TREMBLING BELLS - Wide Majestic Aire

2016 (Tin angel)
folk, rock

Il mancato successo dei Trembling Bells al di fuori dei confini del folk inglese non stupisce più di tanto chi ha osservato le sorti alterne della musica popolare dagli anni 60 in poi. Fenomeno a volte ai margini della cultura alternative, il folk-revival ha attecchito presso i giovani cultori della musica rock solo in particolari contesti ideologici e culturali, anche per le notevoli differenze tra i due poli creativi. Mentre in America la musica popolare sposava il blues e la rivolta sociale, in Inghilterra si sviluppava una fenomenologia più articolata, nella quale, tra cantautori e chitarristi dalla tecnica innovativa, si inseriva una nutrita schiera di gruppi concepiti come delle vere e proprie comuni.

A eccezione dei Fairport Convention e pochi altri ensemble, le fortune del folk-rock britannico sono state di breve durata, spesso legate alla contaminazione con il rock e la musica psichedelica, oltre alla fenomenologia hippie. Questo avviene ancora oggi perché il dualismo endemico del folk inglese, che contrappone il tono solitario dei cantautori a quello comunitario dei complessi, non è ancora del tutto risolto.

Nell’era del lo-fi e dell’indie-folk, una realtà creativa come quella di Alex Neilson e compagni è poco affine all’imperante solipsismo.

”Wide Majestic Aire” è solo un breve interludio nella carriera del gruppo inglese, un piccolo gioiellino di meditazione sonora che trae energia e vigore poetico dall’interazione coi luoghi natii, ovvero da quel fiume dello Yorkshire (l’Aire) che per il leader del gruppo rappresenta un vero e proprio santuario, una fonte battesimale che Alex Neilson costeggiava coi suoi cani ascoltando musica folk e psichedelica intramezzata dalle bizzarrie creative di Captain Beefheart. Ed è questa la ragione per la quale il nuovo album dei Trembling Bells è più un’esperienza mistica che un fugace e piacevole ascolto. Ogni traccia ha una sua ragion d’essere, su tutto aleggia una delicata e contemplativa nostalgia, avulsa dai toni celebrativi di quel sentimentalismo privo di anamnesi.

Lavinia Blackwell è il cerimoniere perfetto per questo viaggio nei ricordi: la voce elegiaca e regale conduce l’ascoltatore tra le pagine musicali più austere e pure del folk inglese, ballate barocche (la title track) e madrigali a suon di tromboni e organo (“Show Me A Hole (And I’ll Crawl In It)”) corteggiano il romanticismo di un capolavoro come “Anthems In Eden” di Shirley e Dolly Collins. Mentre “Swallows Of Carbeth” ritorna nelle lande più sicure degli esordi, quasi specchiando le armonie di “Willows Of Carbeth”  (un brano incluso nell’esordio del 2009), la più ambiziosa “I Love Bute” amplia il fascino malinconico dell’album cospargendolo con petali e foglie.

Alex Neilson intona un’altra preghiera pagana, “The Day That Maya Deren Died”, un brano a cappella che il musicista intrepreta con casta sofferenza, prima di lasciare alle ariose note di “Marble Arch” il compito di chiudere questo piccolo interludio discografico del gruppo inglese.

I Trembling Bells sono comunque pronti a rimettere in gioco tutto quell’ardire rivoluzionario dei precedenti album, qui messo a sedimentare insieme a quell’humus naturale e semi-mistico che ha da sempre reso unica la musica del gruppo inglese.

13/01/2017

Tracklist

  1. 1. Wide Majestic Aire
  2. 2. England Was Aghast
  3. 3. Show Me A Hole (And I'll Crawl In It)
  4. 4. Swallows Of Carbeth
  5. 5. I Love Bute
  6. 6. The Day That Maya Deren Died
  7. 7. Marble Arch

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