A pochi mesi dall’esordio “Heart Map Rubric”, i Fiction Aisle licenziano un nuovo capitolo discografico, confermando un intenso periodo creativo per la band di Thomas White (ex-
Electric Soft Parade).
“Fuchsia Days” è un album atipico, quasi timido nella sua esigua disponibilità fisica (cinquanta copie), un passo deciso verso una musicalità ancora più evanescente, dove psichedelia e trame musicali in stile
Canterbury prendono il sopravvento, accantonando le lusinghe del pop.
La
tournée con
Crayola Lectern e la recente passione per la musica di
Peter Blegvad e John Greaves hanno lasciato il segno in queste tranquille e quasi algide escursioni sonore. Sono esemplari del nuovo corso sonoro i dodici minuti quasi mistici di “Tonight”, un omaggio ai
Pink Floyd di “Obscured By Clouds”, ricco di preziose cesellature vocali e fiumi di tastiere, un brano caratterizzato da un crescendo lirico quasi impercettibile, che evita orpelli e toni pleonastici, nonostante l’epica evoluzione quasi sinfonica del finale.
Anche l’introduttiva “Dust”, con i cori a cappella e malinconiche trame di synth, rimette in gioco gli anni 70, citando la perfezione corale di
Beach Boys e
Queen.
Sono ancora le voci le protagoniste di “Threnody (For E.A.)”, il brano più ambizioso e criptico di “Fuchsia Days”: una ballata quasi ipnotica e visionaria che sposta leggermente l’orologio in avanti verso i
Radiohead di “
Ok Computer”, regalando la melodia più memorabile dell’intero progetto.
“Fuchsia Days” è un album dal fascino stillatizio, quasi una provocazione per il fruitore moderno, sottoposto al martellante uso dello
skip in fase d’ascolto.
Brani come “The Dream”e “Salt In The Wound” appaiono pigri e indolenti prima di mostrare tutto il loro fascino. Più facile restare incantati dal tono glaciale e profondamente lirico di “Country Mile” o dai
landscape alla “
Blade Runner” della
title track che completano un percorso sonoro che promette interessanti sviluppi futuri per la band di Brighton.