Ok Computer

Radiohead

Ok Computer

1997 (Capitol)
pop-rock

Quando nel 1997 esce “Ok Computer”, i Radiohead sono considerati a pieno titolo una band di britpop. In effetti, dopo l’intimista e quasi totalmente acustico “The Bends”, la band di Oxford si è qualificata come capofila di questo filone della musica britannica in cui l’ispirazione alle melodie degli Smiths sorregge interi album, a volte in maniera monotona (Oasis, Blur).

Ma i Radiohead sono stanchi di questo ruolo. Per molti sono solo “quelli di “Creep”, inno adolescenziale che nel 1993 li ha lanciati sulla scena. È giunto il momento di cambiare, e “Ok Computer” segna una svolta non da poco nella musica dei Radiohead – non una cesura con il recente passato, ma un graduale avvicinamento a stili sonori totalmente diversi da quelli di “The Bends”. Si affina così il lavoro in studio. “Avevamo ascoltato Ennio Morricone, i Can e un sacco di roba caratterizzata da un abuso di tecniche di studio. Volevamo provare anche noi”, spiegò all’epoca Thom Yorke.

Apre il disco “Airbag”. Un riff di chitarra bruciante, un arpeggio nascosto e una batteria che entra da schiacciasassi. Su questo mix esplosivo, in totale contrapposizione, la voce cantilenante di Yorke, che parla della sua paura atroce verso le automobili. “Airbag” è un pezzo molto curato nell’arrangiamento, con il basso e la batteria in ritmi sincopati e l’arricchimento di un violoncello a doppiare il riff portante della chitarra. Il gioco tra basso e batteria continua in crescendo, fino al liberatorio accordo finale; infine, quattro piccoli “bip” introducono il capolavoro del disco. “Paranoid Android” è il primo singolo estratto dell’album, dura quasi 6 minuti e mezzo ed è accompagnato da un video surrealissimo: facile capire perché MTV non l’abbia passato neanche una volta. Paranoid Android è un pezzo favoloso, diviso in tre movimenti a cui si aggiunge l’esplosione finale. Il testo è disperato e critico verso la generazione degli anni 80, gli yuppies cocainomani e “little piggy”. Ma le liriche dei Radiohead sono spesso difficili da interpretare… Molto più espressiva è la loro musica: la prima parte è costituita da delicati accordi sospesi su cui di tanto in tanto si innestano delle linee di basso originali e fantasiose, mentre l’alternanza di 4/4 e 7/4 della parte centrale offre alla chitarra aggressiva di Jonny Greenwood terreno fertile per un assolo bellissimo e spaziale. Proprio con l’assolo si passa alla sezione più triste del brano, con una sequenza di accordi discendenti che il falsetto di Yorke valorizza al massimo. In un crescendo di disagio e desolazione, il trascinato e laconico verso “God loves his children, yeah” spiana la strada all’esplosione sonora finale, che lascia completamente atterriti.

L’unico modo per uscire dalla claustrofobica “Paranoid Android” è il geniale arpeggio iniziale di “Subterranean Homesick Alien” (che richiama nel titolo un vecchio successo di Bob Dylan, “Subterranean Homesick Blues”). È su questa dolce e malinconica melodia che viene sviluppato il concetto di alienazione, predominante in tutto “Ok Computer”. Questo è l’unico pezzo che può logicamente seguire “Paranoid Android” e nel contempo preparare il terreno a “Exit Music (For A Film)”, uno dei vertici massimi dell’intera carriera della band.

Partendo da un lento, ossessivo accordo acustico di Si minore, “Exit Music (For A Film)” racchiude in sé la melodia tristissima di Yorke, che declama una vera e propria poesia, culminante nella voce tremolante dell’ultimo verso (“we hope that you choke”).

A questo punto qualsiasi disco potrebbe considerarsi concluso, ma dopo sole 4 tracce ciò non è possibile (Anni 70, dove siete?!). Per attenuare il clima da funerale parte “Let Down”, eterea canzonetta britpop, dolce e malinconica, che cela un arrangiamento d’autore, specialmente nei cori e nelle frasi chitarristiche.

Un barlume di elettronica introduce “Karma Police”, forse il brano più noto al grande pubblico del gruppo. E’ una classica melodia orecchiabile sulla quale viene descritta, ancora una volta, la depressione cronica degli alieni Radiohead (“For a minute there I lost myself”). Un gradito calo di tensione, con un testo fortemente ironico, indirizzato agli allarmisti che non esitano a chiamare le forze dell’ordine per reati abbastanza inusuali come “portare i capelli alla Hitler” oppure “ronzare come un frigorifero”. È la canzone più beatlesiana dell’album, e al contempo lo spartiacque tra le due parti del disco. Infatti, dopo i suggerimenti robotici di “Fitter Happier”, critica all’utopia dell’uomo perfetto, si apre la sezione più sperimentale dell’album.

“Electioneering” è l’episodio più violento del disco, nonché un brano fortemente politico: Yorke si scaglia contro le false promesse dei candidati in campagna elettorale, puntualmente non rispettate una volta al potere. Segue “Climbing Up The Walls”, un rock lento e dilaniato da notte di plenilunio, in cui distorsioni noise fanno da scudo a una voce impaurita ed a percussioni arrabbiate in lontananza.

Il contrasto che i Radiohead creano tra “Climbing…” e il pezzo successivo è sbalorditivo. Un carillon. Un arpeggio da ninna-nanna. Questo è l’inizio della xilofonica “No Surprises”, un brano dolcissimo e stranamente positivista, ma in cui la voce di Yorke riesce a mostrarsi ancora insicura e malcelatamente triste. Tutto in “Ok Computer” è ciclico. “No Surprises” riprende il filo di “Let Down”, nascondendosi dietro paesaggi musicali da zecchino d’oro.

Nel finale dell’album, i Radiohead non mancano di rammentarci le difficoltà della vita in “Lucky” e “The Tourist”. La prima, ideale continuazione di “Exit Music (For A Film)”, ricama splendide armonie di ispirazione blues sulle quali la voce di Yorke, dolce e triste al tempo stesso, si conferma straordinariamente espressiva. Il tema di “Lucky” è l’amore, e il tutto è impreziosito da coretti alla Pink Floyd e soli di chitarra alla Gilmour.

“The Tourist”, invece, scritta da Johnny Greenwood, è l’ultima tappa di un fantastico viaggio nei meandri della malinconia, summa ideale dell’intero lavoro. Il cantato è lento e trascinato (del resto “slow down” esclama Yorke), in un clima da dilatazione spaziale circondato da una splendida batteria jazzy in 3/4.

“Ok Computer” è l’ultimo disco dei Radiohead prima della svolta elettronica di “Kid A / Amnesiac“, un disco di canzoni venate da una malinconia di fondo quasi disarmante, leggero e duro, e nel contempo straordinariamente e semplicemente bello.

06/11/2006

Tracklist

  1. 1. Airbag
  2. 2. Paranoid Android
  3. 3. Subterranean Homesick Alien
  4. 4. Exit Music (For A Film)
  5. 5. Let Down
  6. 6. Karma Police
  7. 7. Fitter Happier
  8. 8. Electioneering
  9. 9. Climbing Up The Walls
  10. 10. No Surprises
  11. 11. Lucky
  12. 12. The Tourist
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