Quando i Metallica suonano le canzoni del mondo

28-07-2025

Il 6 settembre 2017, durante il lunghissimo WorldWired Tour (febbraio 2016-agosto 2019), i Metallica suonarono la seconda delle due date previste presso lo Ziggo Dome di Amsterdam: a un certo punto, verso la metà della scaletta, James Hetfield e Lars Ulrich abbandonarono il palco, per lasciare spazio al chitarrista Kirk Hammett e al bassista Robert Trujillo. Di per sé non era una novità, già altre volte i due si erano presi quello spazio per suonare qualche jam: il fattore inedito è che in questo caso eseguirono "Radar Love", inno della storica band olandese Golden Earring, risalente al 1973.

Fu il primo episodio di quella che da lì in poi sarebbe diventata una sorta di tradizione per la band, ossia omaggiare gli artisti locali.
Il successivo 8 settembre, presso l'arena di Parigi-Bercy, in quello stesso spazio della scaletta, la coppia eseguì "Antisocial" dei Trust, capolavoro dell'heavy metal francofono, targato 1980.
Due giorni più tardi, sempre a Parigi-Bercy, anziché annoiare il pubblico ripetendo la stessa trovata, il duo presentò una nuova cover: "Les Champs-Élysées" di Joe Dassin (pubblicata nel 1969 e già a sua volta cover di "Waterloo Road" dei Jason Crest).
Se i due precedenti omaggi erano in linea con la formazione musicale dei Metallica, muovendosi fra hard rock e metal, quest'ultimo era in origine un brano di pop orchestrale dal taglio radiofonico, del tutto estraneo al loro sentiero.
Il gioco continuò il 12 settembre all'arena di Colonia, dove eseguirono "Zehn kleine Jägermeister", hit reggae del 1996 per la band punk tedesca Die Toten Hosen.

A quel punto i Metallica si imbarcarono nella sezione britannica del tour, con cover che in questo articolo non verranno trattate, proveniendo dal repertorio di artisti angloamericani universalmente noti.
Il 1° novembre, presso il palazzo dello sport di Anversa, Hammett e Trujillo eseguirono "This Is Rock 'N Roll" dei Kids, punk band locale neanche particolarmente famosa, per quanto di grande culto. Essendo il brano in inglese, il bassista provò a cantarlo: le cover elencate finora erano infatti state intonate soltanto dalla folla, seguendo i due strumentisti.
Due giorni dopo, presso la medesima sede, l'asticella si alzò: il brano omaggiato fu la celeberrima "Ça plane pour moi" di Plastic Bertrand, che è appunto in francese, ma Trujillo decise di cantarla lo stesso. Sarà il primo di tanti brani non anglofoni che intonerà nei successivi anni.

Non c'è nessun'altra band o artista, perlomeno dal profilo di primo piano come quello dei Metallica, che abbia compiuto un simile sforzo, omaggiando con una simile costanza la musica prodotta dalle varie culture locali e sottolineando più volte, durante la presentazione, quanto ritengano sia importante tenerne viva la memoria.
I Coldplay hanno fatto qualche tentativo al riguardo ("Napule è" di Pino Daniele a Napoli, "Madonina" di Giovanni D'Anzi a Milano, "De música ligera" dei Soda Stereo a Buenos Aires, "Sen o Warszawie" di Czesław Niemen a Varsavia), ma si è trattato di eccezioni, mentre i Metallica lo hanno fatto in ogni singola data per diversi anni (dal settembre del 2017 all'agosto del 2019 e poi di nuovo dal maggio al settembre del 2024).

Certo, qualora foste tanto coraggiosi da andare su YouTube per ascoltare i risultati potreste rimanere sorpresi in senso negativo: Trujillo non è un cantante e si sente, così come Hammett non è un chitarrista particolarmente tecnico. Il risultato è denso di imprecisioni, stecche e sbavature (la versione di "Caruso" di Lucio Dalla, eseguita il 14 febbraio 2018 all'Unipol Arena di Bologna, è addirittura imbarazzante).
Tuttavia, si guardi il bicchiere mezzo pieno: i due si sono dovuti imparare una canzone nuova dopo l'altra, con cadenze talvolta serrate, e Trujillo si è prodigato a cantare in lingue spesso riconosciute come ostiche anche dai più esperti linguisti e poliglotti, dal polacco all'ungherese, passando per il finlandese, riuscendo in diversi casi a risultare anche piuttosto comprensibile, perlomeno stando ai commenti dei madrelingua rintracciabili in Rete. Il tutto, è bene ribadirlo, senza che nessuno li abbia obbligati a fare niente di tutto ciò.

Qualsiasi opinione si possa avere sulla controversa produzione recente della più popolare band metal di tutti i tempi, questa serie di cover rappresenta un'operazione lodevole e meritoria di un articolo celebrativo, soprattutto su OndaRock, che ha puntato molto sulla copertura delle scene musicali dei paesi non anglofoni (fatto che rende il sito una sorta di unicum del panorama italiano, ma volendo anche mondiale: ci sarebbe Beehype, che copre però soltanto le nuove uscite, ignorando le storie passate dei vari paesi trattati).
Per l'occasione è stata ricostruita su Spotify la playlist completa dei 62 brani coverizzati, in ordine cronologico di esecuzione: si era pensato di escludere i pezzi più celebri, come quelli di Abba, Europe, A-Ha, Scorpions, Falco o Rammstein, ma tutto sommato si tratta di un'esigua minoranza. La maggior parte del materiale è noto soltanto nel paese d'origine e si tratta di un viaggio che vale la pena di intraprendere, sia per la varietà stilistica, talvolta ai limiti del surreale (si passa dal post-punk più abrasivo al pop più leggero, dal metal alla musica tradizionale, passando per polka e cumbia), sia più in generale per aprire i propri orizzonti… e infine, perché no, anche per incontrare di nuovo giganti già celebrati su OndaRock, dai messicani Caifanes ai polacchi Maanam, dai russi Kino ai francesi Indochine.

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