Il mondo sta facendo letteralmente il countdown verso l’utimo episodio di “Stranger Things”. Una serie divenuta storica ancor prima di terminare, forse più influente che bella. Che ha, per dirla con Simon Reynolds, innescato la retromania dilagante nell'universo dell'audiovisivo. Tra le varie armi utilizzate dal serial dei fratelli Duffer per catapultarci in un mood ispirato ai coming of age di fantasia degli anni Ottanta c'è sicuramente l'utilizzo di una colonna sonora non originale ficcante, dove le canzoni scelte per innescare il pathos dei momenti clou diventano protagoniste al pari dei personaggi, al punto di vivere una seconda vita anche al di fuori dello schermo – diventando virali su Tiktok, arrivando in cima alle top globali delle varie piattaforme streaming o facendo addirittura capolino nelle classifiche di vendita di alcuni paesi. Da “Stranger Things” in poi, questo utilizzo di brani storici o di culto è addirittura aumentato nel mondo delle serie Tv. La cosa in realtà non fa che ricordarci quanto il mondo delle serie sia indissolubilmente legato a quello della musica pop, ben più che il cinema. E non da una decina d'anni, ma almeno da mezzo secolo. Questa nuova rubrica di OndaRock nasce come un viaggio, anche piuttosto disorganizzato, nella storia delle canzoni più legate al mondo delle serie tv. Ne proporremo cinque in ciascun volume e nel frattempo le implementeremo in una playlist a tema.
Il male, a volte, lo guardiamo in faccia e non lo riconosciamo. È l’ora prima del tramonto, nella luce dorata della Lousiana. La berlina scura dei detective Gilbough e Papania (quelli dell’interrogatorio-fiume al Rust Cohle con baffi e coda di cavallo) si ferma accanto al giardino di un cimitero, per chiedere informazioni a un uomo alla guida di un tagliaerba. La sua figura resta in controluce, nascondendo alla vista le cicatrici che porta sul volto. La rivelazione è lì, a portata di mano, ma il destino è fatto di bivi imponderabili. E mentre il motore del tagliaerbe riparte, si fanno strada le corde vibranti della chitarra di Townes Van Zandt, insieme a quella voce affilata come una lama. Parla di polmoni avvelenati, parla di sogni oscuri: “Lungs” è una delle canzoni più sofferte del songwriter texano, dal suo disco omonimo del 1969 (ma la versione più intensa la trovate su “Live At The Old Quarter, Houston, Texas”). “Salvation sat and crossed herself and called the Devil partner”, canta Townes, e le sue parole sembrano disegnare una mappa nascosta per Carcosa. Laggiù, tra le paludi del bayou, i segreti restano confinati nell’ombra.
Rape Me – Succession 3*3
“Succession” non è esattamente una serie famosa per un grande utilizzo di colonna sonora non originale. Eppure quando lo fa, come in questo caso, è al suo solito geniale, nera, pungente. Shiv Roy si appresta a fare la sua scalata nei ranghi dell’impresa di famiglia ed è chiamata a fare un discorso pubblico agli azionisti molto dedicato, deve rispondere infatti a delle gravi accuse di molestie sessuali mosse a un’alta carica dell’impresa. Dopo poche frasi del suo discorso, in sala echeggiano gli iconici accordi della Fender Jaguar di Kurt Cobain e poi, va da sé, il ritornello ringhiato con programmata rabbia, che urla “Rape Me” – stuprami. E’ uno scherzo, tanto ficcante quanto di cattivo gusto, del fratello coltello Kendall, che ha piazzato in vari punti del salone delle potentissime casse JBL allo scopo di sabotare la credibilita’ della sorella. Per la serie: una scelta musicale non deve necessariamente emozionare, può anche fare male e farci sghignazzare tra i denti.
Paper Thin Wall – The O.C. 2*7
Ci fu un periodo nel primo decennio degli anni Zero in cui ascoltare musica indie era la cosa più cool del mondo. Era certamente anche merito delle serie tv, che mai come allora avevano tanta influenza su moda e costume. Il teen drama per eccellenza di quegli anni, "The O.C.", contribuì a plasmare il gusto degli adolescenti di quegli anni con gran forza. Non solo (in una gag passata alla storia) Seth Cohen afferma con fare smargiasso di preferire i Death Cab For Cutie ai Metallica, ma addirittura i protagonisti della serie frequentano il Bait Shop, una venue che nel corso degli episodi, tra gli altri, ospita The Walkmen, Killers, Thrills e Subways. L’apparizione più romantica al Bait Shop però, per qualsiasi indie kid dell’epoca, rimane quella dei Modest Mouse, che, avvolti nelle tradizionali camicie di flanella, elettrizzano la folla con gli arpeggi spigolosi e arzilli di “Paper Thin Walls.
Crapa Pelada – Breaking Bad 3*13
Gael Botticher è uno dei personaggi più odiosi di "Breaking Bad". Probabilmente, se non ci fosse stata una certa Skyler, staremmo parlando del campione assoluto. Gael è un nerd, un eccentrico: lo è per le letture, per l’intrinseca genialità e per l’alienità al contesto in cui si trova a operare, con il quale stride forse ancor più di Walter White e, va da sé, di Jesse. A un certo punto della terza stagione, inconsapevolmente, Gael diventa una minaccia per White. Gus Fring è infatti sul punto di sceglierlo per impiazzare Walter nella sua micidiale organizzazione di produzione di metanfetamine. In forte contrasto sia con la tensione crescente di quel punto della serie, sia con il suo contesto americanissimo e post-moderno, per la scena madre di Gael Vince, Gillighan fa una scelta musicale rocambolesca quanto geniale. Giusto prima che Gus si presenti a casa sua per fare il drastico punto della situazione, Gael si sta rilassando nel suo appartamentino circondato di maschere etniche, vecchie macchine fotografiche e libri di Stephen King. Mentre innaffia le piante, intona a memoria i coretti in milanese anni 40 di “Crapa pelada” del Quartetto Cetra!
Irgendwie, irgendwo, irgendwann - Dark 1*1
Di musica iconica "Dark" ne ha tanta, dal tema di Apparat cantato da Soap & Skin per i titoli di testa all'appassionata cover di "My Body Is A Cage" degli Arcade Fire reinterpretata da Peter Gabriel, che accompagna il più coinvolgente degli innumerevoli momenti-rivelazione della seconda stagione. C'è un pezzo, tuttavia, che a mo' di tormentone segnala i passaggi clou e li riconnette fra loro nella memoria. "Irgendwie, Irgendwo, Irgendwann" della popstar tedesca Nena non è soltanto un celebre motivetto synth-pop che richiama la Germania anni Ottanta in cui è ambientata una parte consistente della serie: con il messaggio del ritornello diventa di fatto il simbolo e il motto della serie intera, un groviglio di linee temporali multiple attraverso cui tracciare le vite rotte degli abitanti della cittadina di Winden. Prigionieri del proprio passato e del proprio futuro, i loro destini si inseguono in questa Twin Peaksrenana sperando di riuscire a chiudere il cerchio. In qualche modo, da qualche parte, in qualche momento.
Contributi di Gabiele Benzing ("True Detective") e Marco Sgrignoli ("Dark")