Il Segno del Comando

Il Segno del Comando

Il lato oscuro del prog italiano

di Cesare Buttaboni

Il Segno del Comando è uno dei gioielli oscuri del prog italiano. La band di Diego Banchero, nata a Genova negli anni Novanta, è riuscita a far rivivere una certa cultura italiana sotterranea degli anni Settanta, muovendosi tra suggestioni letterarie, cinematografiche e televisive che gravitano attorno al mondo del mistero, un luogo sospeso fra esoterismo e soprannaturale.

Il Segno del Comando è un gruppo musicale nato nel 1995 a Genova, inizialmente come progetto di studio, per volontà del cantante Mercy – all’epoca voce dei Malombra, poi negli Helden Rune e oggi nei quotati Ianva - e del bassista Diego Banchero, ottimo musicista con un background jazz e anche lui membro dei Malombra, prima ancora degli Zess, poi con Il Ballo delle Castagne e i neofolk Egida Aurea. L’intento è quello di recuperare le radici di certa cultura italiana sotterranea e oscura degli anni Settanta.
Il gruppo prende il nome dal mitico sceneggiato Il Segno del Comando del 1971 con la regia di Daniele D’Anza e con gli attori Ugo Pagliai e Carla Gravina. La vicenda narra la ricerca del professor Edward Foster, un cultore del poeta Lord Byron, di una fantomatica piazza di Roma descritta nei diari del poeta inglese di cui ha ricevuto la foto da parte di Tagliaferri, un personaggio misterioso. Si tratta di una storia da manuale, in bilico fra esoterismo e soprannaturale. All’epoca la programmazione della Rai era di tutto rispetto, lontana dalle derive della cultura massificata dei nostri giorni e la scelta del Segno del Comando non è casuale. Nello stesso filone uscirono anche gli sceneggiati "Ritratto di donna velata", "A come Andromeda", "Ho visto un’ombra", "Il fauno di marmo" e "Gamma". Successivamente Giuseppe D’Agata ne rielaborò la sceneggiatura, pubblicando un romanzo nel 1987 per Rusconi poi ristampato dalla Newton Compton nel 1994.
Musicalmente c’è invece la scelta di recuperare la tradizione italiana dell’epoca, facendo propria la lezione dei Goblin, del progressive esoterico e catacombale degli Jacula e degli Antonius Rex e recuperando il suono oscuro di gruppi leggendari come Il Balletto di BronzoMuseo Rosenbach e Il Rovescio della Medaglia.

Il disco d’esordio, Il Segno del Comando, pubblicato nel 1996 dalla Black Widow, è stupendo: brani come “La taverna dell’angelo”, “Il Segno del Comando” e “Ghost Lovers in Villa Piuma”, ricreano un’atmosfera vintage e fanno rivivere lo spirito di una stagione indimenticabile della musica italiana, anche grazie a musicisti di tutto rispetto come il chitarrista Matteo Ricci, il tastierista Agostino Tavella e Carlo Opisso, mentre il basso pulsante di Diego Banchero riecheggia quello del grande Fabio Pignatelli dei Goblin. Anche Mercy alla voce sembra particolarmente ispirato, rispetto ad altre prove precedenti. Fabio Zuffanti in seguito farà qualcosa di simile con La Maschera di Cera, ottenendo risultati altrettanto buoni, ma questo disco rimane un gioello per gli amanti del genere.
Nel frattempo il gruppo partecipa alla compilation della Black Widow ...E tu vivrai nel terrore, consacrata ai film horror italiani.

Nel 2002 esce il secondo disco, Der Golem. Cambia la formazione, composta per 4/5 da membri dei Malombra. Il concept è dedicato al grande scrittore austriaco Gustav Meyrink e al suo romanzo capolavoro "Il Golem". Meyrink era un grande cultore ed esperto di esoterismo e dottrine orientali, come lo yoga e il Tao. In Italia le sue opere vennero tradotte inizialmente dal filosofo tradizionalista Julius Evola. Il libro è ambientato nel ghetto ebraico di Praga dove, ogni 33 anni, si manifesta il fantasma del Golem che terrorizza la popolazione. L’alternanza di onirismo e veglia conferisce alla vicenda un’atmosfera irreale e da incubo: il testo fa riferimento alla leggenda ebraica del Golem e narra le vicende di un uomo che scambia il cappello con l’intagliatore di pietre preziose Athanasius Pernath di cui rivivrà la vita come in un sogno.
Musicalmente il disco segna però un cambio di rotta: si abbandonano, almeno in parte, le atmosfere anni 70 per abbracciare soluzioni musicali più moderne e vicine al gothic-metal. Tuttavia permane, in alcuni momenti, un genuino feeling oscuro che rende alcuni brani come “Dal diario di un intagliatore di pietre”, “Golem” e l’epica e gotica Komplott Kharousek” realmente spaventosi. Degna di menzione la splendida copertina, a cura dell’artista genovese Danilo Capua.
Non siamo ai livelli del primo disco, ma Der Golem mantiene tutt'oggi, al netto di qualche brano poco ispirato, un suo indubbio fascino.

A questo punto il progetto rimane nel congelatore, dal 2002 al 2010, fino a quando viene riesumato da Diego Banchero nel 2013 con la pubblicazione, sempre per Black Widow, di Il volto verde.
Banchero torna ancora sull’opera di Meyrink e, per la precisione, sul suo secondo romanzo, ambientato ad Amsterdam in un periodo di smarrimento materiale e spirituale per l’Europa, sconvolta all’epoca dalla Grande Guerra. Il libro è basato sulla leggenda dell’Ebreo Errante.
Lo stile di Meyrink è visionario e procede per “immagini”. Il testo svela le tecniche segrete per risvegliare i poteri nascosti della mente. In questo modo l’uomo riesce a risvegliarsi e a raggiungere uno stato superiore di coscienza che gli fa conquistare l’immortalità.
Siamo di fronte a un’opera complessa e profonda. I testi, a cura di Banchero, riprendono alla lettera le tematiche del romanzo e si rivelano simbolici e oscuri.
Musicalmente il disco è valido e si riavvicina alle atmosfere del prog italiano del primo lavoro. Banchero si circonda di ospiti prestigiosi come Claudio Simonetti (Goblin, Daemonia), Gianni Leone (Il Balletto di Bronzo), Martin Grice (Delirium), Sophya Baccini (Presence), Vinz Aquarian (Ballo delle Castagne) e Freddy Delirio (Death SS).
Non c’ è più Mercy alla voce, rimpiazzato principalmente da Maethelyah (Danse Society, Bloody Mask) e anche da David Kriegg e Sophya Baccini.
Il fantasma del Balletto di Bronzo aleggia in più occasioni –come in “Chider il verde” e in “Il manoscritto”- anche se non mancano influenze new wave. In “L’evocazione di Eva” ritroviamo il citato Simonetti alle tastiere. Le soluzioni sonore possono apparire un po’ artificiose, soprattutto le parti di batteria, ma il livello generale rimane comunque buono.

Nel 2018 esce invece un live in studio intitolato ...Al passato, al presente, al futuro... in un’edizione limitata e numerata di 100 copie. Si tratta di una sorta di Best Of che abbraccia l’intera produzione del gruppo, con brani del primo, leggendario disco e anche di Der Golem e Il volto verde.

A questo punto Banchero, per il disco successivo, si affida una nuova formazione che vede la presenza del cantante Riccardo Morello, dei chitarristi Roberto Lucanato e Davide Bruzzi, di Beppi Menozzi alle tastiere e di Fernando Cherchi alla batteria.
Il concept è basato sul romanzo L’incanto dello Zero di Cristian Raimondi, da considerare un vero e proprio nuovo membro del gruppo. I suoi sono deliri ispiratigli da una voce interiore che lui definisce “la voce di Dio”.
Rispetto al predecessore, il disco gode di una produzione migliore e anche la qualità dei brani si mostra superiore. La traccia iniziale “Intro – Il senza ombra” ricorda le ambientazioni del mitico “Tardo Pede In Magiam Versus” degli Jacula, mentre la successiva “Il calice nell’oblio” mette in evidenza la voce di Riccardo Morello, sorretta da un suono compatto e granitico.
In “Al cospetto dell’inatteso” – con ospiti Maethelyiah e Paul Nash-  si avverte forte l’influenza dei Goblin. “Nel labirinto spirituale” ricorda invece certa tradizione melodica italiana già recuperata da gruppi come Ianva ed Egida Aurea.
Non ci sono comunque cali di tensione in questo nuovo lavoro, che conferma come Il Segno del Comando abbia un suono riconoscibile. Ora non resta che attendere nuovi sviluppi da parte di un progetto ammantato di un alone di leggenda paragonabile, per certi versi, a quello dei Devil Doll.

Il Segno del Comando

Il lato oscuro del prog italiano

di Cesare Buttaboni

Il Segno del Comando è uno dei gioielli oscuri del prog italiano. La band di Diego Banchero, nata a Genova negli anni Novanta, è riuscita a far rivivere una certa cultura italiana sotterranea degli anni Settanta, muovendosi tra suggestioni letterarie, cinematografiche e televisive che gravitano attorno al mondo del mistero, un luogo sospeso fra esoterismo e soprannaturale.
Il Segno del Comando
Discografia
Il Segno Del Comando (Black Widow Records 1997) 
 Der Golem (Black Widow Records 2002) 
 Il Volto Verde (Black Widow Records 2013) 
 ...Al Passato, Al Presente, Al Futuro... (live in studio, autoprodotto 2017) 
 L'Incanto dello Zero (Black Widow Records 2018) 
pietra miliare di OndaRock
disco consigliato da OndaRock

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Recensioni

IL SEGNO DEL COMANDO

Il Volto Verde

(2013 - Black Widow)
Un ritorno insperato, tinto di esoterismo e inquietudine

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