Nato a Nocera Inferiore (Sa) 31 anni fa, vive da sempre a Palma Campania (Na), paesino in fondo tranquillo e senza grilli per la testa. Insegna Letteratura Italiana e Latino al Liceo. Fidanzato da 11 anni con Isabella ("Marù"), ha suonato, a fasi alterne, in una band di ultra-scalmanato impro-noise (in un apocalittico mix di Rake, Dead C, Pelt, Massimo Volume e Rimbaud), affidando la sua ispirazione al maestro John Cage. La prima infatuazione musicale data 1986 circa: rovistando tra i vinili del padre, s'imbatte nel maiale volante che campeggia sulla copertina di "Animals" dei Pink Floyd, anno di grazia 1977. E' amore. Anni dopo, scopre la psichedelia west-coast (via Grateful Dead, Jefferson Airplane e Quicksilver Messenger), il progressive (i suoi amici, per qualche tempo, lo definiscono il Peter Hammill de noantri), il noise (benedetti Sonic Youth) e comincia a masticare anche un pò di jazz. Poi, inciampa in Captain Beefheart, nei Pere Ubu e nei Royal Trux e non sarà più lo stesso. Nel 2002, cazzeggiando online, scopre il forum di OndaRock e il gioco è fatto... E' tra gli ondarocker più "vecchi" e per questa webzine ha scritto tonnellate di recensioni, proprio perché ne è tremendamente innamorato.
Curioso marcio (a 17 anni, gira anche un paio di cortometraggi convinto che in lui si sia reincarnato - figurarsi! - lo spirito di Orson Welles...) si interessa anche di filosofia (Heidegger, Nietzsche, Parmenide e Severino le sue ossessioni - ma il maestro italiano è la sua vera passione). Scrive poesie perchè a 14 anni scoprì "Una stagione all'Inferno" di quel maledetto francese... e qualcosa, dentro, andò pure un po' a puttane. Ma fu una bella sensazione. Spesso si chiede cosa sarebbe la sua vita senza musica...
Tifa Napoli, ovviamente. Durante le partite meglio non essere nei suoi paraggi.
Ah: se proprio volete conoscere le coordinate sonore della sua anima, non esitate a procurarvi questi dischi:
- "Art Ensemble Of Rake/Tell Tale Moog" - doppio incendiario e dadaista degli americani Rake.
- "Sadness Will Prevail" - la "stagione all'inferno" dei mostruosi Today Is The Day.
- "Bioentropic Damage Fractal" - il requiem per la "sua" generazione gentilmente scritto e registrato dagli Infidel?/Castro!.
- "Zen Arcade" degli Husker Du: ovvero, della giovinezza...
- "Down Colorful Hill" - perchè, in fondo, ha un cuore di burro e i Red House Painters lo fanno piangere... anche perché hanno scritto uno dei dischi più clamorosi, drammatici e commoventi di tutti i tempi.
I miei "numi tutelari"
I miei film preferiti
Nella foto: BARKMARKET - VEGAS THROAT (1991, Triple X)
http://rateyourmusic.com/release/album/barkmarket/vegas_throat/
(Nati nel 1987 a New York, i Barkmarket (Dave Sardy, voce e chitarra; John Nowlin, basso; Rock Savage, batteria) hanno rappresentato un grande momento nella fusion tra grunge, metal e noise, stilemi convogliati dentro strutture altamente dinamiche e, in qualche modo, “progressive”. Dopo aver pubblicato l’autoprodotto ”1-800-Godhouse”, la band firmò per la losangelina Triple X Records con la quale, nel 1989, diede alle stampe ”Easy Listening“, seguito, due anni dopo, dal capolavoro ”Vegas Throat“. E’ qui che la band mette in campo tutta la sua capacità di suonare, al contempo, “pesante” e “drammatica”, imbastendo una dozzina di brani esemplari, camaleontici e ricchi di sfumature. Parte “Grinder” ed è funk-grunge a bagno nel noise, egregiamente dominato dalle liriche, tra l’ironico e l’osceno, di Sardy. Dopo le convulse sfuriate “screamo” di “Ditty”, è la volta di “The Nuisance”, con cui le cose cominciano, man mano, a complicarsi per il tramite di un impianto progressivo tale che le dinamiche si moltiplicano, tra rallentamenti e accelerazioni, climax ed anti-climax. Si tratta, in fin dei conti, di veri e propri tour de force narrativi (“The Patsy”), carrellate sofisticate di tormenti ed emozioni brucianti. Tra hard-rock e funk, invece, “Pitbull”, “Fatstamp” e “Pencil” (quest’ultima, con una seconda parte che evoca il ricordo dei Pearl Jam) sottolineano le trame epiche della spensieratezza, tratteggiando formidabili baccanali in saliscendi. I movimenti tellurici di “Hydrox God” dicono che l’inconscio di questo terzetto vagheggia l’idea di destabilizzare questa miscela esplosiva con scariche “industrial” (e, d’altra parte, in “Poverty” sembra di ascoltare i Cop Shoot Cop che suonano l’r’n’b… e in “Salvation” pulsa un cuore d’acciaio). La versione originale (prima della ristampa effettuata dalla Def American, che aggiungeva l’epos passionale di “Ten Convictons”) si concludeva con due straordinarie cover: l’Hendrix-iana “I Don’t Live Today” (puro napalm funk-metal lasciato volteggiare nel cielo torrido di New York, prima di spegnersi nel caos) e la “Back Stabbers” dei The O'Jays, costretta a subire la tortura di The Birthday Party sfatti, depressi e in slow-motion. Si tratta di un exploit sperimentale che dimostrava quanto la band ci tenesse a muoversi in nuove direzioni, così come succederà nel successivo ” Gimmick”.)