Children Of The Night

Dieci nomi nuovi per l’Angolo Dark

Difficile di questi tempi – diciamo pure impossibile – stare dietro a tutte le uscite in ambito dark, soprattutto se gli angoli in realtà sono parecchi: disparate micro-scene, musica scovata nelle più remote località del globo e del web, i circuiti do-it-yourself e indie, e ovviamente ciò che rimane del mainstream.

A distanza di decenni, Joy Division & C. continuano a influenzare giovani musicisti, mentre l’etichetta “goth” – un tempo esclusivo appannaggio di un movimento dalle precise coordinate stilistiche e (contro)culturali – fa sempre più spesso capolino in altri contesti. Del resto tematiche come l’introspezione più cupa e il romanticismo decadente hanno natura trasversale e segnano secoli di correnti artistiche.

Ecco allora un piccolo recap con alcune fra le più interessanti e recenti novità oscure, lista più che mai non esaustiva che come sempre attende i vostri contributi nella sezione dei commenti.

“Listen to them – children of the night. What music they make”.

1.carla.dal.fornoCarla Dal Forno (Berlino – Germania)

A dispetto del nome, non si tratta di una nostra connazionale, bensì di una musicista australiana trasferitasi da tempo a Berlino.

Carla Dal Forno vanta una formazione classica (come violoncellista), ma anche la militanza in gruppi indie/lo-fi (i Mole House di Melbourne) e ambient/sperimentali (F Ingers). Il territorio su cui si muove è quello – assai inflazionato – della synth-wave più dark e ambientale, ma il retroterra musicale le consente di arricchire il proprio sound con un mix di influenze: dal rumorismo al drone, dalla soundtrack alla ethereal.

Sono usciti per la Blackest Ever Black tutti i suoi lavori sin qui registrati: l’ottimo full-length “You Know What It’s Like” (2016) e due Ep: “Fast Moving Cars”, sempre del 2016, e “The Garden” (2017).

2.fearingFearing (Oakland – Usa)

Fra le band di questo speciale, i californiani Fearing sono la più dreamy, con la loro fusione tra shoegaze e wave atmosferica. Al momento hanno pubblicato solo due Ep (la cassetta “A Life Of None” e il 12” Black Sand”) per la Funeral Party Records, label che ha in catalogo un discreto parterre di “gotici contemporanei”, tra cui Soft Kill e Night Sins.

In bilico tra dark-rock e brumoso post-punk, i Fearing non aggiungono sperimentazioni al filone, ma fanno centro dimostrando sensibilità e talento nel rappresentare le sfumature di nero tipiche di queste sonorità. Il retroterra, rigorosamente hardcore-diy, è di quelli che ricorreranno più volte in questo articolo, a riprova della fertilità di tale scena e del suo continuo contributo al “lato oscuro” della musica.

3.fotocrimeFotocrime (Louisville – Usa)

Un’altra band dal background esterno al circuito goth: i Fotocrime sono infatti la nuova creatura di Ryan Patterson, frontman del terzetto post-hardcore Coliseum per oltre un decennio.

Con una simile premessa, tutto ci si aspetterebbe tranne che un lavoro per integralisti del gothic-rock, e invece è proprio così: coordinate stilistiche nel segno di Sisters Of Mercy e Mission, sia per quanto concerne le sonorità, sia per la voce cavernosa di Patterson.

Ciò che fa la differenza in questo caso sono la personalità e il songwriting, e in tal senso i Fotocrime non deludono: “Always Night”, il loro ultimo Ep, è un lavoro ben confezionato e non potrà non piacere agli appassionati di queste sonorità. Interessante anche il contrappunto con la voce della bassista Shelley Anderson, all’opera in alcuni brani.

Lo scorso 18 maggio è uscito il full-length d’esordio: “Principle Of Pain”, sempre su Golden Antenna Records.

4.havahHavah (Forlì – Italia)

Creatura del forlivese Michele Camorani, anche batterista di cult-band screamo come La Quiete e Raein. Partito nel 2010 con l’autoprodotto “Adriatic Sea No Surf”, lavoro nel segno della coeva shitgaze di Blank Dogs e affini, svolta nel 2012 (con “Settimana”) verso il cantato in italiano e verso sonorità darkwave, sebbene il marchio di fabbrica resti la produzione lo-fi.

Il terzo full-length, “Durante un assedio” (2014), pubblicato – come il precedente – da To Lose La Track, presenta un suono ripulito, pur mantenendo inalterato il mood di Havah. “Contravveleno”, il nuovo album, è uscito lo scorso settembre per la bolognese Maple Death Records. Paesaggi sonori echeggianti “mostri sacri” come Cure e Joy Division si abbinano alla voce grave di Camorani, che narra un concept sulla resistenza italiana: un riuscito come-back.

5.kobanKoban (Vancouver – Canada)

Negli ultimi anni il Canada si è dimostrato prolifico sia in ambito synth-wave (da Montréal, i talentuosi Automelodi e Marie Davidson), sia in territori più “irruenti”: a Vancouver hanno infatti la propria base ottime realtà come White Lung e Spectres.

Due scene che vengono idealmente combinate dagli oscuri e veloci Koban: Brittany Westgarth e Sam Buss convogliano urgenza punk in una formula tagliente e impreziosita da glaciali inserti sintetici. Un sound che ha portato qualcuno a definirli, su Bandcamp, “the Motorhead of darkwave”. Il loro secondo album, “Abject Obsession” (pubblicato dalla Avant! Records nel 2016), ci presenta un sound ripulito, che perde in parte la patina lo-fi che caratterizzava i più ruvidi esordi, ma non meno efficace.

6.shapeless_voidShapeless Void (Milano/Brescia – Italia)

Torniamo in Italia con il quartetto degli Shapeless Void, gravitante sull’asse Milano-Brescia dal 2014. La loro formula poggia sull’innesto di umori prettamente noir e psichedelici su un indie-rock anni Zero (la nu new wave di Interpol, Editors etc).

Un concept trasversale, in linea con i tempi: non stupisce quindi incontrare echi di Beatles e Joy Division in un sound ben amalgamato e contraddistinto dalla cura maniacale dedicata all’impianto chitarristico (e qui c’è anche un richiamo ai Nineties più rock).

All’attivo due Ep: “Oberheim” (2015) e “Telema”, del 2016, senza dubbio consigliati anche agli amanti del neo-psych di gruppi come Black Angels e Toy.

7.tempersTempers (New York – Usa)

Il duo di Jasmine Golestaneh ed Eddie Cooper ha esordito un paio di anni fa con “Services” (Aufnahme + Wiedergabe), album intriso di wave elegante e oscura, arricchito da vocals venate di malinconia ma che all’occorrenza sanno “fendere” la tela imbastita dai synth.

A inizio 2017 è uscito l’Ep “Fundamental Fantasy”, per la Vinyl Factory;  la copertina li vede ritratti sull’isola di Stromboli, cornice del festival “Volcano Extravaganza” che li ha ospitati nell’estate precedente. Ed è proprio in quella sede che il nuovo lavoro è stato concepito: un disco che prosegue il percorso dei Tempers nel segno di radici ottantiane, sonorità senza dubbio familiari, maneggiate con mestiere e personalità. Un synth-pop dalle sfumature noir declinato in cinque tracce, tra cui un remix; una raffinata “anteprima”, in attesa del loro prossimo full-length.

8.underpassUnderpass (San Diego – USA)

I Cure di “Seventeen Seconds” sono il principale riferimento di questo ensemble californiano: la lezione di Smith & C., oscuri maestri la cui citazione è inevitabile, viene però reinterpretata in chiave anarco/positive-punk. La musica degli Underpass rimanda infatti a quella fase storica che vide i “pipistrelli britannici” incrociare la strada dei loro connazionali pubblicati dalla Crass Records:  Mob e Zounds su tutti, ovvero atmosfere umbratili espresse con piglio punk. La “novità” è in questo caso l’influenza di alcune uscite scandinave degli anni Dieci (la scena di Copenhagen: Iceage, Lower & C.).

Partiti con una cassetta a ottobre 2013 (“About Violence”), hanno pubblicato due anni fa il loro ultimo album, “Red Reflection”, cui sono seguiti il singolo “Your Silence” e delle ottime session per il programma radiofonico “Part Time Punks”.

9._matteo_vallicelliMatteo Vallicelli (Forlì/Berlino – Germania)

Il background di Matteo Vallicelli, secondo musicista forlivese in questo articolo, è quello del garage-punk: ha infatti suonato per anni la batteria negli Wildmen e negli Smart Cops. In tempi più recenti ha invece collaborato con i noise-rocker Death Index e con i Soft Moon di Luis Vasquez.

Dal 2013 risiede a Berlino, a Kreuzberg: un contesto che ha contribuito a influenzarne l’output musicale e che ha portato a un esordio solista in veste nuova. Il full-length “Primo” è stato infatti realizzato interamente con drum machine e synth, una decisa sterzata in direzione di un’elettronica dalle sfumature kraut, cosmiche. Suoni catchy e pulsanti, in perfetto equilibrio tra soundtrack e dancefloor, senza disdegnare occasionali rumorismi: una retro-wave introspettiva, che sfoggia un ampio bagaglio di influenze. L’Ep “47100”, uscito a giugno 2017, vede il contributo del chitarrista Giuseppe Coluccelli, anch’egli di Forlì, proveniente dal giro screamo/post-core (i già citati Raein).

10.zotzZotz (Città Del Messico – Messico)

Musica per gli amanti del deathrock di matrice crust/anarcopunk: Lost Tribe, Anasazi, Belgrado… sono solo alcuni tra i nomi che hanno dato nuova linfa a una (micro)scena troppo spesso avvolta su sé stessa.

Ancora una volta non si inventa nulla, ma non è certo un problema per gli appassionati: i gruppi nuovi non sono mai troppi per chi ricerca l’attitudine dark-punk. E poi in questo caso le canzoni ci sono, eccome. Musica oscura, concepita all’ombra di un sole cocente: per l’occasione, dalla penisola californiana (Christian Death, 45 Grave etc.) ci si sposta più in giù, fino a Città Del Messico, base degli Zotz, i cui componenti militano o hanno militato in diverse band crust e hardcore-punk locali. A maggio 2017 è uscita la cassetta “14-17” per la prolifica Detriti Records, tape-label di stanza a Berlino, ma gestita dall’italiano Davide Lace, alias Words And Actions.

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