SATURATION POINT - Mechanisms

2009 (Invada)
post-kraut-rock

Molti protagonisti della new wave inglese nel corso degli anni si sono riciclati in nuovi corsi sonori, a volte nel vago tentativo di rifarsi una verginità musicale e cavalcare il successo; basti pensare a Peter Astor che, partito dal suono Creation dei Loft e dei Weather Prophets, ha poi incrociato l’elettronica (The Wisdom Of Harry) e il kraut-rock (Ellis Island Sound) con risultati discontinui ma interessanti. Altre trasformazioni hanno portato frutti inaspettati e notevoli, come nel caso degli Stereolab, nati da una costola dei McCarthy.

I Saturation Point nascono dall’incontro tra Joe Allen e Julian Pransky-Poole (due ex-Strangelove) e John Langley (Blue Aeroplanes). Il gruppo di Bristol, pur giunto al quarto album, “Mechanism”, si associa solo ora al ciclo evolutivo descritto: in verità questo è il suo primo album stampato e distribuito da una label, ovvero l’Invada di Geoff Barrow (Portishead).

Tipico esempio di post-rock contaminato da influenze kraut-rock, l’album dei Saturation Point segue tre progetti (“One”,“Two”,“Three") disponibili fino ad oggi in download (ora in serie limitata su cd), e appartiene a un piano di lavoro diviso in quattro dischi, che si suddivideranno tra pubblicazioni in download (“A Black Sun Rising”), musica in cerca di una label (“The Time Beetween Then And Now”), e incomplete partiture in cerca d’identità (“Fourth”).

Uno sforzo creativo enorme che ha affascinato il pubblico del web e Geoff Barrow, che deve aver riscontrato tratti del nuovo corso sonoro dei suoi Portishead tra le pieghe di “Mechanism”.

Le sonorità dei sei brani (tutti senza titolo, ma solo numerati) non si allineano al post-rock più delicato, anzi, spingono gli elementi noise gia sfruttati dai Mogwai, innestando una nuova combinazione sonora, tra trame di chitarra sporche e paesaggi sonori alla Neu!.

I brani sono ricchi di progressioni sonore, in “Untitled 1” l’intro percussiva sembra acquistare un’innaturale velocità per poi confluire nella marea gioiosa di “Untitled 2”, perfetta simbiosi tra elettronica e suoni rock.

I sei brani formano quasi un unico corpo, accordi appena accennati diventano loop per altre fasi del disco, “Untitled 4” edifica la sua struttura sonora ipnotica su frammenti di “Untitled 3”, forzando la dilatazione sonora della chitarra di Julian Pransky-Poole verso sponde psichedeliche, mentre la più debole “Untitled 5” tenta di scomporre la forza di “Untitled 2”, ma ne estrae solo un groviglio ritmico prevedibile.

Nonostante le buone soluzioni e in attesa degli altri capitoli del progetto (che saranno pubblicati in pochi mesi), “Mechanism” non solleva l’entusiasmo annunciato. I musicisti sembrano intrappolati nei clichè che appartengono alla loro estrazione culturale, l’interessante manipolazione della chitarra attraverso l’elettronica resta l’unica idea vincente, quello che manca è la composizione: invero nessuno dei musicisti aveva dimostrato in precedenza qualità in tal senso. Didascalica e a tratti noiosa, la musica dei Saturation Point non riesce ad andare oltre la citazione stilistica: se non troveranno la loro chiave d’identificazione, resteranno solo musicisti di una band interessante ma senza storia.

14/07/2009

Tracklist

  1. 1. Untitled 1
  2. 2. Untitled 2
  3. 3. Untitled 3
  4. 4. Untitled 4
  5. 5. Untitled 5
  6. 6. Untitled 6

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