Listen up and I’ll tell a story
‘Bout an artist growin’ old
Some would try for fame and glory
Others aren’t so bold
E’ la Munster, etichetta di Madrid, che ci permette di tornare a guardare dallo spioncino i primi vagiti del cantautore di Sacramento. “The Story Of An Artist” è un titolo che pare rifarsi scherzosamente alla magniloquenza di un greatest hits di un qualche crooner sul viale del tramonto.
In effetti “crooner” appare davvero Daniel Johnston, anche se in uno spettacolo allestito non su sfavillanti navi da crociera o in serate in frac di beneficenza, ma nello stanzino di casa propria – uno spettacolo inframezzato da dialoghi, telefonate, litigi. Come se il sipario calasse per un attimo sullo show, scoprendo le vicissitudini quotidiane che tanto Daniel vorrebbe scacciare nel premere il tasto rec del proprio registratore a quattro tracce, rintanandosi tra le vibrazioni risuonanti del proprio strumento, il pianoforte – impersonando i grandi che vorrebbe imitare, dai Beatles in avanti.
L’iniziativa di questa ristampa, che ripropone i primi sei dischi di Daniel (quelli distribuiti su cassetta “fatta in casa” all’inizio della sua carriera), pare una di quelle operazioni hollywoodiane di riscoperta di personaggi peculiari ma a loro modo vincenti: difficile nascondere che parte del fascino di Johnston derivi dalla sua “americanità” – dal fatto che, nonostante tutto, bastino il talento e la fiducia in sé stessi per emergere.
Che trovino spazio i suoi strazianti sogni d’amore (“I Had A Dream”), o l’ancora più toccante dichiarazione d’intenti di “Story Of An Artist” (capolavoro!), il tocco pianistico di Daniel, insieme infantile e pienamente consapevole, disegna con grazia la scoperta dolorosa di una solitudine ineluttabile. Condizione umana che nella musica di Johnston si fa tangibile, attraverso l’equazione mai scontata – nei risultati – del tradurre in canzone il proprio dolore. Anche con ironia, all’occasione, come in “When You’re Pretty”.
E’ per questo che non è mai troppo tardi per riaccostarsi all’opera del Nostro, che ci sentiamo di consigliare senza riserve, nella certezza che nel riprendere questi nastri rimarrà sempre una testimonianza intensa di un’inaspettata e totale apertura al mondo, registrata attraverso un registratore Sanyo da 59 dollari – prima ancora che il termine lo-fi facesse la sua comparsa.
21/06/2010