Agarttha - A Water Which Does Not Wet Hands

2013 (King Of The Monsters)
esoteric-doom
There's patchouli, spanish blossom, frankincense, and rose
I'm lavender, lavender
There's cedarwood, champa, musk, and myrrh
I'm lavender, lavender
I was smoldering then you breathed deep
May your soul be free now my smoke is sweet
There's sandalwood, lilac, magnolia
I'm lavender, lavender
Ylang ylang, jasmine, amber
I'm lavender, lavender
I was smoldering then you breathed deep
Now our soul is free and our smoke is sweet
Lavender, lavender.
 (Lavender Girl by Jarboe)

Il disco della dolce e gentilissima Agarttha, di riflesso fa tornare in mente lo splendido brano “Lavender Girl” della sacerdotessa Jarboe. Chi è Agarttha? Chi si nasconde dietro questo pseudonimo? Il nome è un chiaro riferimento al leggendario regno sotterraneo, e strettamente legato alla Teoria Della Terra Cava, ma potrebbe anche essere più semplicemente il nome della propria gatta. In realtà Agarttha è Francesca Marongiu: la metà femminile che compone il duo romano degli Architeuthis Rex.

Abbandonato momentaneamente il suono haunted/sintetico-alchemico di “Albedo” (2012) pubblicato a nome Crisne, la nostra Agarttha spiazza tutti rilasciando questo nuovo lavoro dal titolo “A Water Does Not Wet Hands”: un vero e proprio viaggio mistico/etereo nei più tetri e oscuri meandri nascosti della crosta terrestre, che comincia silenzioso, impercettibile, e tenebroso, ricordando vagamente il celebre film fantastico “Viaggio al centro della Terra” (1959), la cui trama è riconducibile al romanzo di Jules Verne.

Il viaggio comincia con la discesa all’interno del gelido cratere islandese dello Jokull, districandosi fra taglienti rocce laviche e saette demoniache (“Lambsprinck”), per poi finire con esplosioni di violenti muri sonori alla Swans, espellendo - attraverso il sempre attivo cono vulcanico dello Stromboli - granitiche batterie che ricordano i migliori momenti doom dei Godflesh e metal dei Ministry in “Filth Pig” (“Storm As He Walks”).
I piacevoli passaggi sintetici di tastiere si accompagnano alle attraenti voci di Francesca (“Visions Of Alina”), mentre le soffici pareti di talco, i delicati corsi di sorgenti d’acqua sotterranea, e le geometriche strutture esagonali di quarzo (“Melusine”) rimbalzano tra spaventosi decibel sonori, tanto da far credere di essere giunti al polo magnetico della Terra.

Nell'ottimo "A Water which Does Not Wet Hands" c'è sicuramente molto esoterismo Jarboe. È come se migliaia di vellutati petali di rose rosse galleggiassero indisturbati su fiumi di lava vulcanica incandescente, trascinati in un tortuoso percorso, delineato da spinosi fiori e rovi di sottobosco: il giusto equilibrio fra la dolcezza dell’anima e i suoi turbolenti moti interiori.
Mushy, Xxena e Agarttha. Si può affermare con certezza che la scena musicale femminile romana - quella malaticcia che va dall’industrial al drone - è davvero in ottime mani. Quando riusciremo ad ascoltare un nuovo progetto fra queste tre graziose donzelle italiane?

Tracklist

  1. Lambsprinck
  2. Visions Of Alina
  3. Melusine
  4. The Sphynx
  5. Storm As He Walks
  6. Chymische Hochzeit




Agarttha sul web