Quando è nato OndaRock, la valuta corrente era la Lira, Mark Zuckerberg era un nerd dalle potenzialità aggregatrici palesemente inferiori a quelle del nostro Forum (in cui all'epoca nascevano amicizie, amori e forse anche figli) e l'As Roma aveva appena vinto lo scudetto. Basterebbe già questo trittico di circostanze per darvi la misura del tempo attraversato su queste frequenze. Per quanto ci riguarda più da vicino, non si può non ricordare come lo stesso concetto di fruizione musicale fosse allora sideralmente distante da quello attuale. In quell'anno 2001 - che nella memoria collettiva resterà per sempre associato all'orrore dell'11 Settembre - esisteva ancora un'industria discografica in senso tradizionale, i cd erano il supporto principale, i negozi di dischi, pur malconci, tiravano avanti e l'ebbrezza clandestina del peer-to-peer pareva destinata a esaurirsi nel miraggio d'illegalità di Napster. Qualcuno confidava segretamente nelle alternative (Audiogalaxy, Morpheus, Kazaa), nessuno avrebbe potuto neanche immaginare di ritrovarsi solo qualche anno dopo a sfrecciare indisturbato sulle autostrade in streaming di YouTube o Spotify. Due decenni come due ere geologiche, insomma. Ma di questo in parte si era già detto in occasione dello scorso anniversario, quello del primo decennio di OndaRock, quando ci ritrovammo a celebrare il passaggio dalla tenera amatorialità degli esordi (quando il forum era celestino e la chat rossa) alla professionalità di un sito musicale in linea con le ambizioni anche dal punto di vista grafico e strutturale. E oggi, invece, cos'è cambiato rispetto a dieci anni fa?
La prima cosa che salta in mente è la più dolorosa, la lunga sequela di artisti che ci hanno lasciato in questi anni: Lou Reed, David Bowie, Leonard Cohen, Prince, Aretha Franklin, Keith Emerson, Etta James, Tom Petty, Mark Hollis, Amy Winehouse, Donna Summer, Ric Ocasek, Mark E. Smith, Dolores O'Riordan, Claudio Lolli, Lucio Dalla, Franco Battiato - solo per citarne alcuni. Un dolore che abbiamo condiviso insieme, cercando di aggrapparci a quel che ci resta di loro: l'immenso patrimonio della loro musica. Per quanto ci riguarda direttamente, invece, la sfida più temibile era continuare a garantire quei contenuti che ci hanno permesso di conquistare la vostra stima. Operazione ardua per un sito che si regge sulla passione e sul contributo volontario. Non a caso in tanti, legittimamente, se ne sono andati. La salvezza è stata ritrovare altri collaboratori di pari valore. Ma c'è anche chi è tornato dopo tanti anni, come Mattia Paneroni, uno dei "soci fondatori" della nostra community, ormai saldamente al timone della nuova rubrica "Don't box me in". Il ricambio - anche generazionale - e la volontà di tenere le porte sempre aperte anche a chi se n'era andato sono i due fattori che ci hanno consentito di mantenere inalterate la qualità e la quantità dei nostri contenuti in questi anni, insieme alla passione straordinaria di chi è rimasto da tanti anni, in primis in nostri coordinatori redazionali Giuliano Delli Paoli e Fabio Guastalla, alle prese ogni giorno con una quantità di incombenze (e rogne) senza pari.
Ma a rinnovarsi è stata anche la materia prima del nostro sito. Dato per morto ormai da decenni, certamente non in splendida salute, il cosiddetto rock resta, tutto sommato, un impertinente fantasma che continua ad aleggiare in molte produzioni contemporanee. Magari destrutturato, decomposto, sbriciolato e liofilizzato, ma comunque riconoscibile. Nel 2021, però, sarebbe patetico limitarsi solo alla ragione sociale insita nel nome. La musica si è estesa e ramificata in una babele inestricabile di sottogeneri e nicchie, che rendono ancora più complessa e affascinante la sfida di un recensore. Un'espansione non solo stilistica, ma anche geografica. Con l'aiuto prezioso di alcuni collaboratori, abbiamo allargato i nostri orizzonti a generi e scene nazionali, dalla Corea alla Tanzania, dalla Polonia all'Argentina, dal Sudafrica alla Russia, scoprendo una miniera di tesori più o meno nascosti. Alla complessità dell'universo musicale ha fatto da contraltare l'inaridimento dei metodi di comunicazione manifestatosi in questi anni, dettaglio non trascurabile per chi fa informazione. Tutto è diventato più rapido, conciso, frenetico. Non più l'e-mail ma il messaggio whatsapp, non più il testo scritto ma il vocale, non più la risposta ma il like o il più/meno, per non perdere neanche quei venti secondi a tentare di spiegarsi, di abbozzare un dialogo. Navigando testardamente controcorrente, sulle nostre pagine abbiamo cercato di ribadire il primato della riflessione e dell'argomentazione sul ping-pong isterico da social network. Anche se qualche volta nella trappola siamo cascati anche noi.
Del resto, le trasformazioni non possono diventare neanche un alibi per chiudersi e diventare, allora sì, vecchi "come la casa di Tiziano a Pieve di Cadore", per citare il maestro Battiato, e poco attraenti per le nuove generazioni. In questi secondi dieci anni, abbiamo cercato di aprirci da un lato a un'imprescindibile evoluzione multimediale (quindi i podcast radiofonici, gli streaming, i video, le playlist, le classifiche da ascoltare, il lavoro sui social network, i concerti in diretta su YouTube, persino quelli domestici in tempo di lockdown per la pandemia), dall'altro a una più ampia gamma di generi musicali, non disdegnando anche incursioni in quei campi (trap, hip-hop, it-pop, mainstream in generale) che ci hanno attirato le ire dei lettori più ortodossi e oltranzisti. Vi è mai capitato di leggere su Facebook il commento "siete diventati OndaPop"? Ecco, ci siamo capiti. In realtà, però, non c'è stata alcuna inversione di rotta, perché OndaRock - a dispetto del nome - nasce con una vocazione onnivora, rivolgendosi a ogni genere, inclusa una sezione che fin dal nome (Popmuzik) intendeva prendersi gioco degli atteggiamenti snobistici nei confronti della popular music. Insomma, l'apertura a 360 gradi è nel nostro codice genetico, così come la predisposizione ad affrontare ogni tema con il massimo dell'approfondimento critico, che siano Philip Glass o i Maneskin. Senza sconti a nessuno, ma senza neanche quella seriosità e quella insopportabile puzza sotto il naso che inquinano il cosiddetto universo "underground". Se c'è una sola cosa che spero non perderemo mai, è quell'autoironia celebrata dal forumista gigiriva nel celebre mantra di "OndaRock is burning", adottato ormai come nostro inno ufficiale.
Su una cosa, comunque, vi possiamo rassicurare: il nostro approccio resta sempre "laico", libero da qualsiasi condizionamento esterno. Il che non vuol dire asettico: ognuno di noi filtra le proprie valutazioni con i propri gusti e le proprie sensibilità. Il che, soprattutto, non vuol dire perfetto: gli errori, le imprecisioni - e anche qualche vera e propria baggianata - sono sempre in agguato e a volte è impossibile prevenirli. È anche grazie al contributo di voi lettori che spesso riusciamo a correggerci: per questo vi chiediamo di continuare ad aiutarci per garantire un'informazione il più possibile puntuale e rigorosa. E già che ci siamo, vi chiediamo anche una mano a rinnovarci sempre più, per rispondere alle esigenze di una webzine musicale del 2021, che non può più essere in alcun modo soltanto il "succedaneo digitale" di una vecchia rivista cartacea. A proposito, chi l'avrebbe detto, dieci anni fa, che le vecchie riviste cartacee (o almeno una ristretta rappresentanza) sarebbero rimaste in vita? Eppure, eccole là, un po' ingiallite e intristite, ma sempre impettite sugli scaffali delle edicole. Lo stesso, in fondo, si diceva di alcune delle nostre specialità della casa. Robe tipo le monografie, gli approfondimenti sterminati sui generi, le stesse recensioni (miliari e non) venivano ormai date per spacciate con dettagliati de profundis. E invece funzionano ancora, seppur forse in una logica diversa, aggiornata anche all'era degli e-book e dei podcast. Per tacere del nostro Forum - roba da preistoria dell'Internet - che però, pur con tutti i suoi limiti e le sue stravaganze, resta una preziosa fonte d'informazione nonché l'unico luogo al mondo in cui certe discussioni possono prendere piede e rimanere nel tempo, invece di disperdersi nell'effimera frenesia dei social network.
Insomma, vecchio e nuovo in qualche modo coesistono, e la cosa non può non far piacere a un sito come OndaRock nato anche con una forte vocazione storicistica, con la consapevolezza che senza conoscere bene il passato non si può capire bene il presente e meno che mai intuire cosa accadrà nel futuro. Stesso discorso per la nostra gemella OndaCinema, che prosegue la sua navigazione da ormai 13 anni con metodi e ambizioni simili, e soprattutto con una formidabile redazione, fucina di talenti cinefili e letterari, come dimostra anche la sequela di pubblicazioni a loro firma uscite in questi anni. Ora che finalmente ci è stata concessa quella patente di autorevolezza che dieci anni fa era ancora quasi solo appannaggio delle riviste cartacee, vogliamo continuare a coltivare il sogno di una testata libera e competente, che racconti musica e cinema con lo stesso entusiasmo con cui nel 2001 si affacciava timidamente allo sconfinato orizzonte telematico.
Ma non abbiamo voglia di tediarvi ulteriormente, anche perché non abbiamo mai amato celebrarci e restiamo - forse colpevolmente - restii al giro dei salotti buoni dell'informazione musicale (pagandone le conseguenze, a volte, in termini di visibilità e di vantaggi). Stavolta, però, abbiamo deciso di lasciare la parola ai veri protagonisti del nostro sito: i musicisti, che cerchiamo di raccontare e analizzare ogni giorno su queste pagine. Qualcuno l'avremo anche irritato con le nostre fisime critiche, ma tanti li abbiamo sostenuti, contribuendo, nel nostro piccolo, a consolidare la loro reputazione. In tantissimi ce ne hanno dato atto, e lo vedete in questi affettuosi auguri che scorrono a fianco (o seguono, nella versione mobile). Altri forse nemmeno ne sono a conoscenza. Ma tutti possono stare certi che su queste frequenze continueranno a trovare sempre un radar acceso e incuriosito sul loro lavoro. Buoni primi vent'anni, quindi, a noi e a voi. Non era scontato arrivare fin qui, né andare avanti ancora, ma ci proveremo. Con la speranza da parte mia che almeno uno dei tre fatti citati in apertura possa ripetersi. E no, non sto auspicando il ritorno della Lira. Keep on (onda)rockin' in the free world!