I Black Vomit sono uno dei nomi più rappresentativi della cosiddetta True Sheffield Black Psychedelia. Al pari di compagini quali Skulltroll, Dukkha, Ice Bound Majesty (giusto per limitarci a qualche nome), la band inglese mescola infatti temibili esalazioni di black-ambient metallica con oscure e deformi cartilagini psichedeliche, una sintesi già sorprendente su questo “Jungle Death”, opera inquietante nel suo muoversi, senza soluzione di continuità, tra soundscapes enigmatici, allucinazioni anarchiche e selvaggio abbandono.
In questi tredici pannelli, i Nostri passano, dunque, in rassegna ambient (caliginosa in “A Premonition Of Inevitable Doom”, astratta in “Condeclint5” ed “Evolution of Joy”, sonnambula e con tanto di percussioni in circolo in “Last Cries Of The Lost”), black-metal (truce e sommerso da tossiche folate acide in “Deluge from Hell”, cibernetico e “gassoso” nei tredici minuti di “Back Beloved Cloud”) e la psichedelia rumorista più fosca (evocata nel bel mezzo del rituale sciamanico di “La Pastora (The Shepherdess)…”, nelle fluttuazioni aliene di “Constdecnt” – che fanno pensare alle tavolozze più ruvide di Tim Hecker – e in quelle di “St. Anthony’s Fire (Ergot Death)”).
Fanno eccezione il grassoccio panzer sludge in acido di “Vigilante Night”, il folk inacidito che muta in rocciosissimo kraut-noise di “Repositioning Chrome” e l’epos classicheggiante di “Konna Yume Wo Mite (Such Dreams I Have Dreamed)”.
Band misteriosa e poca propensa alle luci della ribalta, formata da tre sinistre entità (Ghettodweller – basso -, C12H16N2 – voce e chitarra – e Mndeathfreq – batteria, percussioni), i Black Vomit preferiscono far parlare la musica, proiezione di torbidi universi interiori, come quelli che sembra evocare la chiusa votata al silenzio di “Evolution Of Joy”.
21/08/2009