Hyetal - Broadcast

2011 (Black Acre)
witchstep
Che witch house e dubstep si sarebbero incontrati era chiaro fin dall'inizio. Nessuno però si aspettava che succedesse così presto. E così bene.
"Broadcast", primo Lp del bristoliano David Corney e secondo dell'etichetta Black Acre, colonizza lo spazio inesplorato tra le due scene elettroniche più oscure degli ultimi anni. Nel farlo, però, scopre territori e possibilità ben più estese di quanto ci si potesse, astrattamente, aspettare.

Ma andiamo piano. Il paragone con la witch house americana potrebbe pure essere un azzardo. Perché già nell'attuale diaspora post-dubstep è spesso difficile riconoscere un classico halftime; figuriamoci influenze esplicite da generi esterni. Sì, pezzi come "Ritual", "Searchlight", "Diamond Islands" hanno quel tono spettrale e ossessivo che fa pensare al volo alle elettro-cantilene di Fostercare e Creep, ma potrebbe anche trattarsi di una coincidenza. Uno di quegli scherzetti dello spirito dei tempi, che fanno sì che due idee simili emergano indipendentemente in posti diversi nello stesso momento.

In effetti, i riferimenti di Mr. Hyetal sembrano affondare un po' più indietro nel tempo. La prima house di Ibiza, i New Order di "Technique", e un po' di paccottiglia anni Ottanta in generale, coi synth piatti piatti e i beat riverberati per compensare il possibile in dimensionalità.
Tutta questa roba retrofuturista, messa a contatto col magma pseudo-funky del purple sound (vedi alle voci Boxcutter, Ital Tek, Joker & Ginz), reagisce in modo imprevedibile ed estremamente vario. Le anime principali sono comunque due: quella più espressamente dark - o witch, che dir si voglia - e quella invece più orientata al dancefloor. Tra le due, più che gli elementi, cambiano le concentrazioni: da un lato dominano voci tra l'angelico e il rassegnato, pad evanescenti, bassi infestanti; dall'altro tastierine piovigginose e malinconia fine-estiva (ma di qualche estate lontana, che mette più nostalgia).

Degli schemi funky/dubstep di partenza, sui quali si muoveva il clamoroso 12'' "Pixel Rainbow Sequence" del 2009, resta in ogni caso poco di riconoscibile. Ma le tracce ci sono, per chi sa coglierle: costruzioni ritmiche a più tempi e più livelli, ruolo trainante dei bassi, attenzione per la profondità spaziale del suono. Questa era forse la cosa meno facile, vista la scelta di scommettere tutto su tinte piatte come quelle dei synth eighties: "Hyetal" è però riuscito nell'impresa, e ha coniato, oltre a una manciata di brani di prima categoria, anche uno stile nuovo, ricco ed efficace.

Tracklist

  1. Ritual
  2. Diamond Islands
  3. Phoenix
  4. Beach Scene
  5. The Chase
  6. Searchlight
  7. Dime Piece
  8. Boneyard
  9. Transmission
  10. Black Black Black

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