Grace Cummings

Essere Ramona

intervista di Daniel Moor

Ascoltare per la prima volta la voce bruciante di Grace Cummings è come una folgorante tempesta capace di scuotere le cavità dell’animo. In “Storm Queen” la cantautrice australiana sfruttava l’energia della sua potente performance vocale in modo da incendiare gli arrangiamenti scarni, scheletrici delle canzoni. Ora, per il suo terzo disco, Grace ha finalmente avuto modo di registrare i suoi pezzi insieme a un cospicuo entourage di musicisti e musiciste, coadiuvata dall’esperto Jonathan Wilson in qualità di produttore. E anche se lo sfondo sonoro questa volta è elegantemente lussureggiante, la tesa teatralità che scorre nelle vene del cantautorato di Cummings è rimasta intatta. Prima della pubblicazione di “Ramona” ho incontrato Grace su Zoom per parlare della sua nuova, splendida raccolta.

Alla fine della title track del tuo nuovo disco canti “it’s just the time to be Ramona”. Cosa significa per te essere Ramona?
Ramona è un nome che credo di aver dato a me stessa o almeno a una parte di me che trovo difficile da affrontare a livello personale. Penso che ci voglia molto coraggio per affrontare tutte le cose nella vita ed essere e rimanere semplicemente se stessi.




Ma perché non usi un altro nome, uno pseudonimo?
Penso che a volte sia più facile essere più vulnerabili. O almeno lo trovavo più facile quando ho iniziato questo progetto; ora devo essere sempre me stessa quando canto le mie canzoni!

Jonathan Wilson ha prodotto “Ramona”. Come è stato lavorare con lui?
Davvero fantastico! Lo ammiro molto: è bravissimo! Lavorarci insieme è stata una delle cose più belle che ho fatto. Andiamo molto d’accordo e condividiamo molti punti di vista sulla musica e sul mondo in generale. L’intera esperienza è stata un po’ come uscire con un amico.

Sono felice di sentirlo! Ma perché, dopo due album molto crudi e viscerali, hai optato per arrangiamenti così ricchi e orchestrali? Le canzoni sono magnifiche, ma forse non è quello che la tua fanbase si sarebbe aspettata dopo “Storm Queen”.
In realtà è qualcosa che ho sempre voluto fare. “Storm Queen”è stato registrato durante la pandemia e non ho potuto lavorare e provare con nessun’altra persona nella stessa stanza. Non ho mai avuto l’opportunità di fare qualcosa di così grande come per questo album, ma, appunto, ho sempre desiderato poterlo fare. Credo di preferire le cose molto drammatiche a quelle semplici…

C’è uno strumento che volevi fosse presente su questo disco e che non avevi mai usato prima?
Un’orchestra d’archi!

Avete registrato le canzoni nello studio di Wilson nel Topanga Canyon. Quel paesaggio particolare ha influenzato in qualche modo “Ramona”?
Sì, ho scritto la canzone “Love And The Canyon” proprio lì. Parla di non voler mai tornare casa. Mi è piaciuto davvero molto il tempo che ho trascorso lì e il paesaggio era mozzafiato. Mi ha ricordato molto l’Australia, in realtà, ed è stata una bella cosa, perché solitamente quando viaggio mi manca la natura australiana. Amo Londra o altre grandi città, ma non credo che potrei mai viverci.

Ci sono alcuni momenti in questo disco in cui tu e la band vi scatenate. Penso ad esempio alla psichedelica coda strumentale di “I’m Getting Married To The War”. Cosa ti ha spinto a voler sperimentare in questa direzione?
Avevo fatto una demo di quella canzone che volevo fosse molto teatrale. Ricordo di aver lanciato i piatti della batteria e del vetro al piano di sotto e di averlo registrato. Ovviamente con dei musicisti nello studio abbiamo ricreato molto meglio quella sensazione psichedelica della roba che cadeva di sotto. È stato molto cool!

Quindi è stato liberatorio suonare con tante persone?
Assolutamente sì! Non avevo mai suonato con così tante persone. Ogni giorno uscivo dallo studio con il desiderio di voler diventare una musicista migliore. Erano tutte persone davvero competenti: mi hanno ispirato molto.

Ma come mai non sopporti l’idea di essere una persona comune, “a common man”? Il cowboy della canzone “Common Man” è per caso una figura simile a quella del freak in “Storm Queen”?
Sì, sicuramente. Comunque, io sono una persona comune. Credo che si tratti di non voler essere me per un momento. Il cowboy, per me, è una sorta di figura mitologica, come un unicorno se vuoi, che incarna questa idea di una persona completamente libera, la quale non ha bisogno di una mappa per viaggiare o di un letto dove dormire.

 


La prima volta che ho sentito “Work Today (And Tomorrow)” ho pensato che potesse essere una canzone d’apertura perfetta per un film di James Bond.
Me l’hanno già detto! Non mi dispiacerebbe se la volessero utilizzare…

Magari c’è ancora posto per il prossimo film!
Sì, speriamo! Dita incrociate…

Ma di cosa parla la canzone?
Inizialmente, quando l’ho scritta, era una sorta di discorso di incoraggiamento per me stessa. Una pep talk molto drammatica.

Cosa ha ispirato i video per i tuoi nuovi singoli? Mi sembrano completamente diversi da quelli che hai realizzato in passato.
In realtà, nulla in particolare. Ho fatto molte cose in casa mia per questo disco. La foto in copertina, per esempio, l’abbiamo scattata nel mio giardino. Anche il video per il primo singolo lo abbiamo girato in casa mia. Credo volessi far avvicinare il pubblico al mio spazio personale.

 

Anche la copertina di “Ramona” è diversa rispetto a quelle dei tuoi dischi precedenti. Quella di “Storm Queen” era bianca, mentre quella di “Refuge Cove” molto scura. Sembra che adesso, al terzo album, tu abbia trovato una nuova vita e nuovi colori.
Effettivamente è vero!

A giugno suonerai in Italia a supporto dei King Gizzard. Cosa possiamo aspettarci da un tuo concerto?
Di divertirvi! La mia band viene con me e sarà molto più loud di quello che potete immaginare.

Avevo ascoltato il tuo concerto al World Cafe di NPR. Con la band anche le tue vecchie canzoni erano molto potenti. Davvero una bomba!
Suonare con la band mi diverte tantissimo e mi piace fare casino!

(7 aprile 2024)

Discografia

Refuge Cove(Flightless, 2019)
Storm Queen(ATO, 2022)
Ramona(ATO, 2024)
Pietra miliare
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