Atlanter è un collettivo norvegese, guidato dai cantanti e chitarristi
Jens Carelius e Arild Hammerø, che esordiva tre anni or sono con "Vidde", un lavoro passato sotto silenzio ma forte di una intrigante commistione di folk, blues e art-rock, il tutto suonato con piglio avventuroso. Continuando a mostrare una certa libertà nell'approcciare le diverse influenze (del resto, "vidde" è termine norvegese che indica proprio questa volontà di ampliare gli orizzonti, e "viddeblues" è il nome che la band ha scelto per definire la propria musica...), i Nostri confermano uno stato di grazia con queste undici tracce nuove di zecca in cui Carelius e soci, oltre a incrociare altre suggestioni sonore, mostrano di essersi sbilanciati su versanti relativamente più "pop".
Aperto dai malinconici tratti
pinkfloydiani di "Hatimanin" (che riecheggeranno, oscurate dalle nubi, anche nel breve interludio di "Alba"), "Jewels Of Crime" va subito in orbita con una "Light" che tiene insieme spigoli funk, scintillante esuberanza pop ed enfasi chiaroscurale, un numero trascinante e
catchy che troverà, più avanti, degni comprimari in "Let It Fade" (dove strani echi
Mike Oldfield - via "
Tubular Bells" - si confondono tra suggestioni
Talking Heads e world-music in sedicesimo), in una
title track che fa gli
Steely Dan angeli custodi dei primi
Yeasayer (laddove in "Jareeze" la stessa sintesi, sballottata a destra e a manca da intrecci geometrici e contrappunti chiassosi, assume connotati
psych) e, ancora, nella splendida "Wear The Rag", la cui filigrana
post-punk esplode in un ritornello appiccicoso, prima di abbandonarsi in
motorik-cadenza.
"Jewels Of Crimes" è, insomma, una piccola giostra di generi e stili, in cui l'energia sprigionata dai numeri più travolgenti è perfettamente bilanciata dai momenti più raccolti, come il desert-blues in orbita
Tinariwen di "Love Shine", la chitarra acustica in riva al mare di "Merula" o il soul a mezz'aria, che muta in deliquio psichedelico, di "Human vs. Human".