Dj Balli

Dj Balli

Tattiche di belligeranza breakcore

intervista di Massimiliano Speri

"Moderna, di ampio respiro, rilassante, vegetativa, post-organica, intellettuale: tutti questi aggettivi sono spesso utilizzati per descrivere la musica elettronica. Con Dj Balli le cose stanno in modo diverso": uno slogan che è un manifesto d'intenti, sollevando l'intervistatore dall'ingrato compito tassonomico. Ci sa fare con le presentazioni a effetto, Riccardo Balli, ma è ancora più bravo a disseminare indizi depistanti. Come suggerisce il diretto interessato, è più facile inquadrare cosa NON sia l'arte di questo scatenato arlecchino elettronico: i brandelli per l'abito se li è ritagliati dai guardaroba più disparati, cucendoli con la puntina di un giradischi-mitragliatrice. Non stupisce che il suo penultimo libro sia dedicato alla pratica del mash-up, né che il suo territorio d'elezione sia la contundente bolgia breakcore, di cui rimane l'indiscusso profeta nostrano.
Procediamo a tentoni, tanto per non scoraggiare i pochi lettori rimasti: Riccardo Balli è un dj, un produttore discografico e un saggista; uno spirito iconoclasta animato da una spassosa verve prankster-plunderphonica; un intellettuale che alle aule universitarie preferisce le estenuanti nottate nei club (ma non si è mai drogato in vita sua); uno che ha scritto una tesi di laurea sui Residents, che si è spacciato per Billy Corgan, che ha maltrattato i piatti a fianco di pizzaioli e skateboarder; che ha indagato i legami subliminali tra raver e boyscout, gabber e futuristi, opera e horrorcore. Di sicuro è un bolognese a 24 carati, che nei movimentati 90 è stato dove doveva stare (dalla fucina sovversiva del Link alle performance patafisiche dei Cavalla Cavalla di Aldo Vignocchi, il David Thomas della Pantera).
Lo incontriamo nel suo ecosistema, lo "Stomp" di via Mascarella, in cui ha allestito il suo piccolo bazar: una delle tante sedi itineranti della Sonic Belligeranza, l'etichetta con cui da 20 anni esatti confonde gli incauti degustatori dei suoi frullati di chiodi e schegge. Conversatore cordiale e spigliato, è il tipo ideale con cui capire da che parte stia andando la nuova musica "estrema" - e, giusto che ci siamo, intonare il requiem di una scena asfitticamente autoreferenziale.

Pur essendo propugnatore di una musica decisamente ostica, hai sempre affrontato la tua missione con un piglio giocoso e ironico: un atteggiamento che trovo fedele allo spirito più autentico delle tue amate avanguardie storiche e che, in parte, si riallaccia anche al concetto di "homo ludens" teorizzato dai situazionisti. Tutto il contrario, insomma della boria scadente e scaduta che affligge troppi "terroristi sonori"... Certi personaggi mi fanno rivenire in mente il divertente capitolo di "TAZ" in cui Hakim Bey motteggia la bolsa seriosità e l'insipido maledettismo dell'arte "contro". Rilevi anche tu questa piaga purulenta? Cosa ispira, invece, la leggerezza del tuo tocco?
La rilevo assolutamente, soprattutto in certi artisti power electronics

Guarda un po', pensavo proprio a loro!
Ma non solo, anche nella techno-industrial e in quel tipo di immaginario lì...

Un immaginario fintamente cupo, vestito d'Apocalisse come se non potesse fare altrimenti...
La ragione per cui sposo una visione più ironica è proprio il non riuscire a prendere sul serio questi personaggi e questi sottogeneri, che per me non hanno alcuna reale specificità innovativa: sono soltanto trovate che vanno bene per qualche stagione. La mia poetica non può quindi che essere ludica e giocosa, come hai detto tu. Il nichilismo non lo escludo, perché passare qualsiasi cosa al vaglio di un'ironia demenziale equivale un po' a mettere in discussione tutto. Essere nichilisti, però, presuppone credere almeno nel nichilismo, mentre io sono per la negazione di qualsiasi visione.

Questa tua attitudine "positiva" (nell'accezione algebrica di +/-, non in quella morale di bene/male) può aver ereditato qualcosa dal tuo passato di "straight edge"? Uno stile di vita piuttosto insolito per un dj...
Il termine "positivo" però lo sento un po' cozzare con la mia idea, dietro la quale c'è proprio un'auto-cinica consapevolezza dell'ironia come ultima arma che ci rimane. Interessante invece questo parallelo, che salta di palo in frasca proprio come farei io! Non mi considero un vero straight edge, nel senso che non ho quel tipo di rigidità (pur essendolo stato tra i 19 e i 21 anni, quando suonavo robe di quel genere ed era ancora una novità), ma è un discorso che continua a interessarmi. La mia etichetta fa musica per il dancefloor e quindi per il corpo: cortocircuita il cervello e si sviluppa attraverso reazioni istintive. E' un ambito storicamente dominato dal consumo di sostanze, come testimoniato da una vasta e spesso illuminante letteratura, e questo ha imposto un diktat da "zombie rave": se deve accompagnare la pasticca che scende, la musica non deve essere troppo complicata. Un genere estremo come il mio incontra difficoltà ovunque, sia nei club sia nei rave. Il mio disco "Boyscout-Ravers Must Die!" prende spunto proprio da un divertente aneddoto personale: nel 2006 suonai in un rave illegale vicino Verona, una classica situazione tribe-techno in cui una ragazza, esasperata dal mio set, a un certo punto mi gridò di smettere e arrivò a tirarmi una secchiata d'acqua! Ovviamente continuai imperterrito e in quel momento mi venne l'idea di associare boyscout e raver come due facce della stessa medaglia: non a caso, tutti e due vanno nei boschi e indossano un'uniforme. In quel disco remixai vecchie canzoni boyscout inserendo degli amen break tipicamente breakcore e una cassa gabber, intervallandole a parlati deliranti tratti da film americani: una bonaria presa in giro di quel mondo e del culto della droga che lo accompagna.

E dal punk in generale, invece, cosa pensi di aver preso?
Sicuramente l'attitudine DIY, che non può che venire da lì oltre che dalle avanguardie storiche (c'è un bel libro di Greil Marcus, "Lipstick Traces", che prende in considerazione proprio il fil rouge tra dada e punk). C'è sempre questo binomio tra avanguardia e tradizione, anche perché ormai c'è una consolidata tradizione dell'avanguardia che crea le borie che conosciamo e contro cui ci muoviamo. E' uno dei motivi per cui rifiuto il termine "sperimentale", una parola che trovo priva di contenuto pratico: chi fa "musica sperimentale" il più delle volte si limita a riproporre la varietà di correnti sviluppatesi nel '900. 

L'antitesi della sperimentazione e dell'avanguardia, per l'appunto.
Trovo molto più sperimentale, anche dal punto di vista socio-antropologico, tutto ciò che proviene dall'universo della musica da ballo. E' per questo che con la mia label ho scelto di abbracciare quella dimensione lì, anche se con le sotto-etichette "+Belligeranza" e "-Belligeranza" ho esplorato cose rispettivamente più noise e più "soft": per dire, ultimamente mi diverto con questa new-new age che prende in giro il trionfo dell'ambient, un genere che detesto in modo particolare...

...e che adesso sta spadroneggiando in pompa magna.
La lista delle cose che detesto sarebbe lunga, ma in generale diciamo che mi interessa rifuggire la sperimentazione e seguire in maniera molto aderente al contemporaneo le novità provenienti da Londra, Berlino o New York, che coinvolgono la cultura di strada e diventano laboratori interconnessi con abbigliamenti e comportamenti. Trovo sia molto più sperimentale forgiare questi linguaggi sotto-musicali, ricchi di aperture estetiche.

Mi ha sempre affascinato questo tuo sconfinato onnivorismo, che ti porta a non rifiutare la temutissima "musica rock" contro cui gli pseudo-sperimentatori di cui sopra amano ringhiare a tempo perso… Anche nelle tue parodie più dissacranti non leggo uno slancio demolitorio stile Matmos quanto una pacca affettuosa, senza nessun manicheismo sterile alla passato/presente-giovani/vecchi-buoni/cattivi.
Direi di sì. Il mio approccio è molto concettuale, sarà che di formazione non sono un musicista. Ma non è che me ne vanto come Brian Eno, è che proprio non lo sono...

Sei stato un batterista però...
Non a caso, quello che non sa le note… Dopo i miei studi filosofici in ambito estetico mi sono buttato sul Djing, che è proprio un modo di vedere concettualmente la musica. Io ti parlo di musica appunto, a 360° e senza porre limiti, dalla polka bolognese alle chitarre hawaiane. Tutto è possibile nella mia label, il frullatore gira sempre. Va anche detto che da alcuni anni ormai, più che inventare cose nuove, si parla di ricombinare i pezzi di un Frankenstein. Certo, ogni tanto qualche macro-codice salta fuori, ma sostanzialmente l'ultimo slancio in avanti c'è stato con la rave culture degli anni 90 - anche se, come ti ho detto, i rave non mi sono mai piaciuti e non voglio averci niente a che fare...

Balli balla?
Pochissimo... In ogni caso, piacciano o no, i rave sono stati l'ultimo movimento di massa che ha provato a guardare dentro al futuro. Dopo siamo entrati in questa fase retromaniacale in cui, per il momento, non intravedo altri spiragli.

Colgo la palla al balzo: si fa sempre più pesante questo fiato sul collo da "fine di", come se le frontiere da conquistare si fossero drasticamente assottigliate. Questo perenne sentore di già sentito infesta soprattutto la nostra cara musica "estrema" ("sperimentale" o meno che sia): spezzare nuovi tabù appare via via più chimerico e in ambito elettronico la rincorsa all'ultimo beat ha ormai il fiato corto, anche quando si strizzano al massimo dissonanze e mescolanze. Ti capita ancora di imbatterti in musiche capaci di sconvolgerti, di risultarti violente, di farti male sul piano acustico e filosofico?
Non vedo nulla se non, paradossalmente, alcune cose più melodiche che magari non mi fanno male, ma di sicuro mi fanno riflettere: penso ad esempio alla chiptune e a come viene bastardizzata, con la sua venatura in qualche modo inquietante e "satanica".

In molti stanno profetizzando questo necessario "ritorno alla melodia", come se il tentativo di cancellarla in modo tanto brutale avesse creato un avvitamento da cui non si riesce più a uscire.
Anche lo spirito di questi artisti è apprezzabile: alcuni fanno tour e sfiorano il mainstream, ma per il resto c'è un rifiuto del carrierismo, rimane musica legata all'universo parallelo dei videogiochi e della realtà aumentata (d'altronde parliamo di una scena composta per lo più da nerd e smanettatori). In generale, l'approccio alle tecnologie obsolete apre delle prospettive retrofuturistiche reali, anche se magari non arriva la "botta". Riguardo a quella, alcuni anni fa ho realizzato insieme a Ralph Brown un disco a 1400 bpm intitolato "Tweet It! Extratone Mix": il riferimento è all'extratone, un'estremizzazione dello speedcore che viaggia sopra i 1000 bpm, in cui finisci col non sentire più la cassa...

Un drone, praticamente...
Esatto, ma con un suo afflato dinamico: la nostra provocazione consisteva difatti nel continuare a considerarla musica da dancefloor. E credimi: in un set in Germania, alle 5 di mattina e sotto l'effetto di non so quali droghe, le persone effettivamente ballavano!

Forse perché l'onda d'urto, seppur stazionaria, smuove comunque qualche muscolo o nervo...
E adesso c'è gente che arriva a ballare in maniera "artritica", muovendo solo le mani...

Una sorta di risposta danzereccia alla musica gestuale di Cage & C.!
Ma poi dei soggetti assurdi, rasati e immobili, che si limitano a ondeggiare o scuotere i pugni... In ogni caso, per tornare alla domanda di partenza, quella roba lì qualche botta la dà, anche se dopo mezz'ora ti sei già rotto le palle... Non è una scena che riesco a prendere del tutto sul serio.

Mentre ponevo la domanda avevo in mente proprio le scariche di beat dell'extratone, e mi chiedevo se una corsa a perdifiato così parossistica potesse in qualche modo evolversi o fosse destinata a schiantarsi...
Facciamoci una risata: pensa che si parla addirittura di sottogeneri dell'extratone, come il "moetone" che aggiunge delle vocine femminili giapponesi... Ma ci riferiamo a cose inventate dal dj di turno, che conoscono 50 persone in tutto il mondo.

Sempre movimenti autoproclamati difatti, che nascono e muoiono lì.
Se è per questo esiste anche il "supertone", che tocca i milioni di Bpm... Siamo ormai nel campo delle battute, ma anche di operazioni concettuali che a loro modo mi affascinano e che sono attento a seguire, pur non sposandole con anima e corpo.

Nella tua musica c'è senz'altro un apparato concettuale corposo, a base di dense didascalie quando non di comunicati para-brigatisti, ma anche un forte elemento performativo: le tue esibizioni sono caratterizzate da grande fisicità, con movimenti frenetici a scandire lo stupro del turntable, riallacciandoti all'arte originaria del dj come manipolatore materico più che ai collage rumoristi di Christian Marclay o Milan Knizak. Performance anche nel senso di happening, in alcuni casi: progetti come "Bally Corgan" sconfinano quasi nel teatro, con tanto di messa in scena rigorosa e appositi figuranti. Insomma, tutto sei fuorché un topo da laboratorio.
Di base cerco di fare le cose che mi divertono: le faccio se mi divertono. Questi sconfinamenti in altri settori (penso anche a "In Skatebored We Noize!") sono dettati proprio dalla mia voglia di seguire liberamente le idee che più mi stimolano. Non ho mai cercato di piacere a qualcuno in particolare, chi non apprezza le mie trovate può tranquillamente ignorarmi.

Un approccio che sei riuscito a trasferire anche nella tua produzione saggistica...
Sin dai tempi del mio primo disco "Rave In Space" (uscito nel '99, quindi un anno prima del lancio della Sonic Belligeranza) e del mio primo libro "Anche tu astronauta" (edito nel '98 per Castelvecchi) ho portato avanti questa idea parallela di "Dj-filosofia" o "remix letterario", intendendo che i miei saggi sono assemblati con lo stesso criterio dei miei set: prendere materiali di altri e rimestarli in un mash-up, il tutto attraverso una particolare chiave di lettura (pensa al mio libro sulla gabber vista attraverso la lente del futurismo, focalizzandomi su tutti i possibili punti di contatto: la velocità, l'aspetto guerrafondaio, le accuse di destrorsume, la moda delle tute...). Mi piace giocare con questo cultural jamming in cui, di fatto, "mixi" con un crossfader due giradischi di concetti, generandone di nuovi. E' una lettura ibrida che punta a una specie di letteratura, oltre gli steccati della critica musicale. L'importante, nei libri come nei dischi, è risultare sempre imprevedibili (per dirti, adesso sto lavorando a un progetto che mescola rockabilly e 8bit!), infettare l'underground e tenere alto il livello del divertimento.

Apprezzo molto il fatto che non hai usato la parola "scontro"...
Queste idee sono un modo per uscire dal cliché socio-politico dello scontro, che interessa anche a me ma solo se accompagnato dalla riflessione. Vedo troppi uomini e donne di slogan, mentre per me la rivoluzione non è legata ai numeri e si può fare solo con il ragionamento.

Visto che l'hai buttata in politica, chiudiamo con un discorso più terreno, nel senso letterale di suolo che calpestiamo: da bolognese doc, quanto trovi cambiata questa città che hai meticolosamente vivisezionato nel tuo archivio sonoro "Bolognoise"? 
E' molto cambiata, com'è necessario che sia. Io mi definisco un figlio del Link degli anni 90, un laboratorio di sperimentazione notevolissimo, che si stagliava a livello europeo per originalità delle proposte. Quello spirito adesso ce lo scordiamo, ma ci sono comunque tante situazioni interessanti. Rimane una città piena di giovani, linfa vitale per qualsiasi scena, e questo mi porta a essere positivo sul futuro. Parliamo sempre di provincia dell'impero, ma capace di dare input stimolanti.

Una volta mi hai detto che secondo te i 2010 bolognesi sono stati nettamente preferibili ai 2000: un'evidente frecciatina alle politiche suicide dello sceriffo Cofferati...
Su questo non ho dubbi, e anche i 2020 sembrerebbero seguire quella scia. Durante i 2000, causa amministrazione sventurata, abbiamo rischiato di scendere sotto il livello minimo richiesto a una città del genere.



Discografia
 Serious And Comical Investigations At Around 333 bpm (Sonic Belligeranza, 2000) 
 Transmutations (Sonic Belligeranza, 2001) 
 Straight-Edge Rastafari Manifesto (Sonic Belligeranza, 2003) 
 From The Inside (-Belligeranza, 2004) 
 The Pure Spirit Of Rock'n'Roll (antologia, +Belligeranza, 2005) 
 Otoscratch, The Ultimate Wax To Remove The Wax! (-Belligeranza, 2006) 
In Skatebored We Noize! (+Belligeranza) 
Boyscouts-Ravers Must Die! (Sonic Belligeranza, 2007) 
 Introducing PornoGolf (-Belligeranza, 2007) 
 Seasons Pizza (+Belligeranza, 2009) 
Bally Corgan (+Belligeranza, 2009) 
 Extreme 8 Bit Terror (Sonic Belligeranza, 2011) 
Tweet It! (extratone mix) (w/ Ralph Brown, Sonic Belligeranza, 2012) 
 Azionismo Bolognese In Rap (w/Rancid Opera, -Belligeranza, 2016) 
Report On Accordion-mediated Alien Encounters In Area 051 (Skank Bloc, 2017) 
Svelto, The Hakken Tuner (Artetetra, 2017) 
 Galvanized (w/Amphibian, Urbsounds, 2018)  
 The 8Bit Prometheus (w/L'Allievo e MC Shell8bit, Urbsounds, 2020) 
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