È stata definita “un ibrido tra Teresa De Sio e Rosalía”, ma Carola Moccia, per gli amici La Niña, è sicuramente molto di più. Classe ’91, l’artista partenopea ha elaborato un’originale fusion tra canzone napoletana, Uk bass, battiti reggaeton e altri aromi etnici. Una proposta che si colloca perfettamente nella storia sempiterna di contaminazioni artistiche di ogni genere che Napoli si porta dietro da sempre e che negli ultimi tempi, in particolare, si sta manifestando in una delle scene urban più interessanti e rigogliose della penisola, di cui Liberato è l’alfiere indiscusso e Nziria una delle proposte più intriganti ed estreme.
Prima di approdare all’attuale formula, che le è valsa anche una prestigiosa Targa Tenco nel 2025 come Migliore album in dialetto grazie a Furèsta, La Niña è passata attraverso un’altra esperienza significativa, in formato elettropop. Un duo, di nome Yombe. Ma riannodiamo tutti i fili della storia…
Elettropop in salsa partenopea
Nata a Napoli e cresciuta a San Giorgio a Cremano, Carola Moccia si avvicina alla musica fin da piccola, complice un ambiente familiare artistico. Inizia studiando chitarra, grazie alla quale muove i primi passi nella scrittura di canzoni. Dopo il liceo scientifico si laurea con lode in Filosofia e storia all’Università Federico II. In quel periodo collabora anche con diversi musicisti, tra cui Jovine dei 99 Posse e Roberto Angelini, che la porta più volte sul palco televisivo di "Gazebo".
Terminati gli studi, si trasferisce a Milano per dedicarsi alla musica e completa un master in comunicazione musicale alla Cattolica. Nel 2014 entra nel progetto Fitness Forever come chitarrista e voce, esperienza in cui incontra il produttore Alfredo Maddaluno, alias KWSK Ninja, futuro partner artistico e personale. Con lui, sotto lo pseudonimo di Cyen, fonda nel 2015 il duo elettropop Yombe e trascorre un periodo a Londra prima di stabilirsi a Milano, nel quartiere di Lambrate, dove i due divideranno l'alloggio con Colapesce, amico e collaboratore di Maddaluno.
Il debutto degli Yombe arriva con il singolo "Vulkaan" e con l’omonimo Ep Yombe pubblicato nell’aprile 2016. Lo stile del duo mescola electro-pop e incursioni etniche (quei sample caraibici tanto amati dai producer di ultima generazione), con in bella evidenza la voce di Cyen, capace interprete tanto di uno strisciante r&b, quanto di una trap fatta ad arte per la classica club attitude. Il difetto principale di questo esordio è una sottile mancanza di originalità, la tendenza ad asservirsi alle tendenze anglofone, senza tirare fuori tutto quel potenziale di carisma che il progetto sembrava possedere.
Dopo un’intensa attività live in Italia e all’estero, il duo firma con Carosello Records e pubblica i singoli "Tonight" e "Nothing New To Me", aprendo la strada all’album Goood, che esce nel novembre 2017 e segna una netta svolta.
La differenza sostanziale tra una delle tracce di lancio della coppia, come “Vulkaan”, e il succitato singolo di traino dell’album “Nothing New To Me” consiste nella presa di distanze del duo italiano dal pop generalista (sullo stampo di Rihanna), in direzioni più lontane dalle discoteche e più vicine ai quartieri statunitensi dove il soul sta risorgendo, anche grazie ai grandi nomi della nuova black music (su tutti, Solange e Blood Orange). Con un ficcante chorus (“Your kiss, your caress/ Are nothing new to me/ Your lips, every smile/ Nothing new to me”) cantato sul timbro di una Kelela con un’aria di sensualità à-la Abra, su uno sfondo sintetico che riporta alla mente le più recenti declinazioni dell’r&b, tra clap hands, qualche kick in Roland TR-808 e un sostegno chillwave pitchato.
Proprio in “Fighter” si sfiorano i toni pastello dei ritornelli di Devonté Hynes, mentre la raffinatezza di “My Veins Are Roads” gioca efficacemente con le voci che, doppiate, effettate, mutate in coro, rimangono sempre calde e avvolgenti. Dal punto di vista del producer Alfredo Maddaluno, invece, è la presenza degli insegnamenti di Flume a titaneggiare durante quasi tutte le tracce, con i suoi step possenti, i pad cosmici, i beat dal passo lungo.
Il teorema che vede l’ottima compagnia del dubstep del produttore australiano con le voci femminili soul è ormai dimostrato, e gli Yombe lo adoperano perfettamente, e con non poca arguzia, aggiungendo talvolta momenti etnici bonobiani, altre volte passaggi Edm (lo stesso ritornello di “Nothing New To Me”). L’altro singolo “Tonight” resta fin troppo nell’ombra di Flume (specificamente tra “You And Me” e “Say It”), finendo per recuperare terreno solo nella seconda sezione, quando il producer decide di investire il brano con una tempesta di arpeggi sintetici.
Il risultato di Goood è un godimento triplo come le "o" del titolo: un impasto di elettronica non casuale, tra Flume e SBTKRT, accompagnato dalla voce di spessore di Cyen, che spazia dall’r&b classico alle sue ultime tendenze (compresa Fka Twigs), senza complicazioni eccessive. Un disco immediato e fruibile, che scivola via in sole nove tracce, di cui la metà sono brevi interludi electro-soul. Un lavoro interamente italiano, capace di stare al passo dei trend contemporanei.
Dopo l'uscita dell'album, gli Yombe vanno in tour e riescono anche ad aprire i concerti di artisti come Ghemon e Little Dragon. Sbarcano anche a Londra per presentare il singolo “Secret A Boiler Room”. Nel 2018, tuttavia, terminano il loro contratto con Carosello Records, decidendo anche di concludere l’intero progetto e focalizzarsi su nuove sonorità. Per Carola Moccia è giunto il tempo di smettere i panni di Cyen e di assumere una nuova personalità, quella della misteriosa e affascinante La Niña.
Un Eden mediterraneo
Carola decide di ritornare insieme a Maddaluno a Napoli. Qui inizia a sentirsi sempre più legata alla cultura e alla musica della propria terra, scegliendo così di abbracciare il napoletano come lingua espressiva principale. Insieme a Maddaluno comincia a esplorare nuove sonorità, dando vita nel 2018 al progetto che ne definirà al meglio l’identità artistica. La Niña definisce la sua musica come una "soluzione agrodolce di R&B nostalgico, pop succoso e rap viscerale". Una formula che trova espressione nel primo singolo “Anni 90” (2018), che, come da titolo, mette in fila con ironia una serie di riferimenti alla cultura pop di quel decennio.
Un anno dopo firma con La Tempesta Dischi e il 28 giugno pubblica il singolo "Croce", scritto di suo pugno e prodotto da KWSK Ninja (Alfredo Maddaluno), un brano che intreccia sonorità elettroniche e radici partenopee con la voce di La Niña che si muove tra confessione e tensione emotiva, con una produzione asciutta e pulsante. Segue a stretto giro, "Niente cchiù", brano più morbido ma altrettanto intenso, che mette al centro la vulnerabilità con una produzione più minimalista. Dopo la partecipazione con un breve cameo al video "Le ragazze di Porta Venezia - The Manifesto" di Myss Keta, Moccia fa uscire "Salomè", ultimo singolo realizzato per La Tempesta, il più teatrale di tutti, costruito su atmosfere sensuali e cangianti, tra suggestioni mediterranee ed elettronica scura: un racconto quasi cinematografico che si snoda attraverso versi taglienti: “Fernesce malamente chi 'a vo' fa' cuntenta. 'O sanghe 'a fa ascì pazza manco fosse argiento. Ce sta chi pe' 'na notte l'ha creduto ammore. E s'è truvato c' 'a capa int' a 'nu piatto d'oro”.
Nel 2020 La Niña firma con Sony Music Italy, che pubblica il nuovo singolo, la morbida ballad mediterranea “Fortuna”. Seguono a stretto giro un nuovo singolo (per Sugar), l’ipnotico “'Na cosa sola” e l’Ep di debutto per Sony, Eden (2021), interamente scritto, composto e prodotto da Moccia e KWSK NINJA. Un lavoro che costruisce un immaginario potente fin dalla copertina, dove La Niña appare avvolta da un serpente di cristallo, cui Freud guardava come il simbolo del potere maschile, mentre schiaccia con un piede un teschio, sotto un Vesuvio fumante.
Moccia intreccia le radici electropop, future r&b e bass music a suggestioni provenienti dalla tradizione napoletana, costruendo un’estetica personale e immediatamente riconoscibile, fin dall’iniziale "Cient’anne", numero avant-pop che riflette su rimorsi e attese sospese, rivendicando la vulnerabilità come spazio di libertà. "00:00" spinge sul lato più cupo, con pulsazioni post-house martellanti, mentre "'Na cosa sola" allestisce atmosfere alla Sevdaliza, sposando trip-hop e darkwave per raccontare la lotta con i propri demoni e il bisogno d’amore che resiste. Con la matrice urban di "Lassame sta’" emerge il desiderio di protezione e distanza emotiva, mentre "Fortuna" e "Storia di Afrodite" restano più radicate nella canzone partenopea, narrando rispettivamente una storia di migrazione, che trasforma il mare in luogo di paura e memoria (“‘Nfonno ‘o specchio se vere ‘o futuro, t’è vestuto e dimane staje annuro. Alluccàmme e nun ce sente nisciuno e si arrivamme po’ ‘a chiammamme Fortuna”) e una rilettura contemporanea del mito di Afrodite in chiave di autodeterminazione femminile.
Al lancio del progetto contribuiscono la versione rivisitata di “Lassame sta”, in duetto con Gemitaiz, e il nuovo singolo “Tu”, insieme a Franco Ricciardi, che unisce l’intensità ruvida del cantautore partenopeo alla sensibilità più sospesa e moderna di La Niña, creando un suggestivo equilibrio tra tradizione popolare e produzione contemporanea. Il brano diventa una hit, con 5 milioni e mezzo di riproduzioni su Spotify.
A suggello dell’interesse crescente per l’attività di Moccia, esce anche il corto “La notte delle Lumere” diretto da Francesco Coppola per Amazon Music, che la vede protagonista mentre si esibisce in tre brani (“Salomé”, “Na cosa sola”, “00:00”).
Nel 2022 La Niña prende parte a diversi progetti trasversali della scena italiana. È ospite in "Non passa mai" di Clementino, insieme a Ensi, brano incluso nell’album "Black Pulcinella". Nello stesso periodo collabora con Peppe Barra in "A città d’e sante", contenuto nel disco "Cipria e caffè", quindi partecipa a "XTC" di Myss Keta, al fianco di Big Mama, traccia presente nell’album "Club Topperia".
Il 24 febbraio 2023 pubblica il singolo "Blu", realizzato in collaborazione con la cantante britannica Mysie, seguito il 13 settembre da "Nunn 'o voglio sape'". È il preludio all’atteso debutto sulla lunga distanza.
Non solo Vanitas
È Sugar a pubblicare il primo album ufficiale a nome La Niña, intitolato Vanitas. (2023). È qui che la fusion operata da Moccia tra canzone napoletana, Uk bass, battiti reggaeton e altri aromi etnici inizia a dare i frutti più interessanti, mettendo in evidenza anche un’ugola pregiata che un po' ricorda Teresa De Sio, oltre a un eclettismo che nasce da influenze disparate (Carola cita tra le sue ispirazioni Pino Daniele, Carmen Consoli, Fka Twigs, Caroline Polachek e Sevdaliza).
Poste in apertura del breve disco, “Selenè” e “Vipera” ribadiscono la sensatezza dei paragoni importanti sentiti in giro, quello con FKA Twigs nel primo brano e quello con Rosalìa, altezza “Motomami”, nel secondo. Ovviamente è però la canzone folclorica e neomelodica napoletana l’epicentro di queste scorribande urban. “FCCV”, acronimo di famm chell ca vuoj, ci presenta La Niña nella sua versione più ammiccante. Carola Moccia non ha però bisogno di essere sboccata (capito Madame?) per intrigare, e le sue fusa sono una danza tra i beat gommosi e le rimembranze arabesche.
Prima di una parte finale di disco decisamente rilassata, forse anche un po’ troppo quando si incaglia nei lenti “Blu” (comunque deliziosamente svolazzante) e “Notte”, troviamo l’esperimento più interessante di tutti, una “Harakiri” con la tammorra a fare le veci del basso Uk garage.
Disinvolta sia quando giocherella con testi filastrocca che quando spara riferimenti colti (numerosi invero, a partire dalla copertina à-la Salvator Rosa), La Niña si rivela forse ancora un po’ acerba, ma non annoia mai e mette in mostra un potenziale consistente, che le potrebbe consentire di occupare un posto di rilievo nella musica italiana degli anni a venire.
Il suo indubbio appeal e la sua poliedricità le consentono anche di esordire come attrice, nella serie televisiva “La voce che hai dentro”, creata e interpretata da Massimo Ranieri, per la regia di Eros Puglielli, e trasmessa su Canale 5. Nella serie, di cui scrive anche la colonna sonora, Moccia interpreta il ruolo dell'aspirante cantante Regina.
Dopo il nuovo contratto discografico, con la Bmg, La Niña partecipa alla serata delle cover del Festival di Sanremo del 2024, in cui si esibisce insieme a BigMama, Gaia e Sissi in una debordante versione di “Lady Marmalade”.
Tutto è pronto per il difficult second album.
La femmina furèsta
Preceduto dal singolo “Guapparìa”, l’atto secondo di La Niña prende il titolo di Furèsta (2025) e irrompe nella scena italiana come un instant classic. Un disco appunto furèste, nel gergo più selvatico di un aggettivo che in dialetto partenopeo sottintende appunto indomabilità, per uno stile che pesca a piene mani tanto dalla villanella tradizionale quanto dal vasto serbatoio mediterraneo, visto che ospita in due brani Kukii, cantante, compositrice e produttrice egiziana-iraniana, e Abdullah Miniawy, poliedrico artista di origini egiziane.
Se agli esordi veniva spontaneo pensare a lei come a una sorta di Rosalía napoletana, la suggestione in parte regge ancora: lo sposalizio tra suggestioni urban (reggaeton, trap, etc etc) e folk locale è in effetti l'idea centrale della musica di entrambe le artiste. Eppure, Furèsta ci mostra intenzioni completamente diverse rispetto a quelle della superstar catalana. Mentre Rosalía di disco in disco mitiga la sua anima folklorica, potando a poco a poco le radici flamenco della sua musica, La Niña (almeno per ora) fa esattamente il contrario, scavando sempre di più nella tradizione, riducendo al contempo la componente contemporanea. L'opera di recupero, quasi di scavo, della tradizione da parte di Carola fa di Furèsta un universo folklorico che travalica ampiamente i confini di Napoli e della napoletanità, abbracciando buona parte del Sud Italia (si pensi alle nacchere pugliesi di "O ballo d' 'e 'mpennate") e solcando il mediterraneo fino al Medio Oriente (le litanie da muezzin di Abdullah Miniawi in "Sanghe").
La ricerca della Niña procede di pari passo a un'elaborazione del suono pregevole, che rivitalizza vecchi canoni con snodi elettronici e soluzioni ritmiche moderne - un processo che più che la succitata Rosalía ricorda il raffinato cantautore asturiano Rodrigo Cuevas (del quale si consiglia di recuperare l'ottimo "Manual de romería"). In soli due minuti "Guapparia" chiarifica come mai La Niña, al netto di un carattere fortemente votato all'empowerment femminile, stia facendo parlare così tanto di sé in giro per la penisola: il ritornello, debitamente scaraventato al centro di una tempesta di tammorra e mandolini pizzicati, è semplicemente irresistibile. Giusto un filo meno euforica, "Figlia d' 'a tempesta" bissa l'immediatezza della traccia d'apertura e, come si dice dalle parti della Moccia, fa scopa e primiera di ascolti streaming.
La varietà di possibilità di Furèsta non si ferma però a questa sorta di inni avant-folk da classifica e quindi in scaletta si può incontrare tanto un arrangiamento apocrifo di De Simone ("Oinè") quanto dell'elettronica tellurica di ispirazione deconstructed club ("Tremm"). Non sono meno veraci i lenti "Ahi" e "Chiena 'e scippe", il primo immerso in languidi arrangiamenti di mandolino e il secondo tra sintetizzatori vaporosi, efficaci per far risaltare i graffi del titolo (che ritroviamo anche sulla copertina del disco).
Griffato in copertina da un dipinto del pittore Ciro Morrone, Furèsta si aggiudica la Targa Tenco come Miglior album in dialetto e proietta la sua autrice di diritto nell’olimpo dell’avant-folk tricolore contemporaneo. “I miei riferimenti oggi sono campagnoli, barocchi, ancestrali e molto poco urbani. E mi apro al Mediterraneo”, spiegherà Carola Moccia, sottolineando la sua evoluzione.
In un contesto italiano in cui la ricerca folclorica torna (finalmente) ad acquisire un peso centrale – si pensi alle recenti prodezze di Daniela Pes, Brigan, Carmen Consoli, Massimo Silverio e altri - La Niña sta riuscendo nella missione di conquistare un pubblico trasversale, anagraficamente e in fatto di gusti. E ci sta riuscendo con un pugno di canzoni certamente orecchiabili, anzi addirittura impattanti, ma mai e poi mai scontate. Aggiungiamo una presenza scenica forte, fatta di interpretazioni vibranti e movenze sensuali ad accompagnare testi di rabbia e rivalsa sostenuti dal ritmo battente, e abbiamo tutti gli ingredienti per una nuova stella della canzone italiana. Non resta che sperare di poterla preservare dalle distorsioni del music business nostrano. E la miglior garanzia resta proprio lei, Carola Moccia, capace di esporsi con coraggio anche su un tema spinoso come Sanremo. A dispetto delle voci che la vedevano prima in lizza per l’Ariston e poi nella lista degli esclusi, la cantante partenopea ha puntualizzato con fermezza: “Non si può essere esclusi da qualcosa a cui non si prende parte. Non ho mai inviato alcun brano al Festival, quindi non c'è nessun mistero e nessun retroscena" – ha scritto su Instagram - "È una scelta semplice e radicale, maturata nel tempo. In questi anni ho sfiorato da vicino quei mondi, ne ho osservato i meccanismi, le luci, le gerarchie. È anche grazie a quella distanza vigile che ho capito dove, per me, la musica resta viva e necessaria. Il modo in cui oggi Sanremo mette in scena la musica appartiene a un altro paesaggio: un grande dispositivo che decide dove puntare la luce e dove toglierla, secondo logiche che hanno poco a che fare con la cura, l’ascolto e la ricerca. Non è un giudizio morale, è una distanza di linguaggio. Io non mi riconosco in quel racconto. La mia musica preferisce altri luoghi e altri tempi: i palchi dei club, dei teatri, dei festival, dove ci si può guardare negli occhi e respirare insieme”. Se ci fossero stati ancora dubbi, insomma, la personalità mostrata dall’indomita chanteuse di Furèsta li ha spazzati via ancora una volta.
Contributi di Gabriele Senatore (“Goood”)
| LA NIÑA | ||
| Eden (Ep, Sony, 2021) | ||
| Vanitas (Sugar, 2023) | 7 | |
| Furèsta (Bmg, 2025) | 7,5 | |
| YOMBE | ||
| Yombe (Ep, Locale Internazionale, 2016) | ||
| Goood (Carosello, 2017) | 6,5 |