FINNEGANS WAKE - Blue

2009 (Altrock productions)
contemporanea, progressive

Ok, prima i difetti:

1. Detto chiaro e tondo: "Blue" è un mattone pazzesco. Dieci strumentali intrisi di secondo Novecento, a partire dalla strumentazione molto più sbilanciati sul versante colto che su quello rock. La musica è fredda, cervellotica, formale nonostante il piglio energico, gli scatti elettrici.

2. La voce, arroccata in territori operistici, rischia di essere più uno scoglio che un appiglio per l'ascoltatore. Sarà pur elegante, raffinata e tutto quanto, ma a furia di stagnazioni e inghiottitoi melodici opprime e disorienta. Il suo tedesco, poi, è più fonetica che emozione.

3. Il sound, super-definito, è privo di calore umano. Alieno e alienante – roba da Dream Theater. Anche la chitarra, nonostante le ascendenze Frippiane, sconfina spesso nel prog-metal più patinato.

Pazienza, dedizione e una certa predisposizione ai contorsionismi mentali possono renderli punti di forza inaspettati:

(Inizio dello sproloquio filosofoide)

1. I pezzi cambiano volto a ogni ascolto, durante ogni ascolto addirittura. Ciò che era sopra passa sotto, il tema diventa contrappunto, una traiettoria che appariva (contorta ma) lineare rivela mille snodi e biforcazioni. Impensabile memorizzare un simile mandala, inutile attendere il momento in cui tutto si mostrerà semplice e orecchiabile: qui il gioco è un altro, ed è quello di scontrarsi con la complessità irriducibile, limitarsi a seguire ora questo, ora quel sentiero. Per trovarsi, il più delle volte, in un vicolo cieco, o ancora al punto di partenza.

2. La voce in quest'ottica è un angelo ingannatore, una guida impassibile che sul più bello si dilegua per vie impossibili, lasciando il visitatore a sé stesso. A chiedersi come diavolo abbia fatto, mentre disperatamente cerca di riorientarsi (ignorando che il luogo è lo stesso di prima, ma quello che era il pavimento ora è il soffitto).

3. Il suono non è mai un tutto: è sempre e nitidamente somma di parti. Archi, fiati, percussioni di "Blue" immergono l'ascoltatore in uno stato di percezione acuita: se a distanza di sette chilometri sette gocce d'acqua cadessero in un pozzo, giurerebbe di vederle e poterle contare.

(Fine dello sproloquio filosofoide)

Resta da scrivere che:

a. Comunque la si voglia girare, "Blue" è ostico e lontano dalla leggerezza. Chi leggendo "progressive" si immaginasse Genesis, King Crimson o anche Magma e Henry Cow dovrebbe accostarsi al disco con la consapevolezza che si tratta di altra cosa. La strada sarebbe meno in salita per gli amanti di musica post-tonale & affini.

b. Un buon varco d'ingresso è senz'altro la traccia omonima "Blue" disponibile sul Myspace della band. Costellazioni di archi, fiati, basso e percussioni si fronteggiano a sintetizzatori liquidi e disumani in un continuo voltafaccia di incastri, intrecci e rilassamenti samba subliminali. Il colore è ovvio: il blu.

c. L'album è il quinto nella discografia dei Finnegans Wake, formazione belga/brasiliana attiva dal 1993. Chi, digerito per bene "Blue", volesse continuare l'esplorazione potrebbe cimentarsi col mastodontico doppio "4th", uscito nel 2004.

24/05/2009

Tracklist

  1. 1. Honfleur de la jolie
  2. 2. Die Geste von Kreuzlingen
  3. 3. Mida
  4. 4. Luftspiel
  5. 5. Blue
  6. 6. Ents and Things
  7. 7. Magical Cave
  8. 8. The Battle of Novgorod
  9. 9. Vulnavia
  10. 10. Agakuk

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