E’ un periodo molto prolifico della scena psichedelica italiana contemporanea, sia essa quella classica legata al blues più dilatato (i fiorentini
Psychedelic Witchcraft), al
kraut-rock (i biellesi
Sabbia), alle sonorità cosmiche (i lodigiani
Great Saunites), all’
heavy-psych-rock strumentale (i romani
L’ira del baccano) o quella più prossima al formato della canzone pop vagamente lisergica (il torinese
Andrea Laszlo De Simone). Tra questi spicca per originalità il progetto del polistrumentista pescarese Piero Ranalli, Unimother 27.
Già membro delle band Areknamés e Insider, Piero Ranalli giunge al suo sesto Lp targato Unimother 27 con l’approccio
psych-space-kraut che lo ha sempre contraddistinto. Un viaggio tra assoli
hendrixiani, viaggi spaziali-lisergici alla
Ash Ra Tempel, atmosfere da raga indiano, reminiscenze
floydiane fino a più moderne ripetizioni ossessive in stile massimalista. Quello che rende particolarmente originale il nuovo “AcidoXodicA” è l’abbandono della batteria per un uso costante delle percussioni sulle quali si inseriscono uno dopo l’altro - alternativamente - basso, chitarra e sintetizzatore (tutti suonati da Piero Ranalli).
Momenti iper-lisergici si affiancano ad altri con percussioni in un connubio sempre interessante tra Jimi Hendrix e tribalismi alla
Cromagnon. Ma è il viaggio la vera meta di Ranalli, sia esso nella mente o nello spazio; “Allunare era nulla” - con un inizio cosmico alla
Tangerine Dream e un'
intro di chitarra che ci trasportano in un intermezzo di ripetizione continua in stile
Glenn Branca per poi tornare alla più classica chitarra acida - è una perfetta sintesi delle idee di Ranalli.
“A valle tra masse essa martellava” è il momento più
floydiano dell’album, in particolare i Pink Floyd di “A Saucerful Of Secrets”. “Ossesso” e la dilatata "Opporti a me non è mai troppo" sono altri momenti di altissimo livello, dove l’impressione è quella di Jimi Hendrix che suoni in una danza tribale in Africa. La breve “E' corta e atroce” contiene ancora gli elementi forti di Ranalli, ma caricati di una maggiore forza e potenza.
Colpiscono la tecnica e la passione di un musicista capace di emozionare partendo da uno dei pilastri della tradizione rock, riuscendo a evitare l'eccessiva calligraficità grazie all'arricchimento con elementi personali che rappresentano la vera forza di "AcidoXodica".