Zgarda - Zgarda

2025 (autodistribuito)
folk ucraino

Gli Zgarda (Зґарда) sono una band folk nata nel 2018, ma arrivata all'album di debutto solo quest'anno, anche per via delle numerose attività parallele dei membri fondatori, oltre che dei diversi cambi di formazione. 
Il nucleo portante del progetto è costituito da Ihor Didenchuk (contrabbasso e sopilka, tipico flauto ucraino), Vladyslav Vakoliuk (bandura, strumento locale che combina elementi di liuto e cetra) e Yuliia "July" Vitraniuk (voce). Sono tutti e tre musicisti con formazione accademica e si sono conosciuti a Kyiv, nonostante i primi due siano originari dell'oblast' di Volinia.
Didenchuk è anche membro dei Go_A e ha fatto parte dal 2019 al 2023 dei Kalush. Con ambo i gruppi si è distinto all'Eurovision Song Contest, ottenendo il quinto posto nel 2021 e la vittoria nel 2022.
Anche Vakoliuk conduce una carriera parallela come membro dei Tin' Sontsya (Тінь Сонця), mentre Vitraniuk riversa le energie principalmente negli Zgarda, per i quali seleziona il materiale tradizionale da rielaborare collettivamente.

Gli Zgarda sono una band folk con tutti i crismi, a differenza dei loro progetti collaterali, che vantano sì forti contaminazioni con la musica regionale ucraina, ma le innestano su basi che sono ora dance (Go_A), ora hip-hop (Kalush), ora metal (Tin' Sontsya). 
L'intento di investigare il proprio passato è palese sin dal nome: gli zgarda sono infatti amuleti in forma di collana o collare, le cui origini vanno indietro fino al medioevo e sono legate all'etnia huzula, stanziata nella regione carpatica al confine con la Romania.

L'omonimo album di debutto è autodistribuito dalla band e pubblicato per ora in formato esclusivamente digitale. La formazione che lo ha registrato comprende, oltre ai tre fondatori, il violinista Yurii Ivaniuk e il percussionista Andrii Yuskevych. Non è stato fatto alcun ricorso a chitarre, batteria, basso elettrico o tastiere.
La scaletta è composta da sette brani ottenuti arrangiando, assemblando e/o completando canti tradizionali, frammenti di melodie antiche e testi tramandati oralmente.
Vitraniuk canta utilizzando la tecnica della voce bianca tipica dei paesi slavi (da non confondere con l'accezione italiana di voce bianca), pur aggiungendovi dinamismo grazie a una sensibilità vicina alla musica pop, se non addirittura rock (nei tratti in cui accelera, la voce di Vitraniuk somiglia curiosamente a quella di Kora, cantante polacca alla guida della leggendaria band post-punk Maanam), rivendicando con orgoglio di non approcciarsi alla materia con la stessa rigidità delle vecchie generazioni. Didenchuk e Ivaniuk arricchiscono ulteriormente la tavolozza con cori e controcanti.
 
Gli arrangiamenti contengono anche altri elementi estranei al folk ucraino: le percussioni utilizzate, djembe e cajón, provengono rispettivamente da Mali e Perù. Discorso diverso per violino e contrabbasso, che non saranno originari di quei luoghi, ma vi si sono introdotti attraverso la musica classica e sono ormai parte integrante della cultura slava, che ha del resto dimostrato di saperne fare uso eccelso. A ogni modo, a togliere ogni dubbio sul baricentro della band sono gli arpeggi cristallini della bandura, strumento principe della tradizione ucraina, con la ciliegina sulla torta data dal suono pagano del sopilka, che spunta verso il finale del disco.
Il contrabbasso alterna scansioni ritmiche di stampo jazz, con le corde pizzicate, a droni e tessiture in cui sfrutta l'archetto, mentre il cajón sostituisce egregiamente la batteria con il solo ausilio di qualche piatto e il violino non lesina suoni stridenti che fanno da contraltare alla delicatezza della bandura
Tre brani sono ritmati e danzabili ("Dubrovon'ka", "Lystochku z yavora", "Petrivochka"), tre sono lenti e drammatici ("Ne khody, Ulane", "Na nebi misyats'", "Vesil'na"), mentre la conclusiva "Kotky dva" è una cantilena malinconica, tenue come un alito di vento.
 
Pur avendo ottenuto solo una frazione degli ascolti in streaming degli altri progetti a loro legati – ma va detto che a differenza di quelli non vantano il supporto di alcuna casa discografica – gli Zgarda sono più che mai decisi a portare avanti la propria attività, sfruttando anche la notevole comunità di appassionati di musica folk con base a Kyiv, che per paradosso si è andata rafforzando negli ultimi tre anni, ossia da quando la Russia ha aggredito il paese. 
Questo breve album di debutto, con i suoi 25 minuti di durata, rappresenta uno dei punti più alti toccati dal folk ucraino nel nuovo millennio e non sfigura affatto accanto alle pubblicazioni di leggende della scena come i DakhaBrakha.

21/11/2025

Tracklist

  1. Дубровонька (Dubrovon'ka)
  2. Не ходи, Улане (Ne khody, Ulane)
  3. Листочку з явора (Lystochku z yavora)
  4. На небі місяць (Na nebi misyats')
  5. Весільна (Vesil'na)
  6. Петрівочка (Petrivochka)
  7. Котки два (Kotky dva)


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