Con membri dei Don Caballero, Tabula Rasa e Southpaw, cos’altro possono suonare i Knot Feeder se non math-rock? E, infatti, “Light Flares” suona proprio quel rock per lo più strumentale e “geometrico”, che continua ad avere i suoi seguaci sparsi un po’ per tutto il mondo.
Tipiche strutture angolari e progressioni trillanti (“Object Obtained”), atonalità analitiche (“White Wash”), sofisticazioni in controluce (“The Long Lens”) e storture spasmodiche (“Eliminate Your Dualism”): la band, conosce, insomma, a menadito i trucchi del mestiere, ma non ce li fa pesare, proponendoci una musica eccitante, anche se dietro l’angolo trovi sempre qualche riferimento ingombrante, qualche ombra che si allunga minacciosa a ricordare che il salto di qualità lo si effettua solo prendendosi qualche rischio.
E, bisogna dirlo, i Knot Feeder, oltre a lavorare intorno alla solita, fiammeggiante mistura di spirito e raziocinio, qualche strada impervia la percorrono volentieri. Fatta salva una certa adesione a modalità compositive in cui certi passaggi in sordina, più che allentare, finiscono solo per amplificare a dismisura il tasso di nevrosi (vedi “Desolation Connection”, le astrazioni Bitch Magnet di “26 Miles 385 Yards” e “Mastering The Mountains”, con la sua contrapposizione di meditazione sibillina e struttura “dialogica”, insieme spigolosa e austera), altrove, come nell’avanguardia percussiva di “To The Ice” o nel dub industriale della title track, la band sposta in avanti il suo baricentro d’azione, preparando, forse, il terreno, per future e più ardite soluzioni.
27/02/2009