"The Church Of Synth" è il progetto-dal-nome-fighissimo partorito dalla mente di
Phillip Kühnhast, ex-produttore tedesco di musica techno che, all'inizio della sua carriera artistica, si è divertito a proporre i suoi oscuri
live-set in giro per la Germania. La noia, però, non risparmia neanche chi vive in terra crucca, seppur feconda soprattutto nell'ambito di fiorescenze
underground: nel caso specifico, il Nostro ha maturato un vero e proprio disgusto verso tutta il panorama musicale, ormai stereotipato, in voga nei club di Hannover. Se a ciò si aggiunge il tedio incubato per l'ascolto delle angosciose turbe psicologiche lamentate dai suoi pazienti (ebbene sì, Kühnhast è a un passo dal terminare gli studi in "psychological therapy") e un'adorazione ossessiva (deformazione professionale?) per i sintetizzatori analogici vintage collezionati da suo padre, il risultato è una fisiologica necessità di sfogo che si risolve, appunto, nella genesi di "The Church Of Synth".
La prima fatica di Phillip è un album omonimo, pubblicato in 300 copie in vinile rosso-sangue dalla giovanissima
label inglese Robot Elephant Records, che vanta peraltro la
release di una collaborazione tra Stearica e Acid Mothers Temple & The Melting Paradiso U.F.O..
"Der Fall Von Leviathan", unica hit dell'album, è un malsano e glaciale salto nel buio, cadenzato da una
drum-machine potente e da un synth epico che richiamano alla mente la violenta scena proposta da un'incisione di Gustave Dorè (intitolata, appunto, "Distruzione del Leviatano") in cui il mostro marino del Vecchio Testamento, simbolo per eccellenza del caos primordiale e della potenza priva di controllo, va incontro alla sua fine per mano divina.
"Christuskirche" costituisce un capitolo a parte, col suo
intro ambient dilatato seguito da tessiture droniche che ricordano i
Sunn O))) più indulgenti.
"Das Dröhnen Der Goettlichen Räder" potrebbe essere un'ottima
b-side dell'infinita
tracklist di "Ghost I-IV" dei
Nine Inch Nails, sebbene connotato da venature più solenni e con un
beat più ossessivo, a tratti quasi hip-hop. Si prosegue con "Die Paradoxen Gebote Gottes", unico brano dell'intera scaletta in cui figura una chitarra elettrica che disegna sfumature arabesche in un turbine di sintetizzatori divisi tra goth e tech-ambient.
In "Die Kathedrale Der Ewigen Leere", Kühnhast fa ripescaggio delle proprie conoscenze sulle tecniche relative all'ipnosi, guidandoci in un viaggio siderale di quasi otto minuti che ha forti sentori dei
Natural Snow Buildings di "The Fall Of The Shadow Kingdom".
Questo notevole esordio votato al culto dell'analogico si chiude con "Enoch Und Kokabel", timido epilogo slow-techno appesantito e che convince poco. E allora, via col bonus offerto dalla Robot Elephant, ossia il
download gratuito di quattro remix di "Der Fall Von Leviathan" da parte di artisti della levatura di
Burial Hex (che ne regala addirittura due), Ourobonic Plague e
Haxan Cloak.