Non solo classifiche: 20 album del 2025 scelti dalla redazione

08-01-2026
Il 2025 ha prodotto molta musica meritevole di attenzione: troppa perché tutta quanta riesca a emergere nei circuiti principali e ai piani alti dei bilanci di fine anno. Con la rubrica "Gli imperdibili", segnaliamo venti titoli che ci hanno colpito: non con la logica di una classifica, ma come rassegna di consigli personali. Venti album che abbiamo trovato preziosi e che speriamo possano esserlo anche per voi.
Ogni redattore partecipante ha scelto un paio di titoli, alcuni passati in sordina, altri decisamente in vista. Unica regola: solo album non recensiti personalmente (perché ripeterci non ci piace). Il risultato è una rassegna che attraversa i generi, dimostrando che dal rock all’elettronica, dal pop alle sperimentazioni, gli spazi per le sorprese sono innumerevoli. In particolare, le svariate proposte in area "Rock e dintorni" raccontano l'esistenza di scene dinamiche, che preferiscono l'esplorazione di nuovi incastri sonori alla riproduzione rassicurante di stili già codificati.

In fondo alla pagina trovate una playlist con un brano per ogni album scelto. Un modo diretto per incuriosirsi e avviare l'ascolto.

Rock e dintorni:

Betcover!! - 勇気 (Yuki)

betcoverI giapponesi betcover!!, guidati da Jiro Yanase (voce e chitarra) sono giunti al sesto album in otto anni di attività, attraverso un processo di maturazione che li ha infine portati a curare maggiormente la scrittura dei brani. Laddove in precedenza il loro misto fra rock alternativo e jazz-rock dalle sfumature prog rischiava di perdere occasionalmente il filo della matassa, con brani che a forza di mutare perdevano coerenza compositiva, a questo giro il rischio viene evitato: il tentativo riesce anche grazie a un parziale ripescaggio del cosiddetto mood kayo, corrente locale che fra la fine degli anni Cinquanta e l'inizio dei Sessanta coniò un'elegante forma di musica pop dai toni languidi e confidenziali. Il risultato è il loro miglior album e uno degli apici della musica giapponese di questi anni. (Federico Romagnoli)

Maruja - Pain To Power

marujaChe i Maruja fossero una delle band più interessanti e violente del panorama britannico si era capito largamente dagli Ep che la band va spargendo come una scia di briciole dal 2016. Eppure nessuno dei succitati extended play è stato in grado di fornirci sufficienti indizi su cosa avremmo trovato dentro questo primo, agognato Lp "Pain To Power". Certo il tonante, plumbeo post-hardcore/punk/rock/tutto per chitarre e sax è ancora il fulcro dell'opera, ma i brani sono più tondi che mai e raggiungono spesso i connotati dell'inno, grazie all'afflato rap rock di Harry Wilkinson ("Bloodsport", "Look Down On Us") e ai rinforzati muscoli metal dell'apparato strumentale ("Born To Die", "Trenches"). In numerose interviste recenti, la band di Manchester ha rivelato l'origine del misterioso nome, che pare sia stato scelto da Wilkinson dopo averlo visto in impresso su di un'insegna impolverata nel Sud della Spagna. E quindi Maruja, inconsapevolmente, significa davvero qualcosa come zitella, vecchia casalinga pettegola... Del resto, cosa c'è di più tagliente e distruttivo di una malelingua? (Michele Corrado)

Pulciperla - Tatekieto

pulciperlaLa musica è (anche) gioia! Se non siete convinti, ascoltate assolutamente questo esplosivo, coloratissimo album latineggiante, jazz-rock e fieramente contemporaneo che frulla suoni e culture diverse. Perfetto per chi ascolta con attenzione e ricerca citazioni e rimandi ma, sorprendentemente, anche eccezionale per animare una festa eccentrica. Un carnevale, che lascia estasiati e disorientati ma - attenzione! - tutt'altro che zuccheroso: quando serve, questo settetto franco-colombiano sa essere potente, gloriosamente rock, come nelle chitarre di "El Sol/L'Eclipse", che potete tranquillamente proporre all'amico che era in fissa con i Rage Against The Machine. Una delle sorprese nascoste di questo 2025. (Antonio Silvestri)

Turnstile - Never Enough


turnstilePer chi è cresciuto a pane, rock e metal a cavallo dei due millenni, "Never Enough" è un nostalgico tuffo nel passato, filtrato da una lente onirica. Le chitarre fragorose, che un tempo erano così centrali nella musica, si ascoltano dietro a melodie eteree, sin dalla title track in apertura. Persino l'hardcore, che i Turnstile praticano dagli esordi, è immerso in questa nuvola di dolce, calda malinconia. Sarà che i millennials adorano annegare nei ricordi, sarà che la band indovina alcune soluzioni che scartano dall'ovvio, come l'andamento zoppicante e la fanfara di "Dreaming", e pesta duro senza perdere mai di vista gli aspetti più suggestivi di questa nuova incarnazione: droni atmosferici, intrecci elettronici, citazioni ottantiane, code fantasmatiche. Quando si chiude con "Magic Man", la tentazione è di ripartire da capo: come si faceva con i vecchi compact disc, nel 2003 o giù di lì. (Antonio Silvestri)

Sharon Van Etten - & The Attachment Theory

vanettenSorprendente la trasmutazione di Sharon Van Etten che per il suo album targato 2025, pubblicato i primi giorni di febbraio, realizza due significative svolte artistiche ed estetiche non certo irrilevanti. La prima è quella di scrivere e diffondere le nuove tracce non più soltanto a proprio nome, ma vestendo i panni di leader di una vera band, The Attachment Theory. Frutto di un processo di scrittura collettivo, le dieci canzoni (e qui risiede la seconda novità) mostrano un tiro molto più rock del solito, un rock dai fortissimi risvolti gothic, che trasformano la Van Etten in un’affascinante eroina dark non troppo distante dal modello Siouxsie Sioux. La svolta estetica è confermata dalle uscite live della formazione, acclamata sui palchi che hanno ospitato il lungo tour promozionale. Un album senza pezzi deboli, anticipato dal formidabile singolo “Afterlife”, da annoverare fra le vette dell’intera discografia di Sharon. Ma occhio anche all’emozionale crescendo di “Live Forever”, al coinvolgente mood sintetico di “Idiot Box”, alle avvolgenti spire di “Trouble” e al sorprendente brioso passo indie-rock di “Indio”. Produce Marta Salogni, già di per sé garanzia di qualità. (Claudio Lancia)

Pop Muzik:

Ca7riel & Paco Amoroso - Papota

papotaCa7riel e Paco Amoroso sono due musicisti argentini che portano avanti un progetto in coppia parallelo alle rispettive carriere come solisti. Il primo, benché valido cantante e chitarrista, è nettamente orientato verso l'hip-hop, mentre il secondo, pur non curando le proprie basi strumentali, ha un'anima melodica più pronunciata e predilige la dance elettronica. Se finora i loro prodotti avevano sempre dato una sensazione di potenziale inespresso, con "Papota" le cose cambiano: registrato in parte in studio e in parte durante un Tiny Desk Concert leggendario (è quello che ha raccolto più visualizzazioni dal 2022 a oggi), consiste in un iperdinamico ibrido fra synth-funk, acid jazz, rap, soul e musica latinoamericana. Nove brani per 27 minuti scarsi di musica travolgente. (Federico Romagnoli)

FKA Twigs - Eusexua

fkaUno dei più riusciti matrimoni fra elettronica e urban-pop del 2025 è firmato a inizio anno da FKA Twigs. “Eusexua” è il disco più fruibile della sua carriera, e al tempo stesso raccoglie alcune fra le migliori canzoni mai composte dall’artista inglese, fra le quali spiccano i cangianti movimenti della title track. Un lavoro che trova in “Perfect Stranger” il singolo perfetto e in tracce liberatorie come “Girl Feels Good” e “Room Of Fools” il richiamo del dancefloor, con rispettivamente Madonna e Björk principali muse ispiratrici. “Drums Of Death” è un trionfo di spigoli e spezzettature, concepito insieme a Koreless, “Striptease” il momento più avvolgente, “Sticky” e la conclusiva “Wanderlust” le morbidezze più intimiste. Ma non è finita qui: dopo un tour che la riporta anche sui palchi di alcuni fra i più importanti festival musicali internazionali, verso fine anno arriva il disco gemello, “Eusexua Afterglow”, non una riedizione di “Eusexua” ma suo naturale completamento. (Claudio Lancia)

Gen Hoshino - Gen

hoshinoMusicista, autore, performer, ma anche attore amatissimo dal pubblico giapponese, Hoshino confeziona un disco che rispecchia pienamente la sua natura da artista a 360°: curioso, giocoso, capace di intrecciare mondi diversi senza mai perdere il tocco personale. "Gen" respira come un mosaico pop moderno: R&B vellutato, jazz smussato, spruzzi elettronici e un’anima funky calda e pulsante che attraversa l’album con naturalezza, alimentata anche dalle collaborazioni internazionali. Ogni brano sembra una piccola scena da film e affiora una delicatezza che non scivola mai nel sentimentalismo. Il titolo richiama un’idea di rinascita, di “genesi”, come se Hoshino stesse plasmando un nuovo mondo musicale: colorato, permeabile, ospitale. "Gen" non pretende interpretazioni, invita piuttosto a lasciarsi attraversare. È un disco che sorride, che si muove con elasticità e che conferma Hoshino come uno dei talenti più versatili della pop culture giapponese contemporanea. (Francesco Inglima)

Elettronica:

Darkside - Nothing

darksideUno speziatissimo mélange elettronico: il terzo album del progetto di Nicolás Jaar e soci è un crogiolo di essenze e generi. Un mix fatto di delicatezza, accostamenti a sorpresa (psichedelia e dub, jazz e cumbia, folktronica e kraut-rock), e soprattutto di sensazioni avvolgenti: nove pezzi che sono sì canzoni fatte e finite, ma davanti a tutto mettono il flusso e il clima. Con grande cura dei dettagli e un gioco affascinante di stratificazioni progressive, "Nothing" rapisce l'ascoltatore per 45 minuti, sollevandolo con delicatezza, cullandolo nella sua bolla di percezioni aumentate, e riappoggiandolo a terra con grazia subliminale. (Marco Sgrignoli)

Rochelle Jordan - Through The Wall

rochellejordanQuando una ha l'hit factor lo percepisci immediatamente. Già nel 2021 Rochelle Jordan aveva dato piena dimostrazione di avere accesso a un linguaggio ibrido, capace di convincere sia nei momenti più serrati e ballabili che in quelli dove l'anima r&b traspariva con maggiore impatto, con "Through The Wall" la compenetrazione è completa. Padrona di un lessico house'n'b che non fa prigionieri, con il suo terzo album la musicista canadese escogita un meccanismo di strisciante sensualità, classico nelle forme ma dotato di tutta la necessaria personalità per non cadere vittima di sé stesso. Tra le memorie baleariche di "Ladida", l'essenziale notturno di "TTW", la migliore versione di Kaytranada in "The Boy", Jordan si muove elegantissima ma imperiosa come vera diva della pista, non avendo mai bisogno di alzare la voce per farsi notare. Purissima classe, che non vedo l'ora di poter confermare dal vivo a Milano il prossimo 22 febbraio. (Vassilios Karagiannis)

Oklou - Choke Enough

olkouCome nebbia che lentamente si dirada all’orizzonte: la mia relazione con “Choke Enough” lungo il corso dell’anno è stata esattamente questo, la lenta ma costante riattualizzazione di un ascolto tanto sottile nelle frequenze quanto complesso nelle emozioni. Voce sussurrata, tastiere di gommapiuma e melodie barocche come da studi intrapresi in gioventù, il secondo album di Marylou Mayniel in arte Oklou è triste come lacrime sulla manica della giacca e poi caldo come un abbraccio, quietamente devastante nell’aggiornare la memoria elettropop di Imogen Heap all’era digitale. La ragazza è anche stata protagonista di un sorprendente episodio del Tiny Desk di Npr, durante il quale ha rielaborato le proprie canzoni con disarmante semplicità grazie alle armonie di un coro, mostrandone la struttura sottostante – e forse solo Stina Nordenstam, prima di lei, ha saputo nascondere il ferro dentro alla timidezza con tali risultati. (Damiano Pandolfini)

Antony Szmierek - Service Station At The End Of The Universe

szmierekC'è poco da fare: visto da qui, l'hip-hop britannico ha una marcia in più su quello statunitense. Sarà l'accento, sarà quel flow compassato che sostituisce lo swag arrogante con un incedere pigro e quasi sbadato. Saranno le basi, più tese e urbane - o forse soltanto più europee? Sta di fatto che in "Service Station At The End Of The Universe" la prima traccia parte e subito ti senti a casa. Che poi non è che quello di Antony Szmierek sia proprio hip-hop, è più spoken word - Kae Tempest ce l'avrete presente, ecco: Kae Tempest su basi progressive house. Synthoni, attacchi drum'n'bass, sequenze stutter che adesso vanno parecchio e fanno anche molto Ibiza. Le invenzioni abbondano, il tempo vola, e con le dodici tracce del disco si viaggia che è un piacere. Perché la voce di Szmierek ostenterà anche un'assenza di voglia, ma di abbandonarne il flusso a metà strada proprio non se ne parla. (Marco Sgrignoli)

Songwriter:

Annahstasia - Tether

annahstasiaHanno provato a stringerla dentro scomodi abitini r&b, puntando sul suo fascino da bellissima fotomodella, ma lei ha detto “no, no, no”. Con voce rauca come ghiaia, chitarra a tracolla e una spolverata di ottoni e archi in sottofondo, Annahstasia quest’anno è salpata alla ricerca di una dimensione nella quale poter esprimere la propria femminilità senza pressioni esterne né scomodi limiti razziali. Ispirato nell’anima da illustri matriarche come Tracy Chapman, Bobbie Gentry e Joni Mitchell, “Tether” è stata la rivelazione folk del mio anno, un album dall’immediato impatto emotivo, diviso tra la quiete di spaziose odi campestri e profonde estasi gospel. Un ascolto prezioso dalla prima all’ultima nota. Purtroppo è stato impossibile trovare un biglietto per i suoi concerti, a dimostrazione del fatto che, nelle retrovie delle uscite indipendenti, c’è ancora diversa gente che sente il bisogno di condividere momenti piccoli ma importanti come questo. (Damiano Pandolfini)

Friendship - Caveman Wakes Up

friendshipDavid Berman, quanto ci manchi. La spietata poesia dei Silver Jews, l’autoironia tragica dei Purple Mountains. Ma quanti semi hai lasciato lungo la strada: perché il tuo spirito continua ad aleggiare sulla rinascita del cantautorato alt-country americano. E sui Friendship, forse, più di tutti: c’è l’austerità di Bill Callahan, nelle canzoni di “Caveman Wakes Up”, c’è lo sguardo caustico di Vic Chesnutt; ma quando la chitarra angolosa e il timbro baritonale di Dan Wriggins si intrecciano sulla melodia di “Betty Ford”, è al cantastorie di “Random Rules” che viene subito da pensare. Frammenti di conversazioni perdute, istantanee di una quotidianità sfibrata, il senso della realtà che sembra polverizzarsi. Un proiettile contro una lattina di birra vuota e un seme di dente di leone sospeso nel vento, parti del tutto lungo i puntini della linea tratteggiata da “All Over The World”: “Felt the beating heart of God/ Laying down a roll of sod”. Voce della solitudine, voce della connessione di tutte le cose. (Gabriele Benzing)

Altrisuoni:

Ko Shin Moon - Sîn

ko shin moon
I Ko Shin Moon nascono nel 2017, a Parigi, quando Axel Moon rientra dall'India, dove ha studiato la musica locale, e unisce le forze con il produttore elettronico Niko Shin. "Sîn" è il loro quarto album: il suo titolo richiama sia un antico dio lunare mesopotamico, sia il concetto di peccato, tensione simbolica che attraversa l’intero progetto. Tra aperture acustiche, sintetizzatori, pulsazioni electropop e suggestioni che si muovono fra Asia Minore e subcontinente indiano, la scaletta innesta tradizioni esotiche in un linguaggio vitale e futuristico. Il singolo di lancio, "Perperişan", vede la partecipazione del più grande cantautore turco attuale, Mabel Matiz, ed è valso a quest'ultimo una denuncia da parte del ministero dell'Interno del suo paese, per oscenità (il testo si limita in realtà a descrivere un amore omosessuale). (Federico Romagnoli)

Zgarda - Zgarda

zgardaUn viaggio compatto ma intensissimo nella tradizione ucraina rivisitata con sensibilità contemporanea. Il collettivo Zgarda prende il nome da un ornamento tipico del folklore dei Carpazi, piegando strumenti acustici, canti polifonici e ritmiche ancestrali verso una forma sonora essenziale, diretta, priva di patina museale. La strumentazione è interamente acustica: bandura cristallina, violino stridente, cajón e djembe a sostituire la batteria, contrabbasso che alterna pizzicati jazz e droni, mentre la voce bianca di Vitraniuk, dinamica e imprevedibile, porta una freschezza quasi pop all’interno delle strutture. I sette brani oscillano fra danze vivaci e lamenti drammatici. In un momento in cui l’Ucraina riscopre con urgenza le proprie radici, “Zgarda” emerge come uno dei lavori folk più intensi del nuovo millennio: essenziale, autentico, culturalmente necessario. (Francesco Inglima)

Italia:

La Niña - Furèsta

laninaMusica tradizionale e autotune, cassa dritta e tempi dispari: non sarà il progressive folk dei Musicanova di Eugenio Bennato (non è più quell’epoca), ma la spinta alla commistione non ha molto da invidiare. La Niña è Carola Moccia, trentaquattrenne napoletana capace di far incontrare clavicembali e slanci reggaeton, tammorre e beat urbani, radicamento profondo e una voce vibrante che modella, con i suoni della sua lingua locale, un secondo album che sorprende e conquista per chiarezza di visione. (Marco Sgrignoli)

Joan Thiele - Joanita

joanthieleE venne anche per Joan Thiele la volta del disco italiano. Non che il passaggio alla lingua madre significhi nulla più di un'esigenza espressiva coincisa anche con la sua prima apparizione a Sanremo, "Joanita" è comunque ad oggi il disco più solido della cantautrice lombarda, melting-pot in cui voce e chitarra si mettono al servizio di un lessico tanto variegato quanto compatto. Dai tocchi latini di "Veleno", all'attitudine cinematica di "Dea" e "Occhi da gangster", Thiele coniuga un vibrante gusto per la sofisticazione sonora a un melodismo pienamente sbocciato, a suo agio tanto in contesti più ipnotici e sfuggenti ("Bacio sulla fronte") quanto in alvei più lineari (la sanremese "Eco") e strutture urbane ("XX L.A."). Sorpresa? Nient'affatto, semplicemente la completa fioritura di un'autrice adesso pienamente consapevole dei suoi mezzi. (Vassilios Karagiannis)

Jazz:

Mary Halvorson - About Ghosts

a1750061569_161Inquieto, teso, imprevedibile. “About Ghosts” (Nonesuch Records) è il sedicesimo album da leader di ensemble della chitarrista newyorkese Mary Halvorson, una delle più brillanti strumentiste e compositrici jazz contemporanee. L’album è un fiorire di trovate timbriche, melodiche e armoniche fulminee che guardano simultaneamente in mille direzioni, dallo string jazz al tropicalia, dai progetti Chicago Underground alle macchine di Bebe Barron. Accompagnata da una speciale band composta da altrettanto talentuosi interpreti jazz odierni – in particolare Tomas Fujiwara alla batteria, Patricia Brennan al vibrafono, Immanuel Wilkins al sax alto e Brian Settles al sax tenore – la chitarra di Halvorson ci conduce tra elettrizzanti fughe jazzy con improvvise aperture corali (“Carved From”), pause riflessive tra il moderno (“Eventidal”) e il classico sbavate dalla leva del vibrato (“About Ghosts”), marce sospese tra i Tortoise e il bebop (“Amaranthine”), soli che incontrano contemporaneamente l’elettronica e l’orchestrazione (“Endmost”). Tutte tracce dalle svolte sorprendenti e dai finali inaspettati. (Maria Teresa Soldani)

Makaya McCraven - Off The Record

makayaLa smania da parte di troppe testate specializzate nel voler chiudere anzitempo le chart di fine anno continua a penalizzare alcuni ottimi lavori pubblicati nella parte conclusiva del calendario. Motivo per il quale non troverete nelle liste dei migliori del 2025 il monumentale nuovo progetto di Makaya McCraven. Un vero peccato, perché il batterista americano con “Off The Record” ha realizzato – secondo chi scrive - uno dei migliori album di area jazz degli ultimi tempi. Quando abbiamo a che fare con McCraven parliamo di un jazz iper-contaminato, poco convenzionale, impregnato di influenze e collaborazioni. Makaya ha inizialmente diffuso le venti tracce di “Off The Record” in quattro Ep resi disponibili a cadenza quotidiana, fra il 28 e il 31 ottobre, una suddivisione avente una logica temporale più che stilistica, visto che le registrazioni si sono succedute nello spazio di dieci anni, con riprese live e session in studio che partono dal 2015, nelle quali al centro del progetto rimane sempre saldo il ritmo, fra groove incandescenti e improvvisazioni mai meno che eccitanti. Fra i musicisti coinvolti spiccano i nomi di Jeff Parker e Ben Lamar Gay. Per continuare a scrutare verso il futuro della musica jazz. (Claudio Lancia)