Captain Beefheart

Bat Chain Puller

2012 (Zappa) | blues-rock, art-rock, avantgarde

Il 1975/1976 fu un biennio particolarmente importante per Don Van Vliet; dopo i naufragi commerciali di "Clear Spot" e "The Spotlight Kid", il produttore Andy Di Martino provò a lanciarlo nel firmamento pop contemporaneo, ma senza alcun successo. A quel punto, Don fu costretto a recuperare i contatti e l'amicizia con Frank Zappa, complici alcuni vincoli contrattuali ancora in essere tra loro (dicono i maligni).
I due, conosciutisi nei primi anni 60, e dunque prima che per essi si aprissero le porte del circo del rock'n'roll (all'epoca in piena British invasion), avevano sempre avuto un rapporto di conflittuale, nel migliore dei casi.

Questo rapporto raggiunse un primo zenith nel 1969, quando il transfuga Captain Beefheart trovò rifugio presso la Straight Records, etichetta facente capo a Zappa e nata da poco tempo, che era in cerca di sperimentazioni. Il disco che ne scaturì, come sanno pure i sassi, fu "Trout Mask Replica", senza dubbio uno dei dischi più importanti e surreali mai realizzati da quando esiste il blues-rock.
Beefheart ricambiò il favore prestando la voce alle Mothers nel disco "Hot Rats" in "Willie The Pimp", da annoverarsi tra i blues più infuocati e granitici che il rock abbia mai conosciuto. Dopo di allora una serie di incomprensioni, come è normale che capiti quando a confrontarsi sono due geni folli, Beefheart e Zappa si allontanarono per qualche tempo.

Come si diceva, dopo "The Spotlight Kid" le cose non erano andate affatto come si sperava; in realtà andò molto peggio di quanto persino Van Vliet e Di Martino si aspettassero. Il lancio di dischi come "Unconditionally Guaranteed" e "Bluejeans & Moonbeams" decretarono la sostanziale e definitiva esclusione di Captain Beefheart dal circuito commerciale, essendo stati praticamente ignorati dal pubblico; la stessa critica, che in passato aveva elogiato gli sforzi dell'artista, rigettò in toto quello strano soft-rock vagamente psichedelico e qualcuno, irridendo a quella esperienza, parlò addirittura di "tragic band".
Insomma una debacle su tutti fronti che non solo gettò Don Van Vliet nello sconforto (trovò peraltro rifugio nella pittura, un vecchio amore che, di lì a qualche anno, sarebbe divenuto il suo campo di applicazione prediletto e forse artisticamente più importante) ma portò la storica Magic Band alla dissoluzione definitiva, dopo che negli anni precedenti era già stata stravolta (è notorio l'atteggiamento dittatoriale e contraddittorio del capitano verso i suoi collaboratori). Lo stesso Beefheart successivamente rigetterà quei dischi, definendoli "orribili e volgari". In realtà, come capita con i grandi della storia delle arti, anche quei lavori contengono elementi che non dovrebbero essere trascurati e probabilmente andrebbero, se non rivalutati, almeno opportunamente analizzati e giudicati... ma questa è un'altra storia.

Dalla riappacificazione tra Van Vliet e Zappa nasce un tour e poi il disco live di "Bongo Fury"; considerando i due personaggi, sarebbe stato lecito aspettarsi almeno un altro botto ma in quegli anni anche Zappa era alla ricerca di una nuova identità (proprio in quel periodo stava accantonando il nome Mothers per la sua band, avendo di fatto licenziato la storica formazione un paio d'anni prima); per cui ne uscì fuori uno spettacolo onesto ma nulla di più.
Nel 1976 i due ci riprovarono, consci di essere non solo maturati come musicisti ma che la loro potenza espressiva, che era sempre stata prorompente, poteva essere messa meglio otto controllo. Ci proveranno riprendendo lo schema proprio di "Trout Mask Replica", con Beefheart e una rinnovata Magic Band in sala d'incisione e Zappa dietro le quinte in veste di produttore.

Le sessioni di registrazione di quello che si sarebbe dovuto chiamare "Bat Chain Puller" ebbero inizio nelle prime settimane del 1976, con ciò che era rimasto della Magic Band dal precedente tour del '75 (l'ex Mother Elliot Ingber, alla chitarra, e Bruce Fowler, al trombone, abbandonarono subito dopo il tour); rimasero il fido e strapazzato John French (il Drumbo della "trota") in veste non solo di batterista ma anche di music director (probabilmente a parziale risarcimento dell'irriconoscenza subita da Beefheart per l'esclusione dai credit di "Trout Mask Replica" a seguito di un violento litigio alla fine di quelle session), Morris Tepper e Denny Walley alle chitarre e John Thomas alle tastiere.
La band, pur mantenendo l'impostazione strutturale a lei congeniale, di fatto appare zoppa già da subito e alle fine delle session alcune parti risultano addirittura incomplete (ad esempio, alcune parti di chitarra di Walley che French stesso cercò di colmare suonando lui stesso la chitarra!). Il nastro demo scaturito da queste registrazioni, inizialmente destinato alla DiscReet di Zappa, fu inviato in Inghilterra, alla Virgin, per vedere se fossero interessati per ricavarne qualcosa.

Purtroppo, proprio in quelle settimane si andava consumando la definitiva separazione tra Zappa e Herb Cohen, primo e storico manager delle Mothers (il braccio dietro le operazioni Straight, Bizarre ecc.); di fatto Zappa accusava i fratelli Cohen di appropriazione indebita e Herb Cohen, di contro, replicava che Zappa non aveva rispettato il contratto vigente tra i due, vendendo il suo ultimo disco ("Zoot Allures") a un'altra etichetta.
In questo drammatico contenzioso, finito in tribunale e mai definitivamente risolto (nemmeno con la morte del grande musicista), il disco di Beefheart che stava nascendo finì triturato e di fatto l'intera operazione Zappa/Beefheart naufragò prematuramente. Una copia del nastro fu inviato anche ad alcuni critici musicali e ad alcune emittenti radiofoniche americane, per carpirne le prime impressioni. Questo nastro cominciò a circolare sotterraneamente come bootleg (compreso un disco assurdo dove, a causa di un'errata velocità di stampaggio del vinile, il capitano sembra cantare in un'atmosfera all'elio e le canzoni somigliano a certe colonne sonore da slapstick) e intorno a esso nacquero una serie di leggende, quasi tutte smentite e frutto delle inevitabili suggestioni che suscitano personaggi singolari come Don Van Vliet e Frank Zappa. Di fatto, "Bat Chain Puller" finì per essere considerato una sorta di dark side del precedente "Trout Mask Replica". Nessuno ne seppe più nulla.

I diritti di proprietà del nastro rimasero però a Zappa e, dopo la morte di lui, alla società di famiglia, la Zappa Family Trust. Per molto tempo sia Zappa che i suoi successori sono stati titubanti se portare a termine o no quel progetto, sebbene Beefheart già dai primi anni 80, anche a causa della malattia che lo porterà alla morte sul finire del 2010, avesse di fatto abbandonato ogni velleità da rocker e mandato al diavolo tutto e tutti nel circo del pop; pur tuttavia, mai il progetto fu ripreso e rimase per anni nel cassetto delle buone intenzioni, important things to do tomorrow...
Parte del materiale fu rielaborato e registrato nuovamente nei dischi successivi con una nuova Magic Band; gran parte finì su "Shiny Beast" ("The Floppy Boot Stomp", "Harry Irene", "Bat Chain Puller", "Owed t'Alex" e "Apes-Ma"), il decimo disco ufficiale di Captain Beefheart e che segnava il ritorno definitivo agli standard qualitativi abbandonati dopo "The Spotlight Kid" (non a caso recante il sottotitolo in parentesi "Bat Chain Puller").
Altro materiale finì spezzettato nei successivi "Doc At The Radar Station" ("A Carrot Is as Close as a Rabbit Gets to a Diamond", "Brickbats" and "Flavor Bud Living") e "Ice Crem For Crow" ("'81′ Poop Hatch" and "The Thousandth and Tenth Day of the Human Totem Pole"), che di fatto sancirono l'addio del capitano al suo pubblico. I brani "Seam Crooked Sam," "Odd Jobs," and "Hobo-Ism" non trovarono alcuna collocazione successiva e rimasero un-released.

Fino a quando, proprio in occasione della morte di Beefheart (17 dicembre 2010), sfruttando qualche e precedente lavoro di Walley per colmare le lacune di allora e il rinnovato vigore artistico di John French (come dimostra il convincente "City Of Refuge" del 2008 con il suo vecchio moniker Drumbo), la Zappa Family Trust ha deciso di chiudere la partita e dare alle stampe una "rinnovata" versione di questo ghost work del Capitano; ciò nel tentativo anche di mettere fine alla sequela di bootleg più o meno autorizzati che si sono susseguiti nei decenni scorsi.
Di fatto, gli sforzi produttivi per questa re-issue non sono stati eclatanti, visto che il cd omonimo uscito nel 2000 (e contenente anche la mono version di "Safe As Milk") è stato il bootleg di Beefheart con l'audio più vicino a una versione ufficiale mai realizzato; di fatto molti fan si chiedevano cosa aspettasse la Zappa Family Trust a produrlo.

Come detto, gran parte del materiale contenuto in questo disco non è inedito. Ciò che ci colpisce subito è certamente il suono di queste canzoni, più cristallino rispetto a quello già decente del bootleg del 2000; ma soprattutto colpisce la possibilità offerta all'ascoltatore di apprezzare tutte le sfumature (anche quelle meno appariscenti) del timbro vocale di Beefheart (uno dei più camaleontici e impressionanti di tutta la storia del rock) e certe finezze degli arrangiamenti che rendono giustizia proprio del lavoro di French, sempre eccellente.
Se la title/opening track si propone come tra i brani più "oscuri" e pervicaci del nostro artista, una incredibile "Owed T'alex" (almeno rispetto alla versione nota fino a ieri presente su "Shiny Beast") sembra irridere e decostruire quell'heartland rock che fece la gloria di Springsteen, ciò a dimostrazione di quanto la follia di questo personaggio abbia avuto capacità quasi chiaroveggenti ma nel contempo sia stata decisamente lucida; se proprio un difetto dobbiamo trovarle, è che il timing è troppo ridotto e un paio di minuti ancora avrebbero certamente giovato a questo capolavoro.

Il rantolo di "Brickbats", uno dei brani cardine di "Doc At The Radar Station", rivive in questa re-issue con un suono più rotondo e con un assolo di sax di Beefheart molto più in evidenza. C'è spazio anche per qualche bonus; dopo una "alternate take" della title track, che non aggiunge molto, e una "Candle Mambo" dai risultati stilistici non dissimili da quelli della precedente versione su "Shiny Beast", finalmente si arriva al brano forse più attesto di tutta la produzione di Beefheart: "Hobo-ism".
Questa registrazione, avvolta nel mistero più totale fino a oggi, si rivela come l'alter-ego di "China Pig", il brano più incredibile di "Trout Mask Replica" e uno dei delta-blues più impressionanti di sempre. Improvvisata alla chitarra da Walley, gli otto minuti di "Hobo-ism" si pongono a metà strada tra una murder ballad e una broadside; se "China Pig" era un blues che guardava alla tradizione del delta del Mississippi (così miracolosamente in equilibrio tra un Charley Patton e un Howlin' Wolf), "Hobo-ism" si pone in egual modo nei confronti di un Woody Guthrie e delle ballate della dust bowl, riprendendone gli elementi salienti e recuperandone gli archetipi più profondi. Non si fa fatica a definire questa registrazione come uno dei maggiori lasciti di Van Vliet e sorprende davvero che in questi 35 anni nessuno abbia mai trovato il modo di renderle giustizia.

In tutti i brani inoltre è possibile ascoltare una Magic Band che suona nel pieno del suo controllo, grazie alla maturità musicale raggiunta non solo da Beefheart, ma anche da Drumbo. Il suono è rotondo e le obliquità delle intuizioni del capitano sono assolutamente intellegibili, nonché assecondate dal suo fido scudiero; il packaging stesso è prezioso e contiene non solo alcune foto inedite di Van Vliet e dei suoi musicisti ma anche una serie di liner notes che riportano racconti, aneddoti, analisi musicali di Walley e French.
Inizialmente prevista per il 15 gennaio scorso, in occasione del 71° anniversario dalla nascita di Don Van Vliet, l'uscita del disco è stata posticipata al 22 febbraio ma la Zappa Records ha avuto notevoli problemi di distribuzione (pare al grande numero di contatti, molti più di quanti la Zappa Rec. prevedesse). È  possibile acquistare questo gioiellino attraverso il sito Barfko-Swill (della Zappa Rec.) per circa 20 dollari; per ottenere questo disco bisogna portare un po' di pazienza. "Here's to the Good Captain. We rest our case".

(15/04/2012)

  • Tracklist
  1. Bat Chain Puller
  2. Seam Crooked Sam
  3. Harry Irene
  4. 81 Poop Hatch
  5. Flavor Bud Living
  6. Brick Bats
  7. Floppy Boot Stomp
  8. Chariot (Ah Carrot Is As Close As Ah Rabbit Gets To Ah Diamond)
  9. Owed T'Alex
  10. Odd Jobs
  11. Human Totem Pole (The 1,000th and 10th Day of the Human Totem Pole)
  12. Apes-Ma
  13. Bat Chain Puller (Alternate Mix) (Bonus Track)
  14. Candle Mambo (Bonus Track)
  15. Hobo-ism (Bonus Track)
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