Maston - Shadows

2013 (Trouble In Mind)
psych-pop

Ora che il figlio maggiore, Mikal Cronin, è andato via di casa, la Trouble In Mind continua a scandagliare, da Chicago, il sottobosco della West Coast e ci propone questo Frank Maston, autore in prima persona dell’intero “Shadows”, nell’esecuzione oltre che nella composizione (a esclusione dell’arpa).
Sapientemente vintage, “Shadows” proietta in un giovane subconscio il tempo dei Sessanta, dai primi vagiti californiani ai temi cinematografici più in voga, distorcendolo e negandosi alle melodie più esemplari, in una bizzarra parata di freak mutanti, sorti da improbabili suggestioni.

Più Deerhunter che Allah-Las, così, in “Shadows”, più Candy Claws che Papercuts. Le canzoni del disco, anche dal punto di vista compositivo, si ambientano nel dormiveglia: i temi melodici sembrano, un momento, a fuoco, ma poi si scompongono, si dileguano, per poi tornare (“Flutter”).
Synth battono il tempo, mentre chitarre guaiscono in lontananza (“Mirror”); latrati in minore ritagliano ossessioni fruscianti e piccoli scoppi di luce (“Judge Alabaster”); dilatati valzer sottomarini guizzano tra le luci fluorescenti degli abissi (“Night”); il crooning Wilson-iano di “Young Hearts” sfila accompagnato dalla banda nella nebbia.

Maston costruisce il suo spettacolo da cameretta con impeccabile gusto, con una forte idea centrale, che manca però di forza emotiva e – questo dichiaratamente – di limpidezza melodica. Col che “Shadows” farà certamente parlare di sé, e forse finirà addirittura in qualche classifica di fine anno, senza aver strappato un brivido a chicchessia.

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