C'è un neologismo che in tempi recenti mi ha sempre affascinato:
indietronica. Felice connubio fra indie-rock/pop ed elettronica, appassionata sintesi in grado di coinvolgere sia gli amanti della musica sintetica, sia coloro che preferiscono essere stimolati da elementi analogici, chitarre
in primis.
Negli ultimi mesi le proposte indie-rock si sono rivelate un po' ripetitive e sempre meno avvincenti, sul versante elettronico c'è invece un entusiasmo vitale che sta portando nuovi adepti verso ambiti insospettabili quali
minimal techno o
dubstep.E' vero che chi frequenta abitualmente il mosaico
rock oriented è sempre stato ben predisposto verso nomi quali
Chemical Brothers,
Prodigy o
Air, i quali affondano le proprie radici più nei sintetizzatori che nelle sei corde, ma slanci virtuosi come quelli architettati recentemente da
Four Tet e
Lali Puna (tanto per citare esponenti di grosso richiamo), pongono la scena elettronica in una posizione di assoluta preminenza nell'anno di grazia 2010.
In questo scenario, giunge al momento opportuno il ritorno di una delle formazioni più importanti della scena electropop dell'ultimo decennio: To Rococo Rot.
A sei anni di distanza dal convincente
"Hotel Morgen", che segnò il loro passaggio su Domino Records, il trio berlinese non si adagia sugli allori, ma tenta uno strappo in avanti.
La
line-up è sempre costituita da Stephan Schneider (basso), Robert Lippock (
laptop,
sequencer) e dal fratello Ronald (batteria, percussioni, piano,
handclapping, effetti vari), protagonista anche dell'avventura
Tarwater.
Sin dalle prime note ci si perde nello psichedelico
loop minimal che apre "Away", quasi una dichiarazione d'intenti, e da lì si dipana uno scenario elegante fatto di suoni ricercati, a volte iper-trendy, altre volte più di frontiera. "Speculation" è un disco che si presta a essere ballato, ma anche a far da sottofondo agli aperitivi più esclusivi, così come ai momenti più riflessivi della propria giornata, un album di musica elettronica che riesce a colpire più il cuore che la testa, un album dove strumenti e
sample convivono e interagiscono in maniera naturale.
E quando meno te lo aspetti, emergono luccicanti arpeggi acustici che conferiscono quel
plus in grado di portare il lavoro dei tre musicisti tedeschi ben oltre la media del settore.
L'ipnotico e stridente piano che apre "Seele" ci schiude il cammino verso una miriade di effetti che rendono l'atmosfera euforica: sano artigianato sintetico poggiato su efficaci linee di basso (uno dei veri valori aggiunti di tutto il disco) e percussioni assortite.
Ma vediamo cosa ci riserva il resto della
tracklist: "Horses" è una gioiosa cavalcata di
beat, "Fowardness" parte da un
loop meccanico sul quale vengono via via inserite linee melodiche, il mezzo minuto electro-rumorista di "No Way To Prepare" ci introduce all'allegra e spensierata scampagnata
lounge di "Working Against Time".
Ai 7/10 del disco troviamo "Place It" che ci coccola con suoni vagamente tribali, senza nulla aggiungere al valore complessivo del lavoro. La successiva "Ship" torna a inondarci di bordate electro mentre "Bells" tende la mano a vaghi scenari techno-trance, tanto cari al popolo mitteleuropeo.
L'epilogo è cadenzato dagli oltre dieci minuti ambient di "Friday", costruita su un drone statico ove viene innestato il piano cortesemente offerto da Jochen Irmler dei
Faust, titolari degli studi presso i quali l'album è stato registrato, per buona parte
live.
Proprio quando tali presupposti (la presenza fisica e spirituale dei Faust) avrebbero potuto far presagire un disco dal taglio
kraut, i To Rococo Rot si spogliano definitivamente degli abiti indossati a inizio carriera (quando venivano sovente associati sia al kraut che al post-rock) per completare la svolta
easy del proprio
sound. E lo fanno nel migliore dei modi, portando a felice compimento la modifica del proprio linguaggio e regalandoci uno dei più gradevoli
meltin' pot dell'anno, una serie di composizioni in grado di ridefinire il loro posizionamento nell'immaginario collettivo.
Suoni metropolitani e iper-moderni, perfetti per fungere da sottofondo alle piccole realtà quotidiane contemporanee.