Destroyer - Ken

2017 (Merge)
pop, songwriter
L'essenza più pura del romanticismo è da sempre racchiusa in parole come spiritualità, passione, impulsività, abbandono. Stati d'animo che Dan Bejar fa affiorare senza timore nel suo variopinto pop d'autore, esternandoli a volte con genuina linearità, a volte con imprevedibili virtuosismi lirici.
Istrionico, sentimentale, sognante, visionario, il mélange pop dei canadesi Destroyer è da oltre vent'anni oggetto di vivaci diatribe, spesso fuorviate da quel tono vocale volontariamente distaccato e svogliato di un leader sempre pronto a modificare toni, timbri e colori delle sue creazioni.
"Ken" è l'ennesimo tassello di un percorso artistico a ostacoli, tra album dall'indiscutibile fascino ("Destroyer's Rubies") e pagine incerte, vittime di una dicotomia lessicale ("Kaputt"). Un altro passo in avanti verso quella silente sinergia tra la forza della parola e la fragilità della musica, che ha infine radicato la credibilità artistica della band presso un seguito nutrito di fan, pronti a perdonarne alcune leggere defaillance.

Le premesse sono interessanti, perché il nuovo album dei Destroyer rinuncia agli abbellimenti degli archi e ai fiati in stile soul-jazz del precedente progetto, tutto ciò a favore di asciutte e minacciose trame elettroniche che rimettono in gioco le cupe asperità e le contagiose armonie pop di gruppi come i New Order o i Prefab Sprout di "Swoon". Il gioco delle citazioni e dei richiami non è una novità per Dan Bejar, ma questa volta è tutto leggermente più impertinente e indisciplinato, ferma restando la delicata seduzione nostalgica proveniente dalle assonanze vocali e armoniche che dominano molte pagine di "Ken".

Spogliate di quell'aura più classicista che ha donato a "Poison Season" il titolo di album della restaurazione creativa per i Destroyer, le canzoni scorrono con maggior naturalezza e incisività, spostando l'orologio dai 70 agli 80. C'è la stessa forza armonica dei Prefab Sprout di "When Love Breaks Down" in "Sky's Grey", o lo stesso gusto folk-pop dei Dream Academy nel delizioso refrain di "Sometimes In The World", mentre in "Tinseltown Swimming In Blood" tornano a pulsare le cupe trame dance dei New Order di "Blue Monday".
In questa carrellata di citazioni, che risulterà forse irritante per i detrattori di Bejar, si inserisce una leggera teatralità che alleggerisce la tensione, facendo fluire glam, pop, dark ed elettronica tra situazionismi sonori alla Cure ("In The Morning", "Ivory Coast") e inaspettate ballate folk-psych, che potrebbero uscire benissimo da un disco di Robyn Hitchcock ("Saw You At The Hospital") o Momus ("A Light Travels Down The Catwalk").

Ancora una volta, tra i bagliori del suono delle chitarre e i chiaroscuri dell'elettronica, si rinnova quell'amabile sinergia che da sempre fa da sottofondo a creazioni liriche dal diverso lignaggio, e tra festose trame glam-pop ("Cover From The Sun") e ambiziose trame noir ("Rome"), si perfeziona uno dei più interessanti quadri sonori mai espressi dalla band canadese.
A dispetto delle perplessità espresse da due delle testate cartacee più in auge in Gran Bretagna, "Ken" è destinato a tenere alto il profilo dei Destroyer, segnalandosi già da ora come uno dei vertici della carriera del gruppo di Dan Bejar.

Tracklist

  1. Sky's Grey
  2. In The Morning
  3. Tinseltown Swimming In Blood
  4. Cover From The Sun
  5. Saw You At The Hospital
  6. A Light Travels Down The Catwalk
  7. Rome
  8. Sometimes In The World
  9. Ivory Coast
  10. Stay Lost
  11. La Regle Du Jeu
  12. A Light Travels Down The Catwalk (Acoustic)(deluxe edition)
  13. Stay Lost (Acoustic)(deluxe edition)




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