Dalla terra dei canguri, passando per l'attuale base newyorkese di Brooklyn, il duo dream-pop High Highs si mostra al mondo con l'opera prima "Open Season". In pieno stile distribuitivo contemporaneo, l'album giunge sulle scene succedendo all'Ep promozionale omonimo datato 2011 e contenente quattro brani, due dei quali riascoltati in "Open Season". Le facce pulite di Sydney si negano all'utilizzo di qualsiasi sorta di percussione, proponendo un suono delicato e mellifluo, basato sul duetto tra chitarre e tastiera, con qualche sporadico sprazzo di pad elettronico in sottofondo, dalla basilare funzione ritmica.
L'album, in cui la voce di Jack Milas può concedersi aperture morbide - in linea con quello che può definirsi l'eterno ritorno delle linee melodiche vocali anni 80 (Midge Ure)- non abbaglia tanto per le composizioni stilistiche o per la scia emotiva che può lasciare sulla pelle dell'ascoltatore, quanto per un risvolto tecnico che potrebbe segnare un passo importante nel genere dream-pop: l'avvento, o come qualcuno potrà chiamarla "la resurrezione", della chitarra acustica. All'interno dell'eterogeneità che caratterizza l'esordio di Oli Chang (tastiere e synth) e di Jack Milas (voce, chitarre), ben esemplificata da spaccati musicali estremamente contemporanei (Bon Iver in "Bridge" e "Pines", XX e Ben Howard in "Flowers Bloom", "Milan", "Phone Call") e passaggi sonori contemporaneamente meno estremi (i Foo Fighters "acustici" in "White Water" e i connazionali Empire Of the Sun nella gradevole pop-song "In A Dream"), è percepibile l'omogeneità nel valorizzare lo strumento a corde più famoso e duttile del pianeta.
La questione può sorprendere, quantomeno far compiere alla nostra mimica facciale parasimpatica quella tipica espressione di stupore di quando si incontra l'inatteso, il non logicamente consequenziale. In un genere come il dream-pop, espressione di atmosfere vellutate e continue, garbate e, appunto, sognanti, l'introduzione così marcata della chitarra pare essere l'elemento di discontinuità e allo stesso tempo di re-innovazione, all'interno dell'abitudine a definire un genere tipicamente esaltato dallo strumento tastiera.
Accompagnati dalla voce soave e dai vagiti di Milas, percorriamo strade che conducono ai caselli dell'America dei Crosby, Stills and Nash ("Once Around The House") e delle loro chitarre che aprono alla vera natura del duo australiano in "Love Is All", quella che può essere definita la via futura da intraprendere per giungere a un'identità meglio definibile, lontana dai flussi influenti di band dalla forte personalità come Arcade Fire in "Open Season", oppure dalle riflessioni pop alla Temper Trap in "Slow It Down".
"Open Season" è un disco consigliabile, dall'ascolto piacevole e che potrebbe lasciare, in un futuro non troppo remoto, un segno importante per le concezioni del dream-pop. Luci serene e rassicuratrici all'alba del cammino australiano.