Grace Cummings

Storm Queen

2022 (ATO) | folk, songwriter

"Storm Queen" riprende le fila del discorso lirico di Grace Cummings proprio da dove questo si era interrotto. La traccia conclusiva di "Refuge Cove", "In The Wind", si chiudeva con uno sguardo addolorato, ma speranzoso, verso il cielo, verso un paradiso umano e profano. A questa dimensione celeste si riallaccia, fin dal suo avvio, il secondo disco della cantautrice di Melbourne: "There's no world we live in/ I've just discovered Heaven" recitano i primi versi della nuova raccolta. Ma laddove il firmamento dell'esordio era avvolto da un mantello di oscurità impenetrabile, esso pare ora rischiarato da una luce bianchissima, quasi artificiale. L'aria s'è fatta impalpabile e il circostante sembra potersi scorgere solamente nel suo dissolversi. E mentre la nostra realtà si svuota così di corporalità e fisicità, si ode lontano un canto, la melodia angelica di un'Ave Maria intonata nella stratosfera, distante, quindi, e irraggiungibile, ma a cui ci si sente inspiegabilmente tesi, come in una sorta di sacra devozione.

È dunque uno sfondo differente quello che circonda la nuova opera della musicista. Pur mantenendo ancora qualche riferimento al paesaggio australiano e alla fauna che lo popola, ora le ambientazioni di Grace si fanno più astratte e meno definite, come se osservate in semitrasparenza. C'è poi questo filone della dissolvenza che attraversa i versi dei brani e che esplode nel canto sofferto di "Up In Flames", il miglior pezzo dell'album, incoronato da una performance vocale davvero notevole. Quando un simbolo inossidabile della secolare cultura occidentale come Notre Dame prende inaspettatamente fuoco e rischia, in un attimo, di polverizzarsi in fiamme, fumo e cenere, ecco germinare la riflessione sulla finitezza umana, trasposta e trasfigurata in una relazione frantumatasi nell'allontanamento delle due persone che, quella relazione, l'avevano vissuta. Domina allora un senso di solitudine illuminato dai bagliori dell'alba e combattuto con una preghiera affidata al frusciare della brezza oceanica.

Anche i numi tutelari invocati tra le pieghe testuali del disco sono delle figure fantasmatiche. Townes Van Zandt si manifesta in una visione allucinata, tra i barriti di sassofono della title track, per guidare l'io lirico attraverso i suoi dolori, mentre in "Raglan" "Highway 61" ruota inossidabile sul piatto, facendo risuonare la voce di Dylan insieme a quella di Cummings. Proprio in "Raglan" compaiono nel crescendo strumentale anche le percussioni a testimoniare che, pur conservando degli arrangiamenti essenziali, questo album prova ad aggiungere altri colori alla tavolozza musicale dell'australiana.

"Storm Queen" rimane tuttavia un lavoro principalmente suonato (e pensato) con chitarra acustica e pianoforte e registrato in un modo tale da farlo rimanere sospeso in un limbo atemporale. E se anche un paio di quadretti spenti e privi di mordente ("Two Little Birds", "This Day In May") scalfiscono la compattezza e l'intensità dell'intera raccolta, la voce bruciata e bruciante di Grace è ancora più consapevole e viva che in passato. Così come successe nel suo debutto, anche questa volta l'ultima canzone, "Fly A Kite", si congeda con gli occhi rivolti al firmamento, in comunione però con un diffuso senso di pace che ci chiediamo dove possa condurre in futuro la mente di questa nuova stella del panorama cantautorale australiano.
And I would never think to worry
I would never feel any pain
I would lie my head on my pillow
And dream of flying my kite again

(14/01/2022)

  • Tracklist
  1. Heaven
  2. Always New Days Always
  3. Dreams
  4. Up In Flames
  5. Freak
  6. Here Is The Rose
  7. Raglan
  8. Two Little Birds
  9. This Day In May
  10. Storm Queen
  11. Fly A Kite






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