Autori nel 2007 dell’ottimo “Njimajikal Arts” (doppio equamente diviso tra una prima parte di doom-metal contaminato “black”, aperto su sconfinate lande post-psichedeliche, e una seconda di matrice dark-ambient), gli americani Njiqahdda (da pronunciarsi Nee – Gee – Kaa – Daa), dopo numerosi altri lavori, sempre contrassegnati da un’estetica lo-fi e da un sound vertiginosamente depresso e malinconico, tornano a far parlare di sé con questo “Taegnuub – Ishnji Angma”.
Conteso tra estasi e tormento (“Purnakalamanna”, “Aski” ), il duo dell’Illinois che risponde ai nomi assurdi di / – (voce, synth, tastiere, chitarra e fields recordings) e _ – (voce, batteria, basso) – e che, tra le altre cose, canta in una lingua incomprensibile, inventata di sana pianta, facendo riferimento a diverse sorgenti linguistiche (Scandinavia, Grecia, Arabia e Inghilterra) – ci conduce in un girone infernale in cui convivono efferati scempi post-gaze (“Silvaan Mortaa Esk Aal”), celestiali messe in onore del Maligno (“Njiuni Elova”), lunghe peregrinazioni ambientali covanti una disperazione da troppo tempo tenuta a bada (“Nil Fyan Utopiia”) e black-metal d’assalto (“Ishnji Angma”).
Seguire, poi, le parabole ascendenti e discendenti di “Taegnuub” significa pensare a una realtà sovrannaturale ove astrazione e misticismo diventano un’indefinita ragnatela di simboli oscuri e terrificanti.
Disco minore, ma non privo di fascino sinistro, a cominciare dalla splendida copertina.
06/04/2009