Voce malferma e retrogusto post- per un disco di cantautorato pigro, ruvido, desolante. E non in senso negativo – i pezzi hanno il fascino di retrouvailles incompiute dell'era June of '44: abbozzi, scheletri di canzoni zuppi di silenzi e intrappolati in un lento e continuo ricircolo. La malinconia è stemperata dalla patina del tempo, il calore del suono è stato portato via da rallentamenti, rarefazioni e timidi sbrisoli corali.
Cosa resta? Purtroppo poco: in assenza di strutture compositive solide, la corda emotiva è troppo sottile per sorreggere le canzoni. Il sound resta però originale, e suo modo magnetico: le ceneri diradate di Louisville, la nostalgia della fiamma che fu.
Sleeping States è lo pseudonimo di Markland Starkie, inglesissimo nonostante le ascendenze musicali. Questo è il suo terzo album.
10/12/2009