Labili i confini tra il mainstream e l'alternative, spesso violati da artisti abili nel gestire una visione pluriculturale priva di preconcetti. Roberts & Lord hanno le ambizioni giuste per affrontare il pop elettronico con la giusta sapienza, e il loro ultimo album "Eponymous" è il banco di prova per il loro personale ritratto sonoro.
Buon gusto e curriculum artistico non mancano (Simian, Rafters e Black Ghosts) e il tutto non suona come un vero e proprio debutto, grazie alla professionalità del duo, che lo definisce e lo consacra come un album maturo.
"Eponymous" è un album che risente dell'ambito culturale che lo ha generato, lo scambio creativo attraverso myspace; pur se vivace, perde profondità e denuncia una staticità lirica leggermente imbarazzante.
Un album che conserva fascino nonostante le labili idee armoniche, come è evidente nel brano pilota "Mosquito", un hit-single troppo semplice per emergere nella iperproduzione del terzo millennio.
Non va meglio con "Wild Berries", che potrebbe uscire da una raccolta di demo dei Duran Duran senza vergogna o stupore.
Il candore che accompagna la progettualità di "Eponymous" a tratti resta evidente e crea spazi di puro entertainment moderno ("Purple Doves", "Windmill") che sono sorretti anche da testi essenziali e creativi, e non manca un piccolo gioiellino, ovvero l'eccellente "Oblique", un pop futurista capace di costringere l'ascoltatore al riascolto dell'intero album, in cerca di gustose lezioni di talento che sono evidenti solo dopo ulteriori analisi.
Roberts & Lord possiedono un feeling sonoro e artistico ben definito, ma nel tentativo di concentrare l'attenzione anche sui testi spesso si ha la sensazione di un insieme musicale tenuto insieme da una molla, che si espande e si ritrae abbassando la tensione emotiva e creativa che diventa autoindulgente ("We Rise, We Fall") o gradevolmente noiosa ("Bottom Of The Bottle").
"Eponymous" non è l'album che il duo aveva promesso, né tantomeno quello che molti critici hanno sottinteso. Le buone intenzioni sono ancora sommerse da una serie di luoghi comuni e il tutto è rinviato al futuro.
05/12/2011