk da festa paesana: una cupissima tarantella per chitarra acustica e coro, completa di grida e sirene, che affoga l’euforia delle danze popolari in un fosco presagio di morte. Il tutto in anticipo di qualche mese sull'analogo esperimento realizzato da Micalizzi nella sua celebre "Folk and Violence", il tema di "Napoli violenta". Incredibilmente l’opera dei De Angelis non verrà mai edita su disco, fino al 2009, quando la meritoria etichetta Digitmovies non provvederà a stamparla, nell'album “Orzowei, il figlio della savana”, insieme alla colonna sonora dell’omonima mini-serie di telefilm.

Stelvio Cipriani – “Dov’è Anna? (Titoli)” (“Dov’è Anna?”, 1976)


Stelvio Cipriani - Dov'è Anna?Resterà invece nella storia della televisione italiana questo poliziesco in sette episodi sceneggiato da Biagio Proietti e diretto da Piero Schivazappa, la cui ultima puntata ha tenuto inchiodati ai teleschermi ben 24 milioni di persone. Un prodotto che, al netto dei cliché dell’epoca, resta molto moderno, quasi un antesignano di “Chi l’ha visto?”, con la sua avvincente indagine su una donna scomparsa (Anna, per l’appunto, inconsueto modello femminile fiero e indipendente per la tv dell'epoca) e un solido protagonista come Mariano Rigillo. Le 28 tracce della colonna sonora - edita per la prima volta in cd dalla Gdm nel 2012 – portano la firma illustre del “solito” Cipriani. A restare impresso per sempre nella mente degli spettatori, con tanto di permanenza per settimane in vetta alla Hit Parade, sarà soprattutto il cupo e ipnotico tema della sigla iniziale, con i rintocchi incalzanti del piano ad accompagnare i protagonisti mentre camminano emblematicamente in un tunnel, prima che un soffice drappeggio di archi introduca le variazioni sul tema della malinconicissima melodia.

Piero Umiliani – “Cinque bambole” (“Cinque bambole per la luna d'agosto”, 1970)


Piero Umiliani - Cinque bambole per la luna di agostoTorniamo ora al film di genere, ma con una piccola virata. Parente prossimo del poliziottesco è infatti il giallo sanguinolento para-horror, altra indiscussa specialità del cinema italiano degli anni 70. In questo caso, con il suggello di un fuoriclasse del genere: Mario Bava. Il suo “Cinque bambole per la luna d'agosto”, ispirato al classico “Dieci piccoli indiani” di Agatha Christie, racconta proprio la storia di un assassino che si diverte a uccidere a uno a uno gli invitati in una villa, senza un apparente motivo. Tarantino, neanche a dirlo incallito fan di Bava, ne riprodurrà una scena in “Kill Bill vol. 1”, quella in cui il gestore del club spegne le luci, praticamente identica a quella in cui il maggiordomo compie lo stesso gesto all'inizio del film del regista ligure. Ma il vero piatto forte - oltre a una conturbante Edwige Fenech - è la musica, siglata da un’altra una firma nobile, quella di Piero Umiliani, succitato pioniere della lounge music. Anche in questo caso dominano suadenti atmosfere chill out, tra motivetti sardonici - che fanno il verso proprio alla celebre “Mah-nà mah-nà” di “Svezia, Inferno e Paradiso” - vocalizzi acrobatici e stralunati organi d’epoca, per un vertiginoso cocktail-party, dove ad ogni sorso di Vermouth (o di Martini) si aggiunge un pizzico di straniamento in più.

Ennio Morricone – “Piume di cristallo” (“L’uccello dalle piume di cristallo”, 1969)


Ennio Morricone - L'uccello dalle piume di cristalloSe i Goblin accompagneranno Dario Argento nella fase-clou della carriera, è invece il maestro Morricone a battezzare con le sue musiche l’opera d’esordio del regista romano, ancora confinata in un ambito thriller privo degli eccessi grandguignoleschi del periodo maturo. Morboso, torbido, straniante, “L’uccello dalle piume di cristallo” trova una sublimazione perfetta nelle musiche del compositore di “C’era una volta il West”. Da quelle struggenti partiture spaghetti-western, Morricone mutua alcune caratteristiche: l’uso dei cori femminili – qui trasfigurati in cantilene infantili – le armonie vocali, le atmosfere oniriche e stranianti, figlie del minimalismo e dell’astrattismo classico, e la destrutturazione ritmica che rimanda a free-jazz e psichedelia. Sotto la lente deformante del compositore romano, la consueta mistura di folk popolare e attitudine avantgarde si trasforma in un pastiche sonoro unico, come nel tema centrale del film, quasi dream-folk in “Piume di cristallo”, dove il la-la-la in stile “The Boxer” (Simon & Garfunkel) culla l’ascoltatore con arpa, sonagli e triangoli, facendolo lentamente sprofondare nel più inquietante degli incubi.

Riz Ortolani – “Non si sevizia un paperino” (“Non si sevizia un paperino”, 1972)


Riz Ortolani - Non si sevizia un paperinoRestando in campo thriller, non poteva mancare all’appello questo bizzarro (fin dal titolo) e morboso film di Lucio Fulci, con Florinda Bolkan, Barbara Bouchet e Tomas Milian, ispirato a un fatto reale avvenuto a Bitonto nel 1971, dove si consumò una serie di agghiaccianti omicidi di bambini. Un cult-movie ritenuto da alcuni critici una delle opere fondamentali del giallo italiano, impreziosito dalle musiche del maestro Ortolani, qui alle prese con arrangiamenti perlopiù classici/sinfonici, che sfociano in episodi lenti e dilatati, spesso – come nel caso di questo main theme – particolarmente dolci e trasognati, come a far da contraltare alla cruda violenza delle immagini (espediente cui il compositore marchigiano aveva già fatto ricorso nel 1962 in “Mondo cane” e che avrebbe ripetuto nel 1979 per “Cannibal Holocaust” di Ruggero Deodato). Tra orchestrazioni romantiche, digressioni easy listening e paesaggi ambient, si insinuano minacciosi gli archi, che creano un vorticoso gorgo sonoro. A chiudere la colonna sonora, la celebre “Quei giorni insieme a te”, interpretata da Ornella Vanoni, il cui tema viene ripreso più di una volta anche nei restanti brani dell’opera.

Bixio-Frizzi-Tempera - “Vai Gorilla” (“Vai Gorilla”, 1975)


Bizio - Frizzi - Tempera - Vai gorillaDecisamente meno celebrato - anche se all’epoca fu un successo, con oltre 1 miliardo e 800 milioni di lire d’incassi - quest’altro poliziesco, diretto da Tonino Valerii, regista e sceneggiatore, noto per spaghetti-western come “I giorni dell'ira” e “Il mio nome è Nessuno”. La storia si rifà ai frequenti episodi di sequestro di persona che riempivano la cronaca nera del periodo, con il protagonista Fabio Testi nei panni dell’ex-stuntman e ora guardia del corpo Marco Sartori. Le musiche portano la firma del celebre terzetto Bixio-Frizzi-Tempera che abbiamo già ascoltato alle prese con “Roma, l'altra faccia della violenza”. Splendido, in particolare, il tema portante “Vai Gorilla”, forte di una melodia struggente e di stranianti arrangiamenti elettronici, con le tastiere futuristiche di Tempera a sperimentare soluzioni sonore già pronte per il decennio successivo.

Luciano Michelini – “Black Jack” (“Anna, quel particolare piacere”, 1973)

Luciano Michelini - Anna quel particolare piacereCi avviciniamo impavidamente sempre di più al trash, con quest’altro film del 1973, in cui spicca una giovane e bellissima Edwige Fenech. A dispetto del titolo - “Anna, quel particolare piacere” – non si tratta di una delle commedie pecorecce di cui fu incontrastata regina, bensì di un truce poliziottesco, con tanto di finale tragico e strappacuore. Per la colonna sonora, il regista Giuliano Carnimeo chiamò il compositore e pianista Luciano Michelini, che abbiamo già visto alle prese con “La polizia accusa, il servizio segreto uccide”. La sua “Black Jack” sfodera sonorità tipiche da action movie, con cadenze serrate dettate dal piano, le immancabili chitarre wah-wah ed esplosioni di fiati a punteggiare di suspense l’evoluzione del brano, segnato anche da epici inserti di archi.

Gianfranco Plenizio – “Cat Theme” (“Milano violenta”, 1976)


Gianfranco Plenizio - Milano violentaDalle vicende tormentate di Edwige Fenech, passiamo invece a un caposaldo del genere poliziottesco, “Milano violenta” (1976) di Mario Caiano, che però, malgrado il poco fantasioso titolo, non è stato girato nel capoluogo lombardo, se non in qualche breve sequenza iniziale. Gran parte del film è stata invece realizzata nel mattatoio di Testaccio, a Roma, e in una villa moderna, ma anonima, che poteva essere ubicata in qualsiasi luogo d'Italia. Le musiche portano la firma doc di un altro guru delle colonne sonore, il summenzionato Gianfranco Plenizio. Qui lo ascoltiamo nella lussureggiante “Cat Theme”, numero orchestrale condito da fraseggi di fiati e vocalizzi d'ascendenza soul-funk, con un bell’assolo di piano centrale.

Riz Ortolani/Amanda Lear - “Look At Her Dancing” (“La ragazza dal pigiama giallo”, 1977)


Riz Ortolani - La ragazza dal pigiama gialloAvvicinandosi alla fine del decennio 70, i suoni mutano, facendosi via via più sintetici. Non si sottrae all’evoluzione anche il maestro Ortolani, nella colonna sonora di questo ruspante ma avvincente giallo nostrano di Flavio Mogherini, impreziosito dagli occhi turchini di una delle attrici cult dell’epoca, la splendida Dalila Di Lazzaro. La trama è ispirata da un fatto di cronaca realmente avvenuto in Australia: una ragazza trovata morta su una spiaggia con il volto sfigurato e indosso solo un pigiama giallo. Per l’occasione il compositore di Pesaro si fa affiancare dal chitarrista Nicola Distaso e da tre Goblin in libera uscita (il tastierista Claudio Simonetti, il bassista Fabio Pignatelli e il batterista Walter Martino). Il risultato sono avveniristiche novelty elettroniche, sospese tra disco-music e proto-synth-pop (su tutte “Il corpo di Linda”) e alcune canzoncine pop morbosamente sensuali, come questa “Look At Her Dancing”, interpretata da una viziosissima Amanda Lear.

Detto Mariano - “Delitto al ristorante cinese” (“Delitto al ristorante cinese”, 1981)


Detto Mariano - Delitto al ristorante cineseTra le vittime del coronavirus, purtroppo, c’è stato anche l’ottantaduenne Detto Mariano, compositore, paroliere e arrangiatore, che ebbe un lungo sodalizio con Adriano Celentano, diventando l'arrangiatore ufficiale del Clan, ma lavorò anche con Mina, Lucio Battisti e tanti altri, oltre a dedicarsi alle colonne sonore. Una delle più curiose è proprio questa, composta per “Delitto al ristorante cinese” di Bruno Corbucci, in cui Milian interpreta in una duplice parte: il solito ispettore di Polizia Nico Giraldi e un misterioso ristoratore dall'Estremo Oriente, autocitazione di un personaggio del western “Il bianco, il giallo, il nero” dello stesso regista. Un poliziottesco light, nel segno della summenzionata evoluzione del genere verso una sorta di variante leggera, più vicina alla commedia (se non all’auto-parodia), di cui Milian è l’incontrastato mattatore. Con l’ingresso del nuovo decennio, muta anche la musica: dal jazz-funky-lounge orchestrale delle origini a un pop sintetico più conciso e tipicamente 80’s. In questo caso, Detto Mariano riesce in una miracolosa ibridazione tra tipici fiati caldi da action-movie, ritmi post-disco e cadenze elettroniche robotiche, condendo il tutto con suggestioni orientaleggianti, a partire dal geniale riff di tastiera.

Paolo Vasile – “Escape” (“Il giorno del Cobra”, 1980)


Paolo Vasile - Il giorno del cobraUltimo contributo prescelto dall’epoca d’oro dei film noir e poliziotteschi all’italiana è questo tema di Paolo Vasile, noto soprattutto come produttore cinematografico e televisivo, nonché dirigente di primo piano a Mediaset e Telecinco. La sua ipnotica “Escape” ci immerge già in densi strati di tastiere, prefigurando quasi un antipasto della sontuosa soundtrack di Giorgio Moroder per “Fuga di mezzanotte”. Dall’era della “musica a mano armata”, restano il ritmo incalzante, i graffi delle chitarre e le incursioni pungenti dei fiati, a sporcare una gelida base elettronica. Il tutto al servizio delle nuove gesta avventurose di Franco Nero, pronto ad aggiornare il suo baffo al nuovo decennio per “Il giorno del Cobra” di Enzo G. Castellari, uno degli ultimi episodi dell’intera epopea poliziottesca, destinata ad affrontare, di lì a poco, un mesto tramonto.

Calibro 35 – “Eurocrime” (“Ritornano quelli di...”, 2010)


Calibro 35 - Ritornano quelli di...Ma non potevamo non chiudere il nostro speciale con la band contemporanea divenuta celebre proprio grazie al ripescaggio e alla rivitalizzazione di questo filone. Si tratta naturalmente dei Calibro 35, formazione milanese fondata da Enrico Gabrielli, ex-Afterhours e Mariposa, che nasce con l’obiettivo di reinventare alcune fra le più spericolate colone sonore di film poliziotteschi degli anni 70. Inizialmente si limiteranno a realizzare sole cover, ma, col tempo, Gabrielli & C. prenderanno confidenza con il genere, iniziando a comporre temi originali ispirati a quella tradizione. Ecco, allora, bordate funk e respiri jazz alternarsi a momenti rock e persino beat, tastiere vintage, bassi pieni, chitarre funky e flauti scintillanti sugli scudi, nonché accelerazioni pazzesche dall'impeto blaxploitation come questa “Eurocrime!”, tratta dall’album “Ritornano quelli di...” del 2010.



Playlist
  1. Riz Ortolani/Katyna Ranieri – “Strange World” (“Banditi a Milano”, 1968)
  2. Stelvio Cipriani – “La polizia ringrazia” (“La polizia ringrazia”, 1972)
  3. Ennio Morricone – “Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto - Originale” (“Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto”, 1971)
  4. Gianfranco Plenizio – “I picciotti” (“Afyon - Oppio”, 1972)
  5. Guido e Maurizio De Angelis – “Life Of A Policeman” (“La polizia incrimina, la legge assolve”, 1973)
  6. Ennio Morricone – “Rapimento” (“Milano odia: la polizia non può sparare – Almost Human”, 1974)
  7. Osanna – “Preludio” (“Milano calibro 9”, 1972)
  8. Goblin – “La via della droga” (“La via della droga”, 1977)
  9. Albert Verrecchia  - “Sequenza 13” (“Roma drogata, la polizia non può intervenire”, 1975)
  10. Franco Micalizzi – “Roma a mano armata” (“Roma a mano armata”, 1976)
  11. Bixio-Frizzi-Tempera – “Roma l'altra faccia della violenza – Titoli” (“Roma l'altra faccia della violenza”, 1976)
  12. Guido e Maurizio De Angelis – “The Reason Of A Just War” (“Roma violenta”, 1975)
  13. Franco Micalizzi – “Folk & Violence” (“Napoli violenta”, 1976)
  14. Francesco De Masi – “Weapons Of Death – Napoli spara” (“Napoli spara”, 1977)
  15. Franco Campanino – “Napoli si ribella” (“Napoli si ribella”, 1977)
  16. Guido e Maurizio De Angelis – “Driving All Around” (“Il cittadino si ribella”, 1974)
  17. Franco Micalizzi – “Sambamba” (“Genova a mano armata”, 1976)
  18. Piero Umiliani – “La legge dei gangsters” (“La legge dei gangsters”, 1969)
  19. Stelvio Cipriani – “La polizia ha le mani legate” (“La polizia ha le mani legate”, 1975)
  20. Luis Bacalov - Main Theme (“La polizia è al servizio del cittadino?” - “The Police Serve the Citizens?”, 1973)
  21. Armando Trovajoli – “La mala ordina” (“La mala ordina”, 1972)
  22. Piero Piccioni – “Kidnap” (“Fatevi vivi, la polizia non interverrà”, 1976)
  23. Luis Bacalov – “Summertime Killer” (“Ricatto alla mala”, 1972)
  24. Francesco De Masi – “The Big Game” (“The Big Game/ La macchina della violenza”, 1972)
  25. Armando Trovajoli – “Blazing Magnum” (“Una Magnum special per Tony Saitta”, 1976)
  26. Gianni Ferrio – “Un giorno in più” (“Tony Arzenta - Big Guns”, 1973)
  27. Stelvio Cipriani – “Mark il poliziotto” (“Mark il poliziotto”, 1975)
  28. Lallo Gori – “Il commissario di ferro – Sequenza 1” (“Il commissario di ferro”, 1978)
  29. Alessandro Alessandroni – “Cop’s Blood - Titles” (“Sangue di sbirro”, 1976)
  30. Franco Micalizzi – “Italia a mano armata” (“Italia a mano armata”, 1976)
  31. Pino Donaggio – “Al palazzo di giustizia” (“Corruzione al palazzo di giustizia”, 1974)
  32. Adriano Fabi - Sammy Barbot – “Mark” (“Mark il poliziotto - Spara per primo”, 1975)
  33. Stelvio Cipriani – “La polizia chiede aiuto” (“La polizia chiede aiuto”, 1974)
  34. Luciano Michelini – “La polizia accusa: il servizio segreto uccide” (“La polizia accusa: il servizio segreto uccide”, 1975)
  35. Giorgio Gaslini – “Ciò che è scritto nel vento” (“Rivelazioni di un maniaco sessuale al capo della Squadra mobile”, 1972)
  36. Piero Piccioni – “Colpo Rovente (Red Hot)” (“Colpo rovente”, 1969)
  37. Ennio Morricone – “Deep Down” (“Danger: Diabolik”, 1968)
  38. Bruno Zambrini – “Dinamica della fuga” (“Qui squadra mobile”, 1973)
  39. Guido e Maurizio De Angelis – “Napoli oggi” (“Il Marsigliese”, 1975)
  40. Stelvio Cipriani – “Dov’è Anna? (Titoli)” (“Dov’è Anna?”, 1976)
  41. Piero Umiliani – “Cinque bambole” (“Cinque bambole per la luna d'agosto”, 1970)
  42. Ennio Morricone – “Piume di cristallo” (“L’uccello dalle piume di cristallo”, 1969)
  43. Riz Ortolani – “Non si sevizia un paperino” (“Non si sevizia un paperino”, 1972)
  44. Bixio-Frizzi-Tempera - “Vai Gorilla” (“Vai Gorilla”, 1975)
  45. Luciano Michelini – “Black Jack” (“Anna, quel particolare piacere”, 1973)
  46. Gianfranco Plenizio – “Cat Theme” (“Milano violenta”, 1976)
  47. Riz Ortolani/Amanda Lear - “Look At Her Dancing” (“La ragazza dal pigiama giallo”, 1977)
  48. Detto Mariano - Delitto al ristorante cinese (“Delitto al ristorante cinese”, 1981)
  49. Paolo Vasile – “Escape” (“Il giorno del Cobra”, 1980)
  50. Calibro 35 – “Eurocrime” (“Ritornano quelli di...”, 2010)
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